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Standing ovation per lo standing peeing

Standing ovation per lo standing peeing

Con buona pace del femminismo differenzialista, devo affermare di aver sempre pensato che Freud avesse ragione riguardo all’invidia del pene. Se non altro perché avere un pene significa poter mingere ovunque (con il corollario non trascurabile di poter scrivere il proprio nome sulla neve).

La scomodità che accompagna il gesto tanto ovvio dell’urinare per noi donne è sempre stato un nostro handicap (come se non bastasse la sindrome premestruale). Non solo accucciarsi è oggettivamente più scomodo che urinare in piedi, ma inoltre l’operazione comporta un denudamento praticamente integrale, ed essere colte nell’acrobatica posizione che occorre adottare per non pisciarsi sui piedi è piuttosto umiliante. A perenne monito, citerò la storia di una cara amica (che – curiosamente – preferisce restare anonima), la quale mi raccontò di quando durante una gita in montagna si allontanò dal sentiero per liberare la vescica, salvo accorgersi con orrore che durante l’operazione un’intera comitiva di gitanti capeggiata da un’intrepida suora era accalcata dietro al suo sedere all’aria, indicandolo con sdegno (della suora) e derisione (dei gitanti). Il trauma fu tale che a tutt’oggi, a meno che non ingerisca sufficienti quantità di alcool, ella non è in grado di urinare in luoghi pubblici. Il che si rende particolarmente scomodo in situazioni quali concerti, festival, campeggio, feste in spiaggia di sera, manifestazioni, vacanze in città d’arte molto affollate e gite in montagna, appunto.

 Ma questi tempi infausti volgono al termine. Forse molte di voi sono già a conoscenza del fatto che esiste in commercio una serie di oggettini che consentono anche alle donne di fare la pipì in piedi, ma non ne hanno mai provato uno. In effetti nemmeno io so se mi sarei mai messa effettivamente a setacciare la rete per procurarmene uno, ma il caso ha voluto che al Fusion (enorme festival tedesco di musica varia) fossero gratuitamente distribuite le “Fusionella”: trattasi di triangolini di carta biodegradabile facilmente montabili che mi hanno più volte evitato di entrare nei wc chimici ad alta tossicità di cui il campeggio era provvisto. Immaginatevi lo stato in cui possono essere ridotte delle latrine senza possibilità di tirare uno sciacquone dopo quattro giorni in cui migliaia di persone che hanno passato ore ed ore a ballare sotto il sole, molto spesso ubriache o drogate, vi si sono recate. Non è bello, fidatevi. Con Fusionella invece non solo si potevano usare i più salubri orinatoi a cielo aperto, ma anche scoprire la gioia di fare la pipì nel bosco accanto a un albero infischiandosene dei presenti. Capitava di vedere coppie fare la pipì all’unisono, l’uno accanto all’altra. Un gesto emblematico del “bromance”, al quale finalmente erano ammesse anche le donne: la pisciata in compagnia (che oltretutto, insegna Gaber, è di sinistra). Con questo spero di avervi già convinto dell’utilità umana e sociale di un simile, all’apparenza irrilevante aggeggio. Se non bastasse, qui trovate anche un elenco di altri ottimi motivi per cui preferire lo standing peeing. E se non bastasse ancora, pensate a quanto Robin Williams in Mrs. Doubtfire avrebbe potuto mantenere il suo piccolo segreto di travestitismo nonostante il figlio l’avesse scoperto a far la pipì in piedi se questi metodi fossero più diffusi e conosciuti.

 Ma veniamo ora alla questione di come e dove procurarsene uno. In rete se ne trovano di due tipi: usa e getta (ad esempio P-mate -una confezione da 10 pezzi 7,95 euro, o Genius Lady, 25 pezzi a 14,62 euro) o riutilizzabili (dopo l’uso va disinfettato e riposto nel suo sacchettino, un po’ come la Moon Cup). Questa scelta è senz’altro più economica e più ecosostenibile, visto che i coni sono garantiti per durare senza deteriorarsi fino a 15 anni. Inoltre, a questo tipo di aggeggi potete aggiungere una specie di cannuccia che vi consentirebbe di fare la pipì ad esempio in una bottiglietta se siete, poniamo, in macchina. Ce ne sono vari e tanti sono molto yeah: il motto di Go Girl ad esempio (circa 12 $ escluse le spese di spedizione in confezione che include anche le salviettine igienizzanti) è “Because life’s greatest adventure shouldn’t be finding a bathroom”. Amen. Ma ancora più fico è il sito di Shewee, dove oltre al cono che costa circa 8 $, è in vendita un “festival survival kit”, dotato anche di pannolini assorbenti neutralizza odori per fare la pipì o vomitare in tenda quando stai troppo male/piove troppo per uscire a cercare un bagno. Dio solo sa se ce n’era bisogno. Una cosa simile la trovate anche su LadyP, che ha un sito in italiano e i cui imbuti riutilizzabili costano sui 12 euro.

Per le fan del diy ho trovato alcuni tutorial (uno e due) ma nessuno dei due sembra biodegradabile e eco-friendly… Però per quanto riguarda l’utilizzo nei bagni pubblici (dove un’ottima ragione per preferire il farla in piedi è la questione igienica) si può facilmente costruirsene uno da sé con del cartoncino lucido imitando la forma ergonomica di P-mate, a patto che poi buttiate l’aggeggio nel cestino della spazzatura.

Per concludere vorrei osservare che non si tratta di un discorso sciocco come forse l’ho fatto sembrare fino ad ora. Colmare il gender gap e ottenere l’uguaglianza (perché l’uguaglianza non basta affermarla, bisogna lavorare per raggiungerla) vuol dire anche volgere la scienza e la tecnologia allo scopo di garantire a ogni individuo le stesse possibilità, in barba a un concetto di “natura” normativo e limitante. (Fermo restante che la possibilità di usufruire di tali metodi deve restare una libera scelta del singolo e non debba essere in alcun modo imposta). Si parte dalla Fusionella, e chissà che tra qualche decina d’anni non sia la volta di un utero artificiale che consenta anche agli uomini di gestare un figlio.


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  1. giuli

    20 novembre

    Amen, sorella. Io la fusionella l´ho regalata alla mia veterofemminista madre, per farle vedere che le sue battaglie hanno funzionato!

  2. Vlao

    24 novembre

    Tecnologia avanzata!

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