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Speciale San Valentino: Diamonds and cars are thes...

Speciale San Valentino: Diamonds and cars are these girls’ best friends.

Carissime lettrici che passeranno il San Valentino senza Valentino (in senso lato, ma potremmo anche riflettere sull’impossibilità di passare un qualsiasi giorno dell’anno con Valentino – l’attore) potete rincuorarvi ricordando a voi stesse che questa festività sta al capitalismo come a noi sta la Nutella: oggi potete abusarne.
Ma questo non è un post che vuole autocommiserarsi, anzi; proprio come san Valentino, celebra l’importanza di un legame e di una persona in particolare nella nostra vita: un’amica. Il termine “amica del cuore” l’ho sempre trovato orrendo e non vorrei usarlo, però per capirci.
Propongo quindi a tutte coloro che per oggi non hanno fatto un programma particolare di non scoraggiarsi, ma piuttosto di procurarsi cibarie di varia natura più o meno peccaminosa a seconda delle preferenze, cuscini e la famosa amica. I film ce li mettiamo noi.

Gli uomini preferiscono le bionde (1953 – Howard Hawks)

Tutto in questo film sprizza girl power. Nella prima sequenza vediamo Lorelei (Marilyn Monroe) e Dorothy (Jane Russell) esibirsi in uno show al cabaret: le differenze fisiche tra le due amiche suggeriscono come le due siano una coppia autonoma e autosufficiente, con un’affinità e un affiatamento perfetti, che rimangono presenti tutto il tempo. L’amicizia femminile è presentata e sviluppata attraverso i numeri musicali, quando l’apparizione delle due donne si presenta come uno spettacolo a sé.

Il film mostra come il rapporto amicale tra le due donne possa essere vissuto a pieno solo negli spettacoli musicali (in una componente ludica), e come questo non possa sopravvivere all’esterno di essi, dove cioé l’opzione “coppia convenzionale” (leggi: etero) è l’opzione destinata ad avere la meglio. Nonostante questo, grazie alla bravura della regia, è possibile vedere come sia solo la mera convenzione a spingere la donna a sposare l’uomo; le inquadrature, i movimenti di camera e l’alchimia tra le attrici suggeriscono che l’unica unione che faccia davvero la forza sia quella tra le due donne. Le amiche sono più funzionali, divertenti e acute quando agiscono in coppia, come una vera e propria squadra (le loro azioni combinate costituiscono i momenti più significativi del film); la presenza dell’uomo che letteralmente s’insinua nella coppia viene puntualmente percepita come una vera e propria intrusione, e il tutto viene svilito, impoverito.
L’autonomia femminile viene rappresentata attraverso la spettacolarizzazione del corpo. Hawks suggerisce che, quando ad essere bersaglio dello sguardo maschile sono le due donne, complici e consce del ruolo che si attribuisce loro, il risultato è opposto alla canonica subordinazione del femminile. La funzione e il valore dell’uomo (e di conseguenza l’interesse che questo suscita nell’altro sesso), sono pari al suo conto in banca. Vedere per credere.

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Thelma e Louise (1991 – Ridley Scott)

Altro giro altra corsa, letteralmente. Se si pensa all’incredibile successo di quello che oggi costituisce una pietra miliare nella storia del cinema, fa fare una risata amara pensare che attrici dal calibro di Meryl Streep, Jodie Foster e Michelle Pfeiffer rifiutarono il ruolo considerandolo troppo compromettente.
La storia tocca vari temi, dal nucleo familiare, alla giustizia, ai ruoli sociali dell’uomo e della donna, a ciò che questi comportano. A distanza di anni dall’uscita del film la Sarandon non perde colpi, e ci dice la sua sulla pellicola:

Il tema principale è quello della (ri)trovata libertà – fisica, mentale e sessuale – di due buone amiche, mogli di due zoticoni, vogliose di qualcosa di più e disposte a prenderselo. Le due decidono di partire all’insaputa dei rispettivi compagni per un w-e tra donne. Fermatasi in un locale, l’ingenua Thelma (Geena Davis) finisce sotto le grinfie di un ubriaco, dal quale sarà prontamente salvata dall’amica Louise (Susan Sarandon) che, come risposta ad una provocazione verbale, gli spara. Braccate dalla polizia le due fuggitive scoprono una nuova dimensione della vita e una parte sconosciuta di loro stesse. Dopo essere entrate in possesso dei propri risparmi solo per perderli (complice l’accattivante ma fatale sorriso di un giovanissimo Brad Pitt) decideranno di non voler più tornare indietro, disposte a tutto per mantenere la libertà e l’emancipazione così faticosamente guadagnate.
Sullo sfondo dell’anarchismo liberale del cinema di strada degli anni Sessanta, la combinazione di dramma e commedia per una sceneggiatura coraggiosa viene prontamente raccolta da due attrici che forniscono una performance degna di nota. L’epilogo è famosissimo poiché toccante (ammetto che questo è uno di quei film che mi fa, puntualmente, piangere): affacciate sul Grand Canyon, le due donne per mano, in macchina, alla fine della loro avventura. Il fermo immagine della macchina nel vuoto come chiara dichiarazione non di sconfitta, bensì di stoica e fiera vittoria.

In conclusione, non vi sto consigliando di diventare delle ciniche arriviste o delle anarchiche scatenate. Vorrei solo farvi notare che concentrarsi solo su ciò che non si possiede fa perdere di vista qualcosa di più importante: ciò che effettivamente abbiamo. Sono sicura che se passerete la giornata con una persona che vi sta a cuore (e chissene se è il vostro ragazzo, un’amica, o vostra nonna) alla sera vi sentirete sicuramente più contente ed appagate, e non vi pentirete di non aver passato il pomeriggio a sospirare malinconiche guardando le foto su facebook di tutte le vostre amiche impegnate.
E se dopo aver visionato queste meravigliose pellicole doveste decidere che la notte è ancora giovane, siete sempre in tempo per andare in un locale e lanciarvi in un ballo per voi stesse, più che per i ragazzi intorno a voi. Avete la nostra benedizione!


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