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Skins: bravi ma non si applicano.

Era l’ormai lontano 2007 quando la televisione britannica mandò per la prima volta in onda quello che sarebbe presto diventato una vera e propria serie tv cult per i teenager inglesi e non. Vuoi perché gli sceneggiatori hanno un’età media di 21 anni (età del giudizio, ma non così lontana dall’adolescenza), vuoi per il taglio tragicomico e lo slang colorito, o vuoi perché Skins è uno di quei telefilm che – stracolmo di stereotipi – accontenta proprio tutti; fatto sta che ad oggi il telefilm vanta una schiera di fan devotissimi e sta per lanciare la sua sesta stagione (in onda in Inghilterra il 23 gennaio).
Caratteristica peculiare dello show è quella di focalizzare lo sguardo su due anni di college di un gruppo eterogeneo di amici. Come conseguenza di tutto ciò, ogni due anni il cast viene completamente rinnovato e, con esso, anche le storie che i protagonisti si portano appresso.

Di Skins si può scrivere ed è stato scritto molto. Nonostante i suoi numerosi difetti, è sicuramente una delle serie tv che, negli ultimi anni, è riuscita in modo più efficace non solo a far parlare di sé, ma anche ad aggiudicarsi un paio di BAFTAs.
Il problema sorge, a mio avviso, quando un programma che vanta tale originalità e costante desiderio di rinnovarsi torna a frugare nel già collaudato, non solo utilizzando svariati cliché sugli adolescenti, ma addirittura riciclando intrecci e tresche già presentate nelle edizioni precedenti.
I cambiamenti apportati allo show continuano a dividere in due gli spettatori, organizzati in due macrocategorie: i nostalgici, ossia quelli che riconoscono come generazione legittima solo la prima; e gli entusiasti, ossia quelli che rispondono al motto (cito da un commento su youtube): “È Skins, si guarda finché ce n’è.”
Non stupisce quindi il malcontento dei fans – anche di quelli entusiasti – che hanno visto, con l’uscita della quinta stagione, un cambiamento radicale ed un abbassamento di tono di quello che il programma sapeva vendere meglio: sesso, droga e musica indie.

Personalmente, la quinta stagione non mi è dispiaciuta. Sarà che ormai anche io ho i miei vent’anni suonati; mi risulta difficile trovarmi  emotivamente coinvolta dalle vicessitudini adolescenziali che, grazie Signore, mi sono lasciata alle spalle. Sarà che la quarta stagione m’è parsa talmente brutta che non mi sembrava vero che ne fosse stata programmata una successiva. Di conseguenza non mi aspettavo davvero nulla, ma i toni più soft della nuova gang non mi hanno disturbato così tanto. O meglio, fino ad ora.
Ciò che ho apprezzato della prima generazione è che i personaggi, per quanto stereotipati possano essere, hanno delle personalità individuali forti e ben definite: nelle prime due stagioni queste riuscivano ad intrecciarsi in maniera funzionale, andando a trattare anche temi complessi come le relazioni violente (Tony e Michelle – prima stagione) o l’aborto (Jal – seconda stagione). Con la terza generazione, invece, tutto sembra risolversi tra una risata e un tiro di cocaina.
Il trailer della nuova serie, non preannuncia granché di diverso da giovani arrabbiati che, invece di affrontare le loro paure o confrontarsi con le persone e con ciò che li circonda, semplicemente prendono a pugni e a calci tutto ciò che gli capita a tiro, perché così è più rock ‘n’ roll. È presto per giudicare, ma temo proprio che la nuova stagione non sarà che una fotocopia sbiadita della quarta, con un riciclo delle storylines della seconda.

Il tema coincide anche con quella che aveva le potenzialità per essere una delle storylines più interessanti di queste due stagioni: l’amore nella sua concezione romantica, più che passionale, di Mini, reginetta della scuola, nei confronti dell’enigmatica Franky. L’argomento non è totalmente nuovo alla serie, che l’aveva già introdotto con la seconda generazione, presentandolo sotto forma di cameratismo virile, con la forte amicizia che legava Cook e Freddie. In questo caso gli sceneggiatori si erano divertiti con qualche ammiccamento, che lasciava un margine d’ambiguità, prontalmente colmato dalle fan, che hanno scritto cartelle e cartelle di fanfiction al riguardo. I parallelismi ci sono e sono evidenti, anche se, trattandosi di ragazze, forse gli sceneggiatori calcherrano un po’ di più la mano. Mi spiego meglio: essendo che le donne sono donne, e che la tv è la tv, è più facile aspettarsi che ci sia del sesso di mezzo. A pensarlo, però – udite udite – è più il pubblico che il network: non bisogna essere Lisbeth Salander per imbattersi in svariati commenti su blog o forum di varia natura che suggeriscono questo corso d’eventi. A tal proposito, io trovo che il tema dell’amore romantico sia tutto da riscoprire, e che ci riguardi tutte da molto più vicino di quanto pensiamo.
Tutto ciò mi ha portata a pormi le seguenti domande: qual è la sedicenne che non ha mai tenuto la propria migliore amica per mano, che non ha condiviso con lei il letto, in maniera del tutto priva di malizia? Davvero siamo così aperti da pensare immediatamente che se due ragazze vanno in giro per mano o si scambiano gesti d’affetto in pubblico, automaticamente vadano a letto insieme? No, perché per quanto ne sapevo io, i matrimoni gay sono ancora ben lontani dall’essere legali, in Italia.


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  1. Paolo1984

    19 gennaio

    non sono uno spettatore assiduo di questa serie (mi dicono che spesso le fiction britanniche sono di grande qualità, superiori per certi versi alle mie amate fiction USA), ho visto qualche puntata della prima serie e non ho visto troppi stereotipi, i personaggi mi sono sembrati ben descritti e credibili

  2. elisa

    19 gennaio

    Concordo su tutto. Correggo una svista però: sono gli ultimi due anni di high school, non già il college.

  3. Marta Conte

    19 gennaio

    A Elisa: Daje. Grazie della rettifica!

    A Paolo: Quello che intendevo dire è che i personaggi, all’inizio, si presentano in maniera abbastanza palese, quasi scontata. C’è il figo (Tony) che sta con la gnocca (Michelle) che ha l’amica sfigata (Jal) e quella anoressica (Cassie), eccetera. Il fatto è però che partendo da questi stereotipi, appunto, quali l’essere il figo, la sfigata o quant’altro, si arrivava a capire molto di più e in maniera molto meno banale di quanto non stia succedendo con la nuova generazione.
    *SPOILERS (aka la mia interpretazione della prima gen.):*
    Tony è poco più che un sociopatico, Michelle una stronzetta insicura, e alla fine gli unici che riescono a prendere in mano la propria vota sono proprio i così detti “perdenti” (Sid o Cassie); ma anche Jal, che è uno dei miei personaggi preferiti anche perché tra i più concreti, è caduta nel dimenticatoio proprio perché non sentiva tutto ‘sto bisogno o desiderio di sfondarsi di canne o alcool sette giorni su sette, che è ciò che il programma vendeva e vende.

    Potrei andare avanti ma il commento è già lunghissimo, grazie comunque di aver letto e commentato! 🙂

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