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Sempre dalla parte delle bambine: Tomboy (C. Sciam...

Sempre dalla parte delle bambine: Tomboy (C. Sciamma, 2011)

Esiste un’età dorata in cui i bambini convivono tra loro senza attriti e senza curarsi delle differenze legate alla sessualità, in cui poco importa se le convenzioni vorrebbero le bambine ben pettinate e vestite di rosa e i maschietti iperattivi e sporchi di fango. C’è ancora tempo prima che queste differenze prendano il sopravvento.
Poi si cresce; il corpo subisce cambiamenti da cui non è più possibile tornare indietro e nel giro di qualche anno ci si ritrova ad avere a che fare con pillole anticoncezionali e reggiseni push-up. Quante però si ricordano quando da piccole, in misura diversa e con diverse intenzioni, si sono mescolate in una zuffa con gli amichetti o hanno sfidato i propri compagni giocando a pallone?
Tomboy, il lungometraggio del 2011 di Céline Sciamma, giovane e promettente cineasta francese (qui alla seconda prova da regista), è dedicato proprio a questo periodo di incertezza preadolescenziale che investe l’identità e il confronto con le proprie preferenze sessuali.

Il maschiaccio del titolo è Laure, interpretata da Zoé Héran, una bambina dalla zazzera bionda e dalla corporatura esile, appena trasferitasi in un nuovo quartiere della periferia parigina con i genitori e la sorellina Jeanne. Questo ennesimo trasloco, sommato al fatto che la madre sia incinta di un terzo figlio (un maschio, a quanto pare), alimentano la situazione emotivamente destabilizzante che sta attraversando Laure.
Il film si apre su Laure al volante, in grembo al padre, mentre i due si dirigono per primi a occupare la nuova casa. Negli sguardi della protagonista si intravede subito un sentimento di emulazione e venerazione verso la figura paterna, della quale apprezza la stabilità, contrapposta al carattere ansioso della madre. È estate, ma il rientro a scuola non è molto lontano. Il “gioco” dello scambio inizia con il primo incontro con Lisa, a cui Laure si presenta con il nome di Mikael, trascinata dall’equivoco che si era creato intorno al suo aspetto. Grazie alla nuova amica riesce a inserirsi con facilità come “uno del gruppo” di coetanei del vicinato, condividendo gli stessi giochi esclusi alle femmine. Mentre con l’amica Laure/Mikael continua a mantenere presentarsi come rigorosamente come ragazzo, fra le mura domestiche è libera di esprimere il suo lato protettivo e genuinamente fraterno verso la sorella minore, con la quale ha un rapporto onesto, pur avendola resa complice del suo segreto.

L’autentico pregio di questo film sta nel riprodurre attraverso gli occhi dei protagonisti il mondo dell’infanzia, fatto di densi silenzi e immagini evocative, la cui trasparenza è tale da sovrapporsi ai nostri stessi ricordi. Racconta qualcosa di ciascuno di noi – molto più di quanto vorremmo ammettere – e del senso di inadeguatezza tipico di quell’età che ci si esprime in molteplici modi non ancora imbrigliati dal vivere in società (in questo caso come un rifiuto del genere associato ai propri caratteri sessuali). Scrivo questo perché immagino che buona parte di noi, a partire dall’infanzia, abbia desiderato almeno una volta scrollarsi i panni di affettata educazione, con cui tutte le madri apprensive ci hanno voluto imbrigliare, e confondersi in mezzo ai propri coetanei maschi, sottraendosi alla percezione della condizione femminile come una costrizione contrapposta al desiderio di divertimento. Se poi la piccola Laure nell’adolescenza e nella vita adulta continuerà a sentire il richiamo dello scambio di genere e della transizione non ci è dato saperlo, ma sono convinta che la sua non sia un’esperienza da etichettare come una storia da ”lesbica-in-erba”, poiché quasi tutte, indipendentemente dal nostro orientamento sessuale, prima o poi abbiamo desiderato mettere in atto quello scambio che lei ha avuto il coraggio di realizzare, anche se solo per gioco, osando sovvertire le regole imposte dagli adulti sui nostri corpi.


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  1. elisa

    7 Luglio

    “ma sono convinta che la sua sia un’esperienza da etichettare come una storia da ”lesbica-in-erba”” suppongo manchi un “non” da qualche parte.

  2. Veronica Tosetti

    10 Luglio

    sìsì! è come dici tu!

  3. Margherita Ferrari

    10 Luglio

    ho corretto io il refuso. chiedo scusa per non averlo notato in fase di editing

  4. […] lo scorso anno che vi consiglio di recuperare, segnalo anche Who Took the Bomp? Le Tigre on Tour, Tomboy e All She […]

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