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Se il mare fosse pòcio (liolà) e i monti de polent...

Se il mare fosse pòcio (liolà) e i monti de polenta (liolà)

Quando ho sentito che il tema scelto per questo mese sarebbe stato “mari e monti” la prima e unica cosa che mi è venuta in mente (e lì – purtroppo – è rimasta per giorni) è stata una vecchia canzone popolare, di cui conoscevo solo gli ultimi versi, qui interpretata dalla caleidoscopica Orietta Berti:

Vi trascrivo il testo di questa canzone di origine friulana, conosciuta anche come “La mula de Parenzo”, di cui esistono molte varianti:

La mula de Parenzo – liolà
l’ha messo su bottega
de tutto la vendeva
fora che’l baccalà.
Perché non m’ami più

La mè morosa vecia – liolà
la tengo de riserva
e quando spunta l’erba
la mando a pascolar.
Perché non m’ami più

La mando a pascolare – liolà
nel mese di settembre,
e quando vien novembre
la mando a ritirar.
Perché non m’ami più

La mando a pascolare – liolà
insieme alle caprette
l’amor con le servette
non lo farò mai più!
Perché non m’ami più

Se il mare fosse pòcio – liolà
e i monti de polenta
ohi mamma che pociàde
polenta e baccalà!
Perché non m’ami più

Dunque. Vengono descritte, nell’ordine: l’apertura di un negozio da parte di un equino che non amava il baccalà (anche se, ad onor del vero, “mula” in friulano vuol dire ragazza); una strana e insistente sovrapposizione tra bestiame ed ex-fidanzate; una storia di un traditore sadomaso e redento. Di punto in bianco, però, lo scenario si fa improvvisamente apocalittico. Mascherando l’inquietudine con una cinguettante voce da cardellino, la Berti ci prospetta uno spaventoso – e allo stesso tempo appetitoso – universo parallelo, in cui ribollenti mari di baccalà con l’olio ricoprono la crosta terreste. Solo i monti emergono da questo “pocio” primordiale, ed è lì che – suppongo – l’umanità vive, cibandosi di terreno e oceani.

Di sicuro, per coloro che hanno vissuto la miseria e la guerra, un mondo siffatto era il sogno più sfrenato, un po’ come il paese della cuccagna per Pinocchio. A noi, che viviamo questi tempi in cui il cibo certo non manca, l’idea di fantasticare di monti fatti di polenta e mari di baccalà sembra strana, se non assurda.

Adesso che la crisi si fa sempre più sentire, però, va di moda sembrare dei morti di fame: è l’ora di riscoprire i valori dei nostri nonni! Dopo aver rivalutato le donne formose, è giunto il momento di ridare valore al cibo. Realizziamo il sogno cantato da Orietta Berti! Cuciniamo tutti baccalà alla vicentina con la polenta e riversiamoli nelle strade! Cambiamo la morfologia terrestre!

Inaspettatamente, quindi, vi insegnerò la:

Ricetta del Baccalà alla Vicentina

Ingredienti per 6 persone:

–          ½ chilo di stoccafisso essiccato qualità “Ragno”

–          Molto olio extravergine di oliva (circa ½ litro, ma si aggiusta ad occhio)

–          5-6 acciughe sotto sale

–          ¼ di litro di latte fresco intero

–          Formaggio grana grattugiato (circa 25 g)

–          Poca farina bianca

–          Prezzemolo tritato

–          Sale e pepe

Ora, sempre a caso, ho deciso di raccontarvi sotto forma di fumetto come l’ho cucinato io. L’ho fatto per cena il giorno del mio compleanno (informazione gratuita).

Ecco qui il procedimento:


Più o meno ho usato la ricetta originale della Venerabile Confraternità del Bacalà alla Vicentina. Sì, non sono l’unica vicentina con problemi mentali.


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  1. Baura

    10 Luglio

    Dalle mie parti (Verona) si canta “se il Lago fusse pocio..”.
    Comunque grazie per la spiegazione accurata della ricetta!

  2. Luciano

    10 Luglio

    due piccole correzioni:
    1)la canzone è di origine triestina-istriana (il friuli è tutta un’altra cosa)
    2)se i mari fosse Tocio… non pocio!

    detto questo bona magnada 🙂

  3. Valeria R.

    10 Luglio

    questi post a fumetti sono il fiore all’occhiello di soft revolution. grande Bianca!

  4. Chiara Puntil

    10 Luglio

    sono perplessa…quale mente malvagia tiene la ex “di riserva” per poi mandarla a pascolare?
    comunque, mi unisco a Valeria: grande Bianca! mi piacciono tantissimo i tuoi fumetti, e in particolare il gatto e il moroso con la molletta sul naso, sto ridendo da mezz’ora!
    quando la smetto mandero’ la ricetta del baccala’ a chi di dovere -dalle mie parti il baccala’ e’ oscurato da polenta e frico o polenta e “toç”, che credo sia la versione carnica di “tocio” 🙂

  5. Bianca Bonollo

    10 Luglio

    Grazie mille per i complimenti!!! :’) sniff
    Questa canzone è popolare un po’ in tutto il triveneto e ci sono molte varianti, quindi ho deciso di scrivere “Pòcio” invece di “Tòcio” perché da me si dice così e “Tòcio” mi faceva troppo strano, non vogliatemene! 😉

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