Crea sito
READING

Sbattersi per la propria causa: il crowd funding

Sbattersi per la propria causa: il crowd funding

In seconda superiore, io e la mia migliore amica siamo impazzite per la serie 10 things I hate about you. Dopo aver sospirato per diciannove puntate della prima stagione sulla storia d’amore tra Kat e Patrick, abbiamo scoperto che la seconda non avrebbe mai visto la luce del giorno, perché ABC Family aveva deciso di cancellarla. Questo è solo uno degli innumerevoli casi in cui la produzione di telefilm, film, musica, libri, fumetti, arte e chi più ne ha più ne metta è stata sospesa per taglio di fondi da parte di Chi Sta in Alto. Opere notevoli, ma che magari non riscontravano un successo abbastanza ampio o non corrispondevano alle linee guida dei finanziatori. Non avete mai pensato “ma sono il solo ad aver amato profondamente questo libro, o questo film?” “Sono il solo a voler intensamente che continui?”

La risposta è no. Solo che senza i soldi e l’apparato tecnico e commerciale di una major è difficile produrre qualsiasi cosa. Come soluzione è nato il crowd funding.
Avete presente quando, in occasione di una grande catastrofe naturale, tutti donano un po’ in maniera che il risultato finale sia più o meno un mucchio di soldi? Ecco, il crowd funding è esattamente questo, solo che è a scopo di lucro. Si raccolgono cioè soldi attraverso offerte volontarie per produrre dischi, magliette, agende con tutorial per disegnare fumetti, salse BBQ e altre cose che nessuna azienda produrrebbe con l’idea di venderle.
Ovviamente chi offre il prodotto deve “sbattersi” per convincere gli utenti a finanziare il suo progetto, che è solitamente sottoposto a certe norme: deve essere un progetto chiuso, cioè con un inizio e una fine (progetti come “voglio diventare una rockstar” non sono accettati); si deve applicare in una categoria precisa già esistente; alcuni siti non accettano finanziamenti per progetti sociali (come Kickstarter) mentre in altre piattaforme sono consentiti. Perché il proprio progetto abbia successo, il “produttore” deve avere capacità di comunicare e valorizzare la sua idea e una rete di contatti, prevalentemente su social network come Facebook o Twitter.  Gli utenti che donano, in base alla quantità di denaro, ricevono un dono in linea con il progetto che hanno contribuito a finanziare: si va dalla matita alla maglietta, passando per il CD o la confezione super lusso del film indie al quale si è concesso una donazione.
Insomma, non disperiamo: per la seconda stagione di 10 things about you bisogna solo apettare che Carter Covington si sbatta per un po’ di crowdfunding!


RELATED POST

  1. Erica

    26 settembre

    Mi fa venire in mente quello che sta facendo Daniele Groff per pubblicare il suo prossimo cd (sì, è ancora in giro). Io gli voglio del bene, ricordo una bellissima serata ad un suo concerto di un paio di anni fa (sì, non il 1998, un paio di anni fa), però il rischio è di esagerare e rendersi ridicoli (sì, come nel caso specifico).

  2. […] Unslut Project prima e l’omonimo documentario poi. Finanziato con successo da un progetto di crowdfounding su Kick Starter, The Unslut  Project […]

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.