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Sbattersi (o: l’arte di sopravvivere al tempo libe...

Sbattersi (o: l’arte di sopravvivere al tempo libero)

Non è un mistero che le settimane in un mese siano convenzionalmente quattro, i giorni di una settimana sette e le ore di un giorno ventiquattro.
Bene, l’essere umano ha decretato di poter vivere in uno stato di semi libertà solo due giorni a settimana (i più fortunati, quelli della GDO vivono di ore d’aria sparpagliate).
Facendo un rapido calcolo delle ore libere in un giorno lavorativo ne restano circa otto (vedi Figura 1).

Otto ore senza apparenti sbattimenti. Otto ore esili come fuscelli e terribilmente fugaci.
Ce la farò a recuperare le puntate delle mie serie tv preferite? A vedere la fine di Melancholia (il buon vecchio Lars non ha mai timbrato un cartellino) ?
Non devo farmi prendere dall’ansia. E’ necessario seguire una logica, tracciare un percorso mentale.
Innanzitutto devo rassodare, secondo i dettami della società post moderna, i miei addominali da avvizzita trentenne. Proverò con una mezz’oretta di piscina lottando con un marasma di impiegati che escono dagli uffici al mio stesso orario e con la stessa indicibile fretta.
Vi è mai capitato di essere letteralmente terrorizzate da omaccioni che quando fanno dorso potrebbero spaccarvi un dente o causarvi un trauma cranico? Se non sapete nuotare, vi prego restate a casa! Ho solo otto ore e devo distribuirle sapientemente.
Dopo aver accumulato ulteriore stress cercando di mantenere integri i miei glutei, affronterò le casse veloci di un supermercato a caso, quello più vicino casa.
Se le chiamano casse veloci ci sarà pure una ragione, le avranno inventate per semplificare la vita a quelle/i come me? E’ così difficile per un italiano medio capire che non puoi utilizzarle se il tuo carrello è composto da ottanta pezzi? Perché davanti a me c’è sempre un ottuagenario?
Bene, finita la spesa ho qualche capello bianco in più e una semi colica renale.
Guardo l’orologio. Manca un quarto alle venti. La spada di Damocle pende sulla mia testa. La lotta contro il tempo prosegue.
Mi precipito a casa. E’ da quando ho cinque anni che i sofficini costituiscono più di un quarto del mio apporto nutrizionale. Ma va bene così. Non posso fare la schizzinosa, devo sbrigarmi.
Mentre abbrustolisco la mia cena in padella mi restano cinque minuti per sfogliare Repubblica. Perché mi ostino a comprarla in formato cartaceo quando non ho mai il tempo di leggere?
Mangio ignorando tutte le regole della masticazione zen a favore di una buona digestione, bevo a stento mezzo bicchiere d’acqua. Afferro il dvd di Melancholia, cerco una posizione comoda sul divano (premetto che i divani con l’isola sono proprio una sola) , mi sdraio sbilenca e ormai rassegnata al fluire inesorabile dei minuti, pigio il tasto play. Mi appare in sogno Kirsten Dunst ma non riesco a decifrare il messaggio. Troppo mistico? Troppo cervellotico?
“Lavati i denti e vieni a letto.” Ah non è Kirsten.
E’ tutto finito allora. Le mie otto ore di apparente libertà sono esaurite.
Rassegnata raggiungo il bagno, per fortuna lo spazzolino è elettrico (sforzo minimo).
Mi riaddormento come un sasso.
Finirò Melancholia domani sera. Fosse l’ultima cosa che faccio.


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  1. Nicolò

    29 settembre

    Le otto ore di libertà a disposizione ogni giorno mi servono per recuperare le ore di sonno disturbato perse durante la notte perché in preda all’ansia e all’agitazione di tutte le cose che devo fare il giorno dopo. -.- Eh, dura la vita.

  2. Tarin Nurchis

    30 settembre

    come ti capisco come ti capisco come ti capisco. massima solidarietà.
    pure io mi sento ogni giorno il bianconiglio. per darmi coraggio ho creato questa teoria secondo la quale: ‘meno tempo hai > più devi organizzarti > più cose riesci a fare’. contrapposta a: ‘più tempo hai > meno ti organizzi > più cazzeggi e quindi meno fai’.
    non so se è una fiaba dell’orso pensata ad hoc e se ha un fondo di verità, ma mi piace crederci.

    P.S. 1 grazie per aver reso al mondo la tragicomicità in cui ogni giorno i comuni mortali si trovano

    P.S. 2
    non sono certa che melancholia valga tanto sforzo.. (io l’ho trovato irritante)

  3. elisa

    2 ottobre

    In realtà se si considera che di queste 8 ore 1 va via al mattino per lavarsi, prepararsi etc, 1 è di pausa pranzo in zona ufficio, e 2 per molte persone vanno nel viaggio andata-ritorno casa-lavoro, ne restano 4. Di cui 1 per mangiare se si cucina qualcosa, ecco le 3 ore di tempo libero concesse alle persone che lavorano. E non riesco neanche a pensare alle persone che oltre a questo hanno anche dei figli di cui occuparsi. In ogni caso, è chiaro che la voglia di guardare Melancholia o anche di leggersi un quotidiano è bella che andata. E intanto un sacco di gente è disoccupata. Consiglio “Miseria dello sviluppo” di Piero Bevilacqua: nel quadro disperante che presenta, una delle proposte più efficaci che lui avanza secondo me c’è proprio quella della riduzione dell’orario di lavoro.

  4. Sabrina Miso

    3 ottobre

    OMG è la mia vita ora! Ho un full time più dopo palestra e prove col gruppo = vita finita! non ho tempo di leggere una pagina di un libro!
    secondo me il lavoro ideale è part time, così che il pomeriggio puoi dedicarti alle tue attività: leggere, scrivere, fare foto, andare alle mostre, vedere gente,ecc….

    non dico che non si debba lavorare, ma almeno avere un equilibrio tra dovere e piacere! io non ho nemmeno più tempo di aggiornare il mio blog! T_T

  5. ta

    4 ottobre

    ha ragione elisa, alla fine sono anche molto meno di 8.
    se poi aggiungiamo una velleità semi-obbligata al mangiare sano (occhio che ad un certo punto è possibile che il vostro stomaco vi faccia pagare tutti i sofficini, wurstel e simili con una bella colite) allora temo che la fetta temporale si assottigli ulteriormente *o*!

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