Crea sito
READING

“Riot not diet!” – Martina Liver...

“Riot not diet!” – Martina Liverani ci rivela che si può vivere senza dieta

“Stay hungry, stay happy” potrebbe essere il motto di Martina Liverani e del suo libro 10 ottimi motivi per NON cominciare una dieta (ed. Laurana).
Giornalista gastronomica (o se preferite food blogger), scrive per le maggiori testate di moda (Vogue Italia, Style.it) e ha un blog personale in cui parla di cibo, buona cucina, ma anche di donne dello showbiz  dalla bellezza poco conforme ai canoni comuni, degne di nota per la loro splendida non-convenzionalità. Il suo libro non è un inno all’essere grassi, anzi, è un invito ad avere un buon rapporto con il cibo, a non essere ossessionati dalle calorie che si ingeriscono e fondamentalmente voler bene al nostro corpo e non costringerlo a periodi di rinunce forzate e deprimenti.
La tesi rivoluzionaria (!!!) di questo libro è che le diete sono inutili, avete capito bene: il peso perso con una dieta lo si riacquista col tempo, inevitabilmente. A che pro allora le donne insistono nel volersi martirizzare con questi e ben altri pensieri dannosi per il proprio corpo, quando, banalmente, potrebbero dedicare il loro tempo a cose ben più nobili, come cambiare il mondo? Ho salutato con grande entusiasmo l’uscita di questo libro perché dice quello che molte donne avevano bisogno di sentirsi dire da tempo, ovvero che una vita senza dieta è possibile (incredibile dictu!) e ci si guadagna in salute e serenità. Non ho perso tempo e ho subito contattato l’autrice per farle qualche domanda in merito a questi e altri argomenti. Ecco l’intervista!

SR: Innanzitutto, ho apprezzato davvero molto il fatto che qualcuno finalmente si sia preso la briga di affrontare questo argomento come si deve, parlando dell’inutilità delle diete ma soprattutto della loro dannosità sul corpo delle donne e sulla loro psiche. Molte donne spesso ne sono consapevoli, ma non riescono a rinunciarvi, perché accade? Come liberarsene?
ML: Vogliamo essere magre, o almeno desiderare di diventarlo, perché siamo intrise di convinzioni che ci inducono a credere che la magrezza sia sinonimo di bellezza, fascino, successo, felicità e chi più ne ha più ne metta. Dobbiamo svegliarci e iniziare a scardinare queste credenze, lavorare di autostima e consapevolezza, anziché insistere a voler cambiare il nostro corpo, o averne il controllo ossessivo e inseguire la perfezione. Meglio cercare di essere la versione migliore di noi stesse. Mostrare le proprie debolezze è molto più interessante – per noi e per gli altri – che fingere di non averne. Non avete voglia di tirare un sospiro di sollievo??

SR: Spesso le diete ossessive sfociano in veri e propri disordini alimentari. Cosa consiglierebbe alle ragazze e alle giovani donne che hanno un rapporto conflittuale con il cibo? Come aiutarle nel riconciliarsi con esso e con il loro corpo?
ML: Innanzi tutto pensare al cibo non come insieme di calorie e grassi ingeriti, ma come mezzo che ci mette in relazione con noi stessi e con gli altri. Son convinta che per restare in forma e avere un sano rapporto con il cibo il primo e fondamentale passo sia quello di cucinare. Più tempo dedichiamo alla cucina e più approcceremo il cibo in maniera consapevole e sana.

SR: Una cosa che mi ha colpito positivamente è che Lei parla di queste tematiche per i blog e le testate di moda più prestigiose. Quindi anche nelle redazioni italiane, spesso responsabili di diffondere modelli sbagliati (anche se sono quelli voluti dal business della moda) qualcosa sta cambiando? Si può sperare in un nuovo atteggiamento più etico e responsabile in futuro?
ML: Assolutamente si! Naturalmente il cambiamento dipende da noi, dalle donne, non certo dai magazine e dalle loro scelte editoriali. In ogni caso, i magazine più attenti si sono già resi conto che le donne sono stanche di sentirsi inadeguate e così distanti dai modelli femminili proposti, e quindi giustamente iniziano a raccontare le donne da altri punti di vista. Ci sono donne che non hanno in cima ai loro desideri quello di entrare nella taglia 38, tantomeno combattere quotidianamente la cellulite o le rughe o i cuscinetti. Per fortuna…

SR: Gli uomini e lo sguardo maschile quanto influenzano la percezione di noi stesse e del desiderio di apparire magre, piuttosto che attraenti attraverso altre qualità?
ML: Quello della magrezza, a mio avviso, è prevalentemente un problema infra-genere (il momento più elettrizzante nella giornata di una donna è individuare quelle più grasse di lei, cit.). In fondo quel che cercano gli uomini imperfetti sono donne imperfette, ma consapevoli del proprio fascino.

SR: Mi ha molto colpito il discorso sul weightism, ovvero il “razzismo” verso le persone grasse, fenomeno diffuso soprattutto nei paesi anglosassoni in cui l’obesità sta assumendo le dimensioni di una piaga sociale. Questo tipo di discriminazione viene soprattutto da parte delle donne. In Italia c’è il rischio di assumere questa mentalità?
ML: In Italia il problema dell’obesità non è paragonabile a quello che stanno vivendo i paesi anglosassoni, in ogni caso il “razzismo” o la discriminazione verso le persone grasse si può vivere a ogni livello, quotidianamente, a ogni latitudine. Pensiamo per esempio alla difficoltà che molte ragazze plus size hanno nel trovare abiti della propria taglia, oppure allo stereotipo a cui sono sottoposte le persone sovrappeso: bollate spesso pregiudizialmente di essere malate, pigre, di scarsa volontà.

SR: Il libro affronta anche la questione del corpo (e del fatto che la donna sia sopraffatta dal pensiero delle dieta) come elemento centrale della battaglia femminista odierna. Lei definirebbe il suo libro “femminista”?
ML: Se consideriamo il neo-femminismo non solo obiettivi di conquista, ma piuttosto presa di coscienza e sviluppo di un senso critico rispetto modelli culturali non opportuni, allora il mio libro è sicuramente femminista.

SR: Lei cita molte icone femminili di riferimento: quali l’hanno particolarmente ispirata e metterebbe nel suo “pantheon” personale di riferimento?
ML: Direi Eve Ensler, Caitlin Moran, Susie Orbach e, non me ne vogliano le altre, Miss Piggy…

SR: In un passaggio che mi è piaciuto particolarmente, afferma che le preoccupazioni riguardo il cibo e il desiderio di essere magre sono tutto “tempo sprecato che le donne potrebbero usare per fare altro: tipo per cambiare il mondo”. Una dichiarazione liberatoria e rivoluzionaria, come molte altre contenute nel suo libro. Cos’altro suggerirebbe a una giovane che desidera cambiare il mondo?
ML: Esistono tante donne più preoccupate della dimensione delle proprie cosce rispetto alle guerre o ai problemi del mondo. Fortunatamente ne esistono anche altre, libere, coraggiose, curiose, emotive e brillanti, determinanti su tutto ciò che le riguarda. Consiglio alle giovani di far parte del secondo gruppo, che tra le altre cose è anche molto più divertente …

Possiamo forse darle torto…?


RELATED POST

  1. Costanza

    19 dicembre

    Che bella persona da intervistare: grazie a tutte e due!

  2. Costanza

    19 dicembre

    (a me non funziona il link del blog)

  3. Margherita Ferrari

    19 dicembre

    link sistemato al volo

  4. Nicolò

    19 dicembre

    Mi sono piaciute molto le domande perché vanno a toccare molti argomenti cruciali di questo fenomeno, soprattutto il discorso incentrato sui connessi disturbi alimentari e sulle riviste-case di moda spesso colluse con quest’idea dominante della magrezza…bell’articolo!

  5. Valeria

    19 dicembre

    Mi piace molto questo articolo e questo tema 😀
    Grazie di avercelo segnalato 😀

    Io però, se pure sono d’accordissimo in linea teorica con tutto quello che c’è scritto, in via pratica sono confusa.

    Prima di tutto perchè io sono normopeso ma devo stare a dieta per problemi di salute, senza dimagrire ulteriormente ma anche rinunciando del tutto a certi determinati cibi, alcool in primis: e appunto a livello di socializzazione è una palla incredibile.
    Non sono vegetariana (almeno avrei una motivazione morale), non devo dimagrire (anzi, quando le persone più ciccette di me mangiano un dolce o semplicemente porzioni abbondanti e io no, lo vivono come un’offesa O_O), quindi perchè non mangio?
    *Sigh*

    Quanto alle diete: io ho ben due mie amiche che riescono ad essere normopeso solo restando a dieta. Durante le feste o periodi particolari dell’anno mangiano come vorrebbero, cioè, dal mio punto di vista, male: dolci, formaggi, fritti, zero frutta, zero verdura, salse e olio come se piovesse, etc etc, poi per il resto dell’anno dieta.
    A queste, che gli devi fare?
    A loro pare di prendersi cura di loro stesse così, identificando la cura di sè come un sacrificio, e poi ogni tanto si premiano a quel modo.
    Non perdono nemmeno più di tanto tempo, ormai, è un meccanismo collaudato e hanno raggiunto un equilibrio.
    Che gli devi dire?

    Per finire, il problema di etichettare le persone sovrappeso come malate.
    Dunque, da un lato io sono la testimonianza vivente che non è il peso da solo un indicatore di salute o meno, tanto è vero che sono normale (non magra) ma ho problemi tipici di chi è in sovrappeso.
    Però è anche vero che certi problemi, soprattutto a lungo andare, si ritrovano in maggioranza in chi è in sovrappeso, oppure non avrebbe senso quella specie di mantra, ovvero “deve dimagrire”, che tutti i medici ripetono a chi ha problemi di:
    – ipertensione
    – alti grassi e zuccheri nel sangue
    – diabete
    – problemi alle articolazioni e alla schiena
    – problemi al cuore
    – problemi alla circolazione e alle vene in generale

    Sinceramente queste condizioni mi frenano molto nel dire “grasso è bello”.
    Io la vedo così: amarsi è bello, e se ti ami raggiungi pure un peso che sia nè troppo nè troppo poco, perchè amare significa anche prendersi cura.

  6. Paolo1984

    20 dicembre

    ecco trovo molto interessante ciò che scrive Valeria: amare significa anche prendersi cura (tra l’altro tutti noi, chi più chi meno, curiamo il nostro aspetto e non ci impedisce necessariamente di informarci sui problemi del mondo) e chi non si ama difficilmente riuscirà a migliorarsi fisicamente e non solo.
    Detto questo, il sovrappeso e l’obesità sono certamente un problema e non solo estetico, inutile negarlo e fermo restando che le ragazze plus size hanno tutto il diritto di trovare vestiti per loro e che se uno è sovrappeso non è per forza pigro (io sono magrolino e sono pigro ugualmente)..a me questo “weightism” sembra un’altra forma di politically correct e ne diffido.
    Su una cosa concordo: la dieta intesa come qualcosa che inizia e finisce non serve a niente..se stai a dieta per un periodo e poi ricominci come prima è ovvio che riprenderai tutti i chili: alimentazione corretta ed esercizio fisico devono essere costanti se li si vuole fare

  7. Valeria

    20 dicembre

    …tra l’altro se si parla di sovrappeso e obesità io parlerei di problemi tanto femminili quanto maschili: non so voi, ma maschietti obesi ne vedo, e dubito che stiano meglio delle donne 🙁

  8. Veronica Tosetti

    21 dicembre

    Ma infatti la tesi del libro non è un’apologia del grasso, nè un dire di no a diete tout court: si tratta di scardinare quell’atteggiamento un po’ castrante, tipico femminile del “stare perennemente a dieta” anche se in realtà non si è grasse, ma ci si vede tali o si anela a raggiungere un fisico diverso dal proprio, irreale perché imposto dalla moda, dallo showbiz e chi più ne ha. Il libro esalta la bellezza della diversità di ciascuno, e non c’è ragionamento distorto che tenga. Valeria, alle tue amiche suggerirei di leggere il libro che dice tante altre cose oltre a quelle qui riportate (come il fatto che stare perennemente a dieta alla lunga porta il corpo ad assumere un metabolismo più rallentato che poi si ripercuote all’infinito…)
    La “dieta” equilibrata e sana, intesa come regime alimentare sano, è quello che si auspica, ma soprattutto ad avere un rapporto felice con il cibo.
    per quanto riguarda problemi di salute che impongono una dieta particolare, come quelli che citi o le intolleranze, il discorso cade perché si tratta di un caso che non riguarda il raggiungimento di un fisico ideale!!!

  9. Valeria

    22 dicembre

    Eh, ma l’ho detto che mi sento confusa su quest’argomento 😀

    Io sono d’accordissimo su tutto quello che hai scritto, Veronica, il fatto è che non mi è mai capitato di incontrare donne che stanno a dieta senza un motivo reale ma per aderire ad immagini impossibili.

    Le donne che conosco io stanno a dieta perchè… eh… perchè, in effetti, sono in sovrappeso e si sentono scontente del loro aspetto perchè…. eh, in effetti, se sei 10 kg in sovrappeso, una volta che li perdi sei davvero più carina. In certi casi MOLTO più carina.
    Ed il rapporto felice col cibo… mmmh… e se il mio rapporto col cibo, per essere felice, mi porta ad essere grassa, anche perchè magari io detesto fare sport? Poi è chiaro che mi tocca fare una dieta *ogni tanto*, non sempre, o no?

    Non voglio fare il bastian contrario a tutti i costi, beninteso 🙂

    E’ che mi sa che il rapporto col cibo e con le diete varia enormemente in base alle fascie socio-culturali (e forse anche geografiche. Ho come la sensazione che qui al Sud abbiamo più il problema di mangiare troppo che di stare troppo a dieta…) che si prendono in considerazione… ma la mia è solo una sensazione, di certo non ho dati certi alla mano 🙂

  10. Paolo1984

    23 dicembre

    se si è effettivamente in sovrappeso, voler dimagrire per ragioni di salute e/o estetica (diciamo meglio “benessere”) o qualunque altra motivazione si può avere non è sbagliato (poi è chiaro che se uno vuol rimanere com’è rimane com’è)..nessuna scelta è di per sè più o meno libera e autentica di un’altra, l’importante è farlo (cioè perdere peso o tonificare i muscoli), se lo si decide, in maniera sana

  11. Veronica Tosetti

    25 dicembre

    Non so perché, ma quello che scrive Paolo mi sembra vagamente fuori fuoco dal contesto, e senza voler sminuire la sua opinione che è di chiaro buonsenso (avercene!) qui stiamo parlando di una situazione diversa.
    Le donne subiscono pressioni riguardo il proprio peso ormai a età sempre più precoci e da qualsiasi direzione possibile. E’ vero, si sta diventando più lucidi sul tema e c’è un’inversione di tendenza, ma allora perché per esempio io, per anni durante l’adolescenza e oltre, ero perennemente a dieta senza essere mai stata sovrappeso? ero stupida e ora ho visto la luce? ero insicura e ora sto imparando ad apprezzare il mio fisico, normopeso per carità ma pur sempre con le sue imperfezioni? magari entrambe le cose, chissà.
    Io ritengo che spesso le giovani donne intraprendano diete senza averne realmente bisogno, per il semplice fatto di dover mantenere la taglia 42 a dispetto delle peculiarità fisiche. Questo dipende anche dal fatto che le donne si criticano reciprocamente in maniera feroce.
    Detto questo, chi vuole dimagrire perché è realmente sovrappeso, non perché si ritiene inadeguata rispetto a delle aspettative (mie, tue, di chiunque), è quello a cui bisogna arrivare. Il controllo consapevole e responsabile del proprio corpo, valorizzando la propria peculiarità e unicità, è una grande conquista per una donna al giorno d’oggi.

  12. MariaS

    27 agosto

    Bisogna anche guardare con occhio critico al criterio del ‘normopeso’, quelle che ci fanno percepire come in ‘sovrappeso’. Perché secondo le tabelle, ad esempio, io dovrei essere otto kg in meno, ma sto benissimo in salute, faccio le analisi e i valori sono perfetti, e mi sento sana e agile – sono così da 12 anni ormai. Chi ha ragione? io, senza dubbio. E le tabelle se ne vanno a quel paese 😉

  13. Skywalker

    27 agosto

    Per quanto mi riguarda, così com’è presentato il libro, esso dice tutto e dice niente. Come anche dice Valeria, non si può generalizzare un problema e dice bene con l’esempio del sud e delle classi sociali dove nei contesti di bassa istruzione non trovi problemi di sovrappeso solo tra la donne ma soprattutto tra uomini e bambini (!!!).

    Il fatto di avere un’alimentazione adeguata (mantra dei medici: più frutta più verdura più acqua, no fritti no gassato no grassi saturi, tutto in equilibrio) comporta l’avere un educazione di tipo alimentare e null’altro. Sacrificio? NO. Educazione.

    Per quanto mi riguarda, il ribaltamento dello stereotipo non genera automaticamente uno stereotipo positivo, anzi, anche perché tutti questi top model che circolano per strada dove sono? La ggente se ne sbatte grandemente e dei consigli dei medici e dei modelli indotti dai mass media per cui la mia opinione, anche abbastanza cinica, su questi problemi è che essi non siano altro che la proiezione di fisime post-adolescenziali.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.