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Polina, la tiny dancer di Bastien Vivès

Polina, la tiny dancer di Bastien Vivès

La danza è un’arte. E un’arte non s’impara. Bisogna averla nel sangue. Poi bisogna lavorare. Con me lavorerete ogni giorno e, credetemi, dovrete resistere. Se mi ascolterete e lavorerete con intelligenza, forse potrete diventare delle grandi ballerine.

Così sentenzia il professor Bojinski dall’interno dell’aula di danza. Bisogna lavorare. Bisogna sbattersi. E Polina è ben decisa a farlo. La protagonista della graphic novel di Bastien Vivès (edita in italia da Blackvelvet), aspira infatti a diventare ballerina da prima di compiere 6 anni, quando la madre l’accompagna all’audizione per l’accademia del suddetto Bojinski. Per quanto mi riguarda, incarna l’essenza di quello che intendiamo trattare questo mese a Soft Revolution.

Polina Oulinov, grandi occhi scuri e lunghi capelli corvini (dilingentemente raccolti durante le prove, tenuti sciolti nei momenti di riposo), non è che una bambina quando entra nella prestigiosa accademia russa del professore. Lavora sodo, sforzandosi di non dare a vedere quanto dolore le provochino certe posizioni; al terzo anno è già in lista per un balletto con “quelli del quarto”. Bojinski sembra aver notato qualcosa in lei e la sceglie continuamente per delle prove di alto livello; tuttavia non è affatto prodigo di complimenti quando le si rivolge, al contrario rimane barricato dietro quella facciata di severità e imperscrutabilità che mette in crisi tutte le sue allieve. Molte minacciano di rinunciare al ballo, a causa sua: pianti e sconforto sembrano all’ordine del giorno negli spogliatoi. Polina si domanda se quello che sta facendo (rapportarsi ostinatamente con quel muro di sentimenti) sia la cosa giusta. In fin dei conti il professore l’ha separata dal gruppo di coetanee con cui aveva legato e ora danzare inizia a costarle fatica.
Ma continua ad “ascoltare e lavorare con intelligenza”, rinunciando anche ad alcuni piccole distrazioni che la sua età ormai consentirebbe (come le feste improvvisate con i ragazzi più grandi) e alla fine riesce ad entrare nel corpo di ballo del teatro, con un anno di anticipo. Gli allenamenti raddoppiano, e quello che le viene chiesto dalle nuove insegnanti è diverso da quello cui era stata abituata fin da piccola: interpretazione a discapito della tecnica. I rapporti con la nuova docente Litovski sono gestiti con meno diplomazia, ora che Polina è cresciuta. Non capisce cosa Madame voglia da lei, ma non ha intenzione di sforzarsi a capirlo. Paradossalmente, questi nuovi ostacoli alla carriera la avvicinano a Bojinski, con cui continua ad allenarsi separatamente (“Polina, tu sei matta a seguirli entrambi!” “Pfui… per quello che si fa a teatro con quella prof idiota”).
Quando, all’improvviso, arriverà l’amore (nell’atletica e spigliata forma di Adrian, un ballerino dello stesso teatro) Polina inizierà a rilassarsi e a riconsiderare dal principio le sue priorità e vere aspirazioni. Una gita fuori porta le farà conoscere un nuovo coreografo sperimentale, aprendole la strada che dalla classica porta alla contemporanea. Di qui in poi, una serie di vicessitudini sapientemente incasellate tra di loro metterà a dura prova non solo i nervi e le abilità da ballerina della protagonista, ma anche il ventaglio di certezze su cui aveva sempre basato le sue giornate. Costringendola a reinventarsi.

Polina è il genere di fumetto che ha tutte le carte in tavola per diventare uno dei vostri libri preferiti, uno di quei libri che, una volta terminati, vi fanno venir voglia di essere amici del cuore dell’autore per poterlo chiamare al telefono (come avrebbe a dire un personaggio letterario a me molto caro). E non c’è bisogno di essere patiti di danza per apprezzarne l’intreccio. La sceneggiatura possiede una struttura tanto solida da far pensare ad un autore molto più vecchio di Vivès (che quando ha realizzato il fumetto, un anno fa, aveva 27 anni). I “colpi di scena” meritano davvero questo nome e il significato dell’aggettivo prevedibile viene tranquillamente dimenticato. La costruzione dei personaggi è ottima. I pensieri, le reazioni di Polina – di cui seguiamo la vita dall’infanzia all’età adulta – sono così credibili che l’immedesimazione o il transfert in almeno un paio di scene sono d’obbligo.
Lo stile di Vivès (per chi ancora non lo conoscesse, estremamente sintetico e costruito sui chiari e sugli scuri) è pura poesia. Le scene che ritraggono Polina e Adrian all’inizio della loro storia d’amore commuovono, tanto sembrano uscire dalla pagina.

Racconto di formazione, Polina è la lettura perfetta per coloro che cercano di costruirsi un futuro investendo energie e forze nelle passioni, ma soprattutto per coloro che sono in cerca di un lieto fine dopo aver attraversato mari di tribolazione.

Qui sotto potete vedere una sorta di book trailer del fumetto:

E qui potete avere un assaggio di ciò di cui vi ho parlato:


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  1. Margherita

    15 Settembre

    sembra davvero bello. l’ho messo nella lista dei prossimi acquisti.

  2. Chiara Puntil

    16 Settembre

    Mi ricorda un po’ la vicenda del primo ballerino della Royal Opera House (non ne ricordo il nome), che ha inaspettatamente abbandonato la danza proprio all’apice del successo.
    Comunque,i disegni mi piacciono moltissimo e la storia mi incuriosisce, quindi spero di reperirlo presto.

  3. Tarin Nurchis

    16 Settembre

    mi piace!

  4. […] pregevoli graphic novel di cui abbiamo scritto: Polina di Bastien Vivès LUKE di Alice Socal Drinking at the movies di Julia Wertz Blankets di Craig Thompson Zazie nel […]

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