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Panino vegetariano del McDonald’s, salvami t...

Panino vegetariano del McDonald’s, salvami tu. Quando nessuno ti vuole bene se non i fast food americani.

La scorsa settimana credo di aver mangiato un’acciuga. Il “credo” è di rigore perché sette anni fa sono diventata vegetariana e così, anno dopo anno, ho dimenticato un sacco di sapori (sebbene mi ricordi perfettamente il primo giorno in cui ho mangiato un’acciuga, la mia prima acciuga. Ma di vegetarianesimo e sapori perduti ne scrive benissimo Safran Foer in Se niente importa. E del perché diventare vegetariani, o meno, ne scrive benissimo Peter Singer in Liberazione Animale).
Ho mangiato un’acciuga perché ero in pausa pranzo, e il mio controllo su quello che posso mangiare in pausa pranzo è praticamente zero. Esco dall’ufficio, entro in uno dei ristoranti-da-pausa-pranzo che costellano la triste zona industriale dove lavoro, guardo i piatti del giorno sul menù, chiedo gli ingredienti dei piatti a me sconosciuti (praticamente la totalità dei piatti di pasta, mai mangiata così tanta pasta come quest’ultimo anno) scelgo il piatto che non contiene carne e o pesce eccetera eccetera, mangio senza troppo entusiasmo (eccezion fatta per quando viene proposta la polenta), torno in ufficio. A quanto pare, nella pasta alla siciliana ci sono le acciughe, e così la scorsa settimana ho mangiato un’acciuga. (Scusa acciuga, e non eri nemmeno così buona, salata e gustosa come ti ricordavo).
Quello che nessuno ti dice quando decidi di diventare vegetariano è che avrai fame quando hai fame, semplicemente perché non c’è nulla che tu possa mangiare. Esci dall’ufficio, vai a mangiare affamatissima perché hai dimenticato a casa i mandarini che ti fanno da merenda mattutina, e la tua fame verrà placata da un misero panino mozzarella e pomodoro. O da un’insalata tristanzuola a cui è stato levato il tonno (seriamente: basta con questa onnipresenza del tonno). Ovviamente l’accento viene posto su quanto bene farai agli animali (vero) quanto meglio starai tu (vero) di quanto sensibilmente andrà a diminuire il conto della spesa (assolutamente vero), ma non sul fatto che la vita da vegetariano fuori casa è una vita ove il motto degli scout Estote Parati viene applicato ogni santo giorno. Ove una serie di situazioni sociali: pranzi, cene, pause pranzo, concerti, scampagnate, autogrill, spuntini notturni ed aeroporti, la nemesi assoluta del mangiar vegetariano nonché del mangiar banalmente bene; ti vedranno squadrare truce il banchetto allestito cercando di capire cosa puoi mangiare e dove puoi procurarti la maggiore riserva di pane possibile nel caso tu non possa mangiare niente di quello che è sul piatto. Il problema è che mentre squadri il banchetto pensando dove possa nascondersi del tonno (di nuovo, ovunque: in sette anni credo di aver mangiato erroneamente del tonno almeno una volta l’anno) hai fame, e mentre guardi quello che gli altri mangiano hai fame, e mentre inghiotti saliva e frustrazione hai fame, e mentre sai che non c’è nulla che tu possa mangiare hai fame e, mentre individui l’ennesima caprese, ti chiedi se riuscirai mai a diventare vegana d hai fame e ti ricordi che hai fame perché l’hai scelto tu di avere fame, che la salsiccia grigliata sta là affianco e chi ha veramente fame si mangerebbe la salsiccia grigliata senza fare troppi complimenti.
Tutta questa fame e frustrazione (qualora io sia stata assai sciocca ed abbiamo dimenticato che estote parati è una suprema way of life) si commuta in estrema euforia, scenate di isterico compulsivo consumismo, fame atavica insaziabile e gaudio incontenibile le volte che l’opzione vegetariana brilla in mezzo a tutte le altre, che sia una pasta all’ortolana sul menù, dei wurstel di tofu in discount tedesco o un panino vegetariano i un McDonald’s (sempre tedesco). E così arriviamo al panino vegetariano di McDonald’s.
Il panino vegetariano McDonald’s è la summa di tutto quello che vorrei, ma che non posso avere: è il simbolo del cibo non buono, non esattamente sano, ma facile, ad ogni angolo della strada, economico ed egualitario. Posso (ma non significa necessariamente che lo farò) entrare in un McDonald’s ed ordinare un menù che non comprenda necessariamente l’insalata, pagare il mio panino solitario (e dagli ingredienti non precisati) solo un euro, sedermi di fianco a qualcuno che sta mangiando una versione diversa, ma simile della stessa cosa che sto mangiando io mangiare, uscire, e il tutto senza fare nessuna fatica, senza dover effettivamente cercare del cibo che io possa mangiare. Sta lì, costa poco, e non costringe gli astanti a vedermi girare nervosa come un criceto impazzito mentre cerco l’opzione che placherà la mia fame (non riesco a ragionare bene quando ho fame e non trovo cibo) e a subirsi le mie lamentele perchè non c’è nulla che io possa mangiare uffa.
Il panino vegetariano di McDonald’s spoglia il mio vegetarianesimo d’ogni carattere d’eccezione e lo fa diventare una banale regola, un’opzione più economica fra una serie di opzioni, nulla di strordinario,complicato, elitario o faticoso.
Il panino vegetariano di McDondald’s mi fa sentire come tutti, annulla la mia fame con un colpo di spugna e una vagonata di grassi saturi. E non contiene acciughe.


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  1. Margherita Ferrari

    17 Dicembre

    Quanto ti capisco. Questo articolo mi ha commossa…

  2. Simone B.

    17 Dicembre

    Diciamolo che il tonno ha rotto il cazzo.

    Fossero tranci di tonno, o tonno fresco invece è quella merda in barattolo.

  3. La Vero

    17 Dicembre

    Bellissimo articolo. In Spagna se chiedi un panino vegetariano ti portano un panino con il tonno. Una delle ragioni per cui adoro Dublino. Veggie option in tutti i menù, veggie burger a gogo e ristoranti vegetariano/vegani he spuntano come funghi.

  4. Marta Magni

    17 Dicembre

    esatto. ricordo con gioia il sapore del tonno a tranci, quello che mangi appena scottato. ma il tonno in scatola, raus. sembra che non possa esistere insalata, panino, salatino che non ne contenga almeno un po’. basta.
    grazie Margherita : )

  5. marina pilati

    17 Dicembre

    e se per di più si soffre di celiachia,si toccano i vertici dell’ascetismo…

  6. Marta Magni

    17 Dicembre

    Veronica, tu ben sai che a Dublino si trova l’hamburger di ceci più buono del mondo : )

  7. giulia

    17 Dicembre

    io sono vegetariana da poco e per altro non stretta (nel senso che faccio rare eccezioni, anche perché è un vegetarianesimo per motivi ambientali e non animalisti…) però devo dire che ti capisco…
    vivendo a berlino sono abituata che l’opzione vegetariana c’è sempre e quando torno in italia soffro…

  8. Laura Vivacqua

    17 Dicembre

    Quant’é vero. Da poco, per problemi di salute, sono stata costretta a reintegrare il consumo di pesce nella mia dieta, ma prima di questa decisione (forzata ahimé) era davvero difficile consumare un pasto decente fuori casa… Ma stò panino vegetariano arriverà mai in Italia? Sob

  9. Simone B.

    17 Dicembre

    Beh finché i vegetariani son minoranza è anche giusto. Fare i panini o comprare gli ingredienti solo perché due o tre tizi con gusti minoritari me lo chiedono e accollarsi il rischio di buttarli per i bar è insensato.

    Al massimo perdo uno o due clienti, ma anche no che tanto dove altro vanno?

    E paragonare Berlino con ” uno dei ristoranti-da-pausa-pranzo che costellano la triste zona industriale dove lavoro” è una cazzata.
    Confrontandola con Roma o Milano vedi che l’offerta vegetariana c’è eccome.

  10. Marta Magni

    17 Dicembre

    però fare iun panino vegetariano non è roba complessa: basta prendere le verdure grigliate che vengono messe sopra/sotto la cotoletta di turno e non aggiungere la cotoletta. fine. o non aggiungere il tonno al panino con l’uovo. fine. senza andare a comprare nulla apposta.

    “E paragonare Berlino con ” uno dei ristoranti-da-pausa-pranzo che costellano la triste zona industriale dove lavoro” è una cazzata.
    Confrontandola con Roma o Milano vedi che l’offerta vegetariana c’è eccome”

    già, peccato che la zona industriale in cui lavoro sia proprio a Milano 🙂 e senza dover dare la colpa alla periferia, l’anno passato lavoravo assai più in centro. e la situazione non era molto dissimile.
    non è che voglio seitan, tofu, o altre amenità a pranzo. mi basta la pasta all’ortolana, quella al pomodoro, il minestrone.

  11. Chiara Puntil

    17 Dicembre

    Sinceramente ci sono un sacco di opzioni vegetariane oltre alle insalate e ai panini: pasta, minestre, risotti (se preparati con brodo vegetale), ravioli con ripieno vegetariano….E queste alla fine sono cose che sono disponibili dappertutto! Non so se questa sia solo un’impressione mia, ma da quel che vedo/sento mi sembra che moltissima gente non possa proprio rinunciare alla “fettina” quotidiana (lo deduco da frasi del tipo “solito menu: insalata e fettina” o “oggi ho mangiato vegano e non ho sentito la mancanza di insalata e fettina” o cose del genere). Lo chiedo perché quest’abitudine a casa mia non c’e’ mai stata.
    Infine, Marta, so che il punto del tuo articolo è un altro (e concordo pienamente, sarebbe ora di venire incontro alle persone che, per svariate e validissime ragioni, non possono o non vogliono mangiare carne) e che sicuramente ci avrai già pensato tu, ma portarsi il pranzo da casa non è un’opzione?

  12. Chiara Puntil

    17 Dicembre

    Volevo scrivere “queste sono cose che in teoria dovrebbero essere disponibili dappertutto”, scusate! altrimenti ha il senso opposto.

  13. […] che la scelta avrebbe avuto sulla vita quotidiana (ma va’, non sarà affatto un problema! Errore) sono diventata […]

  14. si certo

    6 Febbraio

    Mi segnol’articolo quando qualcuno verràa dirmi che ilmondo va a rotoli.

  15. […] di me ha espresso il concetto questa blogger vegetariana, mentre sogna che il nostro desiderio venga esaudito: “In Germania, il panino vegetariano di […]

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