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Ode al coraggio – Una chiacchierata digitale...

Ode al coraggio – Una chiacchierata digitale con Maria Antonietta

Sulla carta, era difficile che non mi innamorassi perdutamente di un album opera di una coetanea che parla, tra le altre cose, di santità e disagio mattutino coperto da un paio di occhiali da sole. In effetti il disco in questione – il nuovo omonimo album di Maria Antonietta (che trovate in streaming integrale su Rockit) – mi ha stregata.
Ho ponderato per circa un mese la possibilità di intervistarla, finché Alessio Rosa della fanzine vicentina La Lotta Armata al Bar non mi ha scritto dicendo: “Perché voi di Soft Revolution non intervistate Maria Antonietta?”. I casi della vita.
Alla fine abbiamo deciso di assemblare delle domande insieme, quindi questo pezzo uscirà anche in versione cartacea sul numero di marzo della fanza. Si vede che ci teniamo a divulgare il verbo sia tra gli amanti dei supporti digitali sia tra quelli che prediligono il cartaceo, eh?
Ad ogni modo, godetevi quest’intervista e fatemi il piacere di recuperare i dischi di Maria Antonietta e di andare a vederla dal vivo, ora che è in tour. Non ve ne pentirete.


Ciao Maria Antonietta, come stai? Sei contenta di come é stato accolto il tuo ultimo lavoro e della risposta del pubblico ai primi live? (A.)
Sono molto felice, grazie. Sono molto contenta di tutto l’interesse e di tutte le belle recensioni e pareri che ho raccolto col disco ma ancora di più in tutta onestà del riscontro live, anche se il tour é appena cominciato. Per quel che mi riguarda il live é la parte più importante di tutta la giostra.

Ho letto che la collaborazione con Brunori é nata un po’ per caso. Io però ci vedo la sua mano nella produzione: il tuo album, come i suoi, mi sembra saltare da un registro all’altro. Come avete lavorato insieme? Sei soddisfatta del suo lavoro? (A.)
Diciamo che l’incontro é stato guidato da Zanobini. Io sono onoratissima di averci lavorato, lo stimo tanto e gli voglio bene. Ovviamente Dario, avendo prodotto le canzoni, ci ha messo del suo, ma é stato molto rispettoso e intelligente nel muoversi.

Per quanto riguarda i testi: quanta autobiografia c’é dentro? (E se ce n’é molta, non hai paura nell’esporti così tanto?) (A.)
Io credo che quando dici cose vere non devi avere paura, la verità é più forte della paura.

Come mai l’esperienza degli Young Wrists é finita? Ed é finita bene o male? (Ma poi é finita del tutto o magari un giorno tornerete a suonare?) (A.)
L’esperienza é conclusa. Fui io a prendere la decisione. Incompatibilità di vite e progetti.

Com’eri ai tempi della scuola dell’obbligo? Come ti sei trovata a prendere in mano la chitarra e a cominciare a suonare? (M.)
Io vivevo nel mio mondo e condividevo poche cose con l’Universo a 18 anni… poi piano piano ho vinto la mia timidezza e ho cominciato a scrivere e suonare, é stato molto naturale. Penso sia in qualche modo una vocazione. E sicuramente la musica ha contribuito a sviluppare fiducia e sicurezza, e anche coraggio. I miei mi regalarono un quattro piste a cassetta per la maturità e quella scatola cambiò la mia vita in qualche modo.

Per una donna il mondo della musica indipendente é meno vivibile che per un uomo? (A.)
E’ sicuramente un pò meno vivibile, nel senso che é un mondo molto maschile e che c’é molto pregiudizio e chiusura. Se sei una femmina e ti esponi e ti metti in gioco devi essere per forza una poco di buono. Io ho sempre incontrato uomini molto galanti e gentili per fortuna, almeno personalmente. Poi su internet é tutto molto più facile.

Tra foto e video vari ho intravisto più volte il tatuaggio che hai sul braccio. Posso chiederti cosa rappresenta e se ha una storia particolare dietro? (M.)
Si tratta di Giovanna D’Arco, la mia protettrice. Esempio per me di costanza, amore e determinazione: le uniche cose che spingono realmente avanti l’Universo.

Il tuo ultimo album e I want to suck your young blood sono pervasi da immagini di sante che, attraverso le tue parole, escono da metaforiche teche di vetro per diventare persone in carne ed ossa. Almeno questo é ciò ho pensato ascoltandoli. Come ti sei trovata a dedicare così tanto spazio a queste figure nei tuoi testi? (M.)
Le sante per me sono donne reali e se le cito nei miei testi é perché per me sono esempi vivi e molto concreti, al di là di quello che può essere il discorso religioso. Sono donne che hanno combattuto nelle proprie vite anche senza nessuno al proprio fianco, anche in solitudine, ma grazie al proprio coraggio e alla propria forza hanno realizzato in ogni caso dei miracoli. Per cercare di essere migliori occorre sempre guardare molto in alto e occorre avere fiducia.

A proposito di teche di vetro, pensavo al verso “e io vorrei essere come Santa Caterina”. Nel contesto della canzone e, tenendo a mente la vita di Caterina, lo trovo molto inquietante ed evocativo. Nel disco le sante di cui sopra fungono spesso da inarrivabili termini di paragone. Questo mi fa pensare al fatto che le ragazze spesso si trovano schiacciate da aspettative relative al loro corpo, al loro comportamento, ma anche ai loro desideri, e capita che si arrivi ad immaginarsi diverse, come delle sante, appunto, capaci di mettere a tacere il proprio corpo e, conseguentemente, evitare di “fare cazzate”. Non so se ques’interpretazione é un po’ concorta, ma volevo sapere se sei d’accordo e, più in generale, cosa ne pensi. (M.)
Questa é una delle più belle e profonde domande che mi abbiano fatto. Forse la più bella. Lo sai questo discorso delle sante come modelli inarrivabili é un’arma a doppio taglio, cioé io credo che occorra avere dei modelli di ispirazione che ti danno anche fiducia e forza ai quali guardare, ma allo stesso tempo questa cosa non deve bloccarti. Non deve farti pensare o mio dio io non sarò mai cosìperfetta nel mio comportamento, nel mio aspetto, in quello che faccio. Come dici tu bisogna essere capaci di accettarsi nei propri desideri e non é semplice lo so bene, é un cammino: tutto il disco é un pò il testimone della fase “dell’incapacità di accettare la realtà” (come canto su Estate 93). Ora l’ho superata fortunatamente e mi sento molto più stabile e serena e forse se ho superato questa fase é anche grazie un pochino a questi modelli. Sono tutte donne che hanno tirato fuori il coraggio, che é la cosa che manca di più oggi al mondo. Tutti hanno paura. Paura di impegnarsi, di legarsi, di amare, di odiare, di condividere, di essere conformisti, di essere anticonformisti. Ed é una cosa che non sopporto. Avere modelli di coraggio é la mia idea, non modelli di perfezione. La perfezione non esiste neanche nelle vite delle sante. E comunque la felicità non é né assecondare sempre il proprio corpo (che penso sia una deriva postmoderna, ovvero felicità=libertà intesa come istintività primitiva) né metterlo a tacere. E’ amare; quando ami non sbagli mai, é tutto puro e perfetto a prescindere.

Se ti trovassi di fronte una tredicenne con un disperato bisogno di ascoltare qualche bel disco che la ispiri, che titoli le consiglieresti? (M.)
PJ Harvey 4 track demos, Bikini Kill First Two Records, Babes in Toyland Fontanelle. Per me sono stati una palestra.


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  1. Chiara Puntil

    21 febbraio

    vado immediatamente ad ascoltarmi lo streaming. Complimenti a Maria Antonietta- il video mi piace moltissimo!- e a voi, per l’intervista!

  2. Ilaria

    21 febbraio

    Grazie, l’intervista è stupenda, è difficile che un’intervista (sia le domande che le risposte) mi acchiappi così tanto. Molto bello quello che dice sulle sante. Non conoscevo Maria Antonietta, vado ad ascoltarmela anch’io e la terrò “d’orecchio”!

  3. […] L’intervista a Maria Antonietta, una collaborazione srz/llaab […]

  4. […] che poi è anche la chiusura dell’edizione patavina. Siamo particolarmente felici di rivedere Maria Antonietta e di sentire dal vivo i suoi nuovi pezzi, ma l’intera giornata è un enorme pentolone di […]

  5. Simona

    11 settembre

    Grandissima per i suggerimenti musicali! Mi piace un sacco

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