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Ode a Gerald Samson (o: Avere una nemesi è una buo...

Ode a Gerald Samson (o: Avere una nemesi è una buona cosa)

Essere un caso umano ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi.
Uno degli svantaggi è che finirai ai margini della società e che un sacco di gente ti ignorerà, ti prenderà in giro o, peggio, ti definirà “pittoresco” con aria beffarda.
Uno dei vantaggi è che, onde evitare di deprimerti oltremisura, ti convincerai di essere una persona interessante e degna di stare al mondo. A volte sarai anche giù di morale, ovviamente, ma in linea di massima farai il possibile per sbandierare il fatto che non sei tu lo sfigato. “Gli altri” lo so sono.
Una delle immediate conseguenze di questa strategica e fondamentale presa di posizione è che ti troverai ad avere una nemesi.

La tua nemesi è una persona che ti fa schifo e alla quale tu fai schifo. In realtà avete molte cose in comune, ma non lo ammettereste mai. Figuriamoci!
Io ho avuto diverse nemesi. La mia prima nemesi si chiamava Alessandro ed era uno dei miei c0mpagni di classe alle elementari. Ci insultavamo di continuo e la maggior parte dei nostri aspri dibattiti discendevano dal fatto ch’egli sosteneva la superiorità morale dei cani su quella dei gatti, mentre io ero, sono e sempre sarò brutalmente gattofila. Già all’epoca ero una gran sfigata cui bastava poco per inalberarsi.
Certo, se fossi stata un caso umano privo d’opinioni sono certa che Alessandro non sarebbe diventato la mia nemesi. Ci saremmo bellamente ignorati e io non avrei passato i pomeriggi lamentandomi con mia mamma e dicendo: “Alessandro è maleducato!” con un piglio da comare isterica.
Allo stesso modo, alle medie Valentina* non mi avrebbe definita asociale davanti a tutti i miei compagni, facendomi sentire la persona più schifosa dell’universo per almeno tre o quattro settimane. E alle superiori non mi sarei attirata addosso le ire di un folto gruppo di docenti, suore e compagne di classe perché sfogavo la mia frustrazione scrivendo post deliranti su un blog che per anni nessuno aveva immaginato potesse esistere.

Questo per dire che avere una nemesi è un buon segno, almeno finché sei costretto nel magico mondo della scuola dell’obbligo. Vuol dire che, anziché tenerti tutto dentro e affossarti con le tue presunte inadeguatezze, stai mettendo in evidenza il fatto che quello che viene considerato Il Modo Corretto Per Essere Persone Apprezzabili magari è un insieme di pratiche e di caratteristiche abbastanza perverso. Oppure che sarebbe molto più bello vivere se le persone che parlano poco o che parlano troppo o che ascoltano musica oscura o che suonano il violino e se fregano altamente di tutto ciò che è stato composto dopo la fine del diciannovesimo secolo fossero apprezzate tanto quanto i coetanei a cui risulta più facile essere “normali”.

Quand’ero in quarta superiore decisi che era il caso di porre fine al regno della mia nemesi, una mia compagna di classe che ci teneva molto a prendere sempre bei voti. Il mio piano malvagio consistette nel cercare di prendere voti più alti dei suoi per impedirle di fare le sue periodiche Danze del Trionfo davanti a tutti i miei colleghi. In alcuni casi funzionò, in altri un po’ meno. All’epoca i miei professori e i miei genitori erano convinti che avessi finalmente deciso di sfruttare a pieno il mio potenziale, mentre la nuda verità è che stavo raccogliendo piccole vittorie personali in nome di una rivalità che ora mi sembra assai cretina, ma anche all’epoca mi tormentava come un herpes gigante.

Per quanto terribile tutto ciò possa sembare e per quanto io ci tenga a sottolineare che l’amicizia è una cosa meravigliosa che vi auguro con tutto il cuore, il tema di questo mese è la rivalità.
Come sempre, se ritenete di avere qualcosa da dire a proposito – anche se vi sembra molto stupido e indegno di vedere la luce del giorno – mettetelo nero su bianco e mandatecelo all’indirizzo softrevzine [at] gmail.com.

* ma la verità è che Valentina aveva ragione. Ci tengo a sottolineare che Valentina era ed è una persona molto simpatica e apprezzabile.


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  1. Valeria Righele

    1 Marzo

    Non avevo mai sentito, finora, il vero nome del “bambino col monociglio”. Pensavo non ce l’avesse proprio, un nome. Dunque grazie Maggie, te ne devo una. E viva il mese di marzo.

  2. Margherita

    1 Marzo

    in realta’ l’ho scoperto anch’io ieri che aveva un nome, eh eh. quando mi sono messa a scrivere l’editoriale ho pensato subito che dovevo usare in qualche modo il bimbo monocigliato. e’ uno dei miei personaggi preferiti dei simpson 🙂

  3. Bianca

    5 Marzo

    Ahah grande neanche io sapevo avesse un nome, grazie dell’info! 😀 Questo personaggio ci sta proprio a pennello col tema del mese…

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