La verginità femminile è da sempre oggetto di discussioni, miti e incomprensioni. Attorno a un pezzettino di pelle si sono costruiti i capisaldi di società basate sul patriarcato, sulla proprietà esclusiva di un uomo su una donna. In molte culture “verginità” e “innocenza” sono sinonimi, il cui contrario è “colpevolezza” (con ampie sfumature che vanno dalla “vergogna” al “peccato”). Da una piccola porzione di pelle – molto probabilmente un residuo dello sviluppo fetale – si è stabilita, per molto tempo, la moralità di una donna. Inutile ricordarvi i delitti e le violenze, le calunnie e le persecuzioni, a cui per secoli sono state sottoposte le donne “colpevoli” soltanto di avere un “imene non integro” in data precedente al matrimonio. Espressioni verbali come “rompere l’imene”, “deflorare”, “sverginare” non solo sono orripilanti, ma sono anche profondamente errate: sono nate dall’ignoranza dell’anatomia femminile e dalla volontà di perpetuare miti essenziali al mantenimento delle strutture patriarcali, e pregiudizi nei confronti della sessualità delle donne.
Di fondamentale importanza è perciò conoscere i principi dell’anatomia femminile. Dal 2009, la RFSU – associazione svedese per l’educazione sessuale che dal 1933 è impegnata a fornire e diffondere strumenti per una educazione sessuale corretta e onesta – propone un nuovo termine per designare l’imene, ovvero corona vaginale. L’opuscolo diffuso dal loro sito internet (qui in Inglese), spiega dettagliatamente come sia fatta questa parte del corpo femminile, demolendo i miti attorno ad essa.

Purtroppo non mi pare che in Italia se ne sia parlato, né sia stata proposta la sostituzione dei termini linguistici. La Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), continua a diffondere tramite i suoi programmi per i giovani (o meglio, per le giovani, a giudicare da questo sito) l’idea che l’imene sia “una membranella mucosa posta all’inizio della vagina, che si lacera con il primo rapporto. Ecco perché è sempre stata considerata il segno caratteristico della verginità fisica”, fornendo, peraltro, un’idea eteronormativa della sessualità. Per questi motivi, in questo articolo desidero diffondere, traducendole in italiano, le idee chiave dell’opuscolo curato dalla RFSU.

La Corona Vaginale

Che cos’è?
L’apertura vaginale della donna (anche detta vestibolo) non è interamente ricoperta da una fragile membrana che si rompe con la penetrazione, nessuno vi strapperà via un pezzo di pelle! La corona vaginale (o imene) è collocata 1-2 cm all’interno dell’apertura vaginale ed è composta da ripiegamenti di tessuto mucoso, che normalmente presentano un’apertura.
Come le orecchie, il naso, le labbra vulvari o qualsiasi altra parte del corpo, la corona vaginale di una donna è uguale e diversa da quella di ogni altra donna, per colore, dimensioni e forma.

Com’è fatta?
Di solito la corona vaginale è color rosa tenue, quasi trasparente, più tendente verso il biancastro se più spessa. Le forme della corona vaginale sono varie, può ricordare il petalo di una rosa, di un fiore, un garofano, una mezzaluna, il pezzo di un puzzle…
Formata da tessuto mucoso elastico ed estensibile, solo in rari casi le pieghe di tessuto mucoso possono ricoprire l’intera apertura vaginale. In questo ultimo caso, potrebbe essere necessario un piccolo intervento ginecologico, che permetterà al sangue mestruale di defluire e di inserire tamponi mestruali o avere una penetrazione sessuale senza ostacoli.
Il parto per via vaginale cambia l’aspetto della corona vaginale, allungandone o rilassandone i tessuti, rendendola meno visibile.
Dopo la menopausa, donne che non abbiano mai avuto parti vaginali e che non abbiano di frequente rapporti sessuali di tipo penetrativo, potrebbero avere difficoltà nel ricominciare ad avere una vita sessuale attiva, poiché la corona vaginale può restringersi fino a richiudersi di nuovo. In questi casi è consigliabile l’aiuto di un ginecologo per riaprire la corona vaginale.
La reale funzione della corona vaginale è sconosciuta, probabilmente si tratta di una vestigia dello sviluppo fetale.

Farà male la “prima volta”?
L’esperienza di ogni donna è diversa, come diversa è la sua corona vaginale: le sensazioni che si hanno la prima volta che si prova ad inserire qualcosa in vagina -che sia un dito, un pene, un tampone mestruale o un altro oggetto- sono del tutto individuali, alcune donne non provano alcun dolore, altre con la corona vaginale più spessa, possono provare un certo fastidio o dolore.

Con la penetrazione potrebbero verificarsi piccole lacerazioni o abrasioni del tessuto mucoso, ciò potrebbe causare dolore o un lieve sanguinamento.
Perché la penetrazione sia piacevole, non importa se sia la “prima volta” o la centesima, è fondamentale sentirsi eccitate e lubrificate, ovvero “bagnate”: se vi sentite tese e avete difficoltà a rilassarvi, la penetrazione potrebbe essere più dolorosa e causare lievi abrasioni superficiali.

Sanguinerò la “prima volta”?
La maggior parte delle donne non sanguina. Qualunque sia la forma della corona vaginale, meno della metà delle donne sanguina durante o in seguito a penetrazione, di queste, pochissime sanguinano per la rigidità della corona vaginale o per la forma di essa.

Ci si può “rompere l’imene” andando in bici o a cavallo?
No, non è possibile. La corona vaginale non è una membrana fragile ed è collocata 1-2 cm all’interno del canale vaginale, perciò l’esercizio fisico non ha nessun effetto su di essa.

Che significa “rompere l’imene”? La lunghezza del pene influisce sulla “rottura dell’imene”?
“Rompere l’imene” è una delle tante espressioni che si riferiscono alla prima penetrazione vaginale, da sola o con un partner: questa espressione, nasce dall’errata convinzione che ci sia una membrana a ricoprire l’apertura vaginale. La corona vaginale consiste in pieghe elastiche di tessuto mucoso, che non possono essere rotte né da un pene, né da qualsiasi altro oggetto inserito in vagina.
Anche quando questi tessuti mucosi sono allargati, possono verificarsi piccole lacerazioni che possono bruciare un pochino, ma di solito guariscono nel giro di ventiquattro ore.

Poiché la corona vaginale è soltanto 1-2 cm dentro al vestibolo vaginale, la lunghezza del pene è irrilevante. Se hai provato ad inserire qualcosa in vagina senza riuscirci, un breve e semplice esame ginecologico potrà dissipare i tuoi dubbi.

Che cosa significa “verginità”?
Le discussioni attorno alla verginità di una persona, maschio o femmina che sia, si riferiscono a se questa persona abbia mai fatto sesso.
Il quesito di solito si pone sul fatto che una persona abbia mai avuto un rapporto sessuale con penetrazione in vagina. RFSU (e anche Tettaribelle) si oppone a questa visione rigorosamente eteronormativa.
La “verginità” è un concetto culturale: la “perdita della verginità” non è per forza legata al rapporto vaginale penetrativo uomo-donna, si possono considerare anche altre pratiche eterosessuali e omosessuali. Solo tu puoi decidere di considerarti e definirti “vergine”.

È possibile capire da un’analisi se una donna abbia mai fatto sesso?
La verginità non è riscontrabile a livello anatomico osservando gli organi sessuali, femminili o maschili che siano. Né un ginecologo, né un partner sessuale possono sapere se tu abbia mai avuto rapporti sessuali, siano essi vaginali, anali o masturbativi. Nessuno può stabilire da un’analisi della tua vagina se tu abbia mai fatto sesso.

Si può “ricucire l’imene”?
La chirurgia ricostruttiva della corona vaginale o “imenoplastica”, è un intervento inusuale possibile in Italia esclusivamente in cliniche private, dietro pagamento di somme ingenti.

Molte delle donne che si sottopongono a queste procedure lo fanno in seguito a pressioni sociali e culturali legate all’esigenza avere un imene intatto al momento del matrimonio. Queste operazioni, perciò, non fanno altro che consolidare strutture di controllo sociale sul corpo femminile.
L’operazione chirurgica prevede l’applicazione di alcuni punti di sutura sui lati della corona vaginale, che dovranno dissolversi prima della data effettiva delle nozze e non dovranno essere visibili. L’esito dell’operazione è incerto, poiché si va realmente a ricostruire qualcosa che non è mai esistito. Inoltre, il tessuto mucoso di cui è composta la corona vaginale è estremamente morbido ed elastico, alcuni chirurghi che hanno eseguito operazioni di questo tipo dicono che sia come voler “cucire il burro”.Gli stessi punti di sutura, raramente causano sanguinamento, ma possono essere scoperti qualora una donna sia costretta ad un esame vaginale prima delle nozze.

La procedura, quindi, aiuta la paziente più ad un livello psicologico che ad uno pratico e fisico, ma migliori risultati si ottengono attraverso colloqui con ginecologi, sessuologi e psicologici, che potrebbero aiutare la paziente a dissipare le proprie preoccupazioni e aiutandola ad entrare in confidenza con il proprio corpo, rinnovare la sua autostima e liberarsi dal senso di colpa.

Si può capire dalla corona vaginale se una donna sia stata stuprata o sessualmente molestata?
Osservando la corona vaginale se una donna sia stata penetrata, ma se una donna è stata stuprata è possibile trovare in vagina tracce dello stupratore.
Perché questo sia possibile, è molto importante che le vittime di violenza chiedano quanto prima un aiuto medico e che non si lavino immediatamente in seguito alla violenza, poiché le ferite rilevate e i campioni presi dal medico potranno diventare prove contro lo stupratore in sede giudiziaria.
È inoltre di primaria importanza che la vittima di stupro parli liberamente con qualcuno che la supporti e consigli per affrontare il trauma subìto.

copyright immagine: Yaroslav Kubarnov