Gentrification” è una parola che prima di trasferirmi a Berlino non avevo mai sentito, ma che qui tutti conoscono. Gentrification è quel processo per cui i quartieri di una città cambiano volto e popolazione in virtù di un ciclo economico, il più delle volte manipolato dall’alto. Succede quando in un quartiere popolare vanno a vivere studenti e artisti (per via degli affitti bassi). In un secondo momento, il quartiere si riempie di bar, locali, gallerie d’arte e attività rivolte ai suoi abitanti giovani e vitali. In un terzo momento, il quartiere (che ora è alla moda), attira l’interesse di compratori e investitori, gli affitti si alzano e gli abitanti cambiano ancora volto. A guadagnarci sono gli investitori. A perderci è probabilmente la genuinità, la storia, il patrimonio culturale.

Prenzlauer Berg è il quartiere di Berlino simbolo di questo processo. Quando il muro cadde era un postaccio. Girando si possono trovare qua e là gli ultimi palazzi che ne porta ancora i segni: sono palazzi grigi o marroncini, con i balconi che cadono a pezzi e gli infissi scrostati. Da un lato, pensare che fino a dieci anni fa era tutto il quartiere ad essere grigio o marroncino, a cadere a pezzi o ad essere scrostato, mette un po’ di tristezza. Dall’altro, pensare che tutti i vecchi residenti se ne sono andati e che quelli attuali sono una generazione completamente nuova che si è trasferita qui dalle regioni più ricche della Germania proprio per abitare in un posto cool e che non ha nessun legame con il passato del quartiere, forse ne mette ancora di più. Soprattutto se pensiamo che questo processo è stato voluto e sostenuto dall’amministrazione.

Una delle vie di Prenzlauer Berg è Greifwalder Strasse ed è lunghissima. Una volta, e con una volta intendo il 2008, se volevi uscire andavi a Greifswalder Strasse, perché era piena di locali. Uno dei locali di Greifswalder Strasse era il Magnet che, quando arrivai qui, nell’aprile del 2010, si era appena trasferito a Kreuzberg. Ho cercato su flickr le foto della sua vecchia sede. Mi sembrava più carina: aveva una M di neon rosso appesa sopra la porta e i manifesti sulle vetrate. Sicuramente era meglio di quel cubo di cemento senza finestre dove si trova adesso. Non fa troppa tristezza: solo un pochino.

Uno degli ultimi locali a chiudere è stato il Knaak Club, che ha chiuso a dicembre del 2010. Ci misi piede solo una volta, poche settimane prima della chiusura, per un concerto di quello che allora era il mio ragazzo. Il locale cercava di tirare avanti con l’entrata ad un euro e le consumazioni gratis, perché da solo, in quella immensa via, non ce la faceva più a sopravvivere, senza contare i vicini che si lamentavano per il rumore che, qualora ve lo steste chiedendo, sì, esistono anche a Berlino (i vicini con le relative lamentele). Una volta il fine settimana la strada brulicava di gente e non era così faticoso fare il pienone, perché la gente usciva e andava sempre lì.

Pare un processo inarrestabile, inevitabile e, appunto, solo malinconico, poiché non dichiaratamente crudele. Forse fa parte di tutto quel movimento che rende Berlino tanto affascinante. A volte mi ritengo intimamente convinta che questo processo dovrà fermarsi, prima o poi, perché una volta che Berlino sarà completamente cambiata perderà l’attrattiva che ha ora. A volte mi incuriosisce immaginare quali saranno i nuovi luoghi che verranno in qualche modo conquistati.
E poi, come al solito, penso a come vanno le cose in Italia. A come tutto sia incredibilmente fermo e bloccato. A Bologna tutti gli studenti vogliono sempre abitare in centro, dentro le mura. Gli affitti in quest’area sono ovviamente molto alti. La mia amica Melanie, che conobbi durante il suo Erasmus a Bologna nel 2008, stufa di condividere la stanza con gente imbarazzante, trovò un appartamento in zona Barca e vi si trasferì con un’amica finlandese. Era molto grande, l’ingresso fungeva da salotto e aveva pure un grande balcone dove una sera cenammo guardando un incrocio pericolosissimo di fronte ad una Coop, aspettando un qualche incidente automobilistico che mai avvenne. Ovviamente nei paraggi non c’era niente di più interessante da fare. Ma se ad altri studenti fosse venuto in mente di andare ad abitare in un posto così lontano, forse in quel posto così lontano avrebbe cominciato a muoversi qualcosa e si sarebbe trasformato in qualcosa di più bello.