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L’uomo che tutte vorremmo essere: Filippo Timi Appreciation Moment

Dopo un lungo arrovellarmi sulla forma da far prendere a un articolo dal piglio personale sulla maschilità, per paura di scadere nel polemico, nel pregiudizio o, peggio, nel luogo comune, ho deciso di far partire la mia riflessione sul “maschio contemporaneo” da un uomo che ha ben poco di comune: Filippo Timi. Per coloro che ancora non fossero a conoscenza di tale divina entità, vi informo che Timi è uno degli artisti più eclettici, versatili e vulcanici del (misero) panorama italiano.
Perugino classe 1974, formatosi come attore di teatro all’accademia di Corsetti, il suo talento esplosivo gli permette di arrivare alla ribalta e di ottenere parti per il cinema e di farsi conoscere in televisione (storiche le interviste di Daria Bignardi e di Victoria Cabello che sono di quanto più toccante ed esilarante esista), e contemporaneamente di affermarsi come regista teatrale e, nondimeno, come scrittore. Fa scalpore e genera una certa pruriginosa curiosità la sua biografia, Tuttalpiù muoio, scritta a quattro mani con Edoardo Albinati, in cui rivela la sua appassionante storia di bambino obeso con problemi di balbuzie, che da adolescente sviluppa una malattia degenerativa agli occhi e durante la giovinezza strizza continuamente l’occhio all’ambiguità sessuale. Forse le sue qualità di scrittore non eguagliano il suo talento scenico, ma il bello dei suoi libri è immaginarlo mentre li recita con la sua voce bassa e ormonale; quel marchio di fabbrica che, insieme alla barba, lo rende l’essere maschile più erotico in circolazione. Le sue interpretazioni teatrali, più di quelle cinematografiche, tendono al grottesco, all’eccesso di sensazioni, di sentimento e di risate. Non a caso egli ricorda nei suoi libri il dissidio e la sofferenza di essere un personaggio problematico, pieno di vita e amore, e nessun modo di esprimerla se non attraverso dei gesti plateali. I ruoli interpretati al cinema e a teatro indagano diversi modelli maschili, tutti decisamente poco convenzionali. Ma a teatro dà il meglio di sé. In Favola addirittura sale sul palco agghindato di tutto punto come una casalinga degli anni ’50, con tanto di parrucca e gonna a ruota, e recita un ruolo che si prende amabilmente gioco di idiosincrasie e difetti tipici del rapporto dei sessi.

Molte donne sono abituate a mettere in discussione la loro femminilità, a decostruirla e a valutare il loro discostarsi dal supposto “comune sentire”. Pare invece che molti uomini siano terrorizzati dal mettere in discussione la loro mascolinità. Ciò anche a costo di risultare arroganti, omofobi, misogini, o semplicemente ottusi. Non c’è gioia, o quantomeno c’è una difficoltà mastodontica nel porsi in dialettica con una donna, perché le donne ora hanno davvero gli strumenti (intellettuali e morali) per mettersi alla pari di un uomo. Probabilmente ciò deriva dal fatto che le donne, nel ridefinire il loro ruolo e il rapporto con l’altro genere, si sono evolute in maniera totale nel corso dell’ultimo secolo, ché gli uomini in confronto hanno fatto un misero passettino. La maschilità è messa costantemente in crisi, e per risolverla si dovrebbe aprire una questione che non è più femminile, ma maschile.

Come può venir giudicato un attore che fa della propria caratteristica peculiare la libertà di presentarsi come uomo o come donna? Provate a leggere i suoi libri, ad assistere a un suo spettacolo e godrete della spregiudicatezza e del gusto peccaminoso insito nello sfidare convenzioni e regole legate alle aspettative sui generi, vedrete uomini che si struggono per l’amore di una donna, nell’incertezza del mostrarsi virili a tutti i costi e della costante ricerca di cosa sia un vero uomo. Non sarebbe bello poter giocare con i nostri ruoli anche all’infuori della scena teatrale?

Insomma, se anche voi amate gli uomini e auspicate ardentemente la rivoluzione che porti anche loro ad adeguarsi al cambiamento femminile, non potrete fare a meno di amare Filippo Timi.

Bibliografia consigliata:
Filippo Timi e Edoardo Albinati – Tuttalpiù muoio
Filippo Timi – E lasciamole cadere queste stelle
(entrambi editi da Fandango editore)


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  1. clò

    23 novembre

    lui bello, affascinante, mi fa ridere da morì con le lacrime a volte.. l’ho visto a teatro l’anno scorso e la settimana scorsa con lo spettacolo nuovo, e si..sono d’accordo questo continuto cambio di maschile/femminile nel linguaggio e non solo in quello è molto interessante..lo trovo anche bravo, molto. una voce che ti inchioda..così cavernosa alle volte.
    l’unica cosa che mi convince e mi ha convinto poco è la sua latente (e invece a tratti assai manifesta) misoginia …certe scene e ragionamenti dell’ultimo spettacolo per esempio mi sono risultati pesanti da femminista e lesbica…ma proprio su un vissuto emotivo..mi hanno affaticato…
    ma si sa nessun@ è perfetto 😉

  2. Veronica

    23 novembre

    Ciao clò! posso chiederti in cosa ti misogino di Favola (immagino ti riferisci a Favola dicendo del suo ultimo spettacolo)?
    Io non sono lesbica ma sicuramente femminista, e non ho colto nessun fastidio nella sua interpretazione, esageratamente provocatoria certa, ma pur sempre ironica! forse ricordo male io e ho rimosso le parti più fastidiose. No senz’altro, nessuno è perfetto, Timi è una fucina di idee geniali ma ogni tanto i suoi scivoloni li ha anche lui 🙂

  3. Veronica

    23 novembre

    volevo dire “in cosa ti è sembrato misogino”

  4. Nicolò

    24 novembre

    E la cosa più strabiliante è che, nonostante si metta in scena travestito da donna, strizzi l’occhio ai gay tanto da concedersi un sensuale bacio con un uomo nel suo ultimo spettacolo oppure faccia il trans con Crozza o riveli di aver avuto storie omosessuali nei suoi, è quanto di più virile e maschio possa esserci e addirittura piace più alla donne che agli uomini. Se questo non è un uomo da amare… 🙂
    p.s. Articolo meraviglioso!

  5. clò

    25 novembre

    @ Veronica…io ho visto Amleto (Favola è stato fantastico l’ho trovato uno spettacolo meraviglioso una delle cose più belle che ho visto a teatro l’anno scorso) e se da una parte arrivo a capire la critica feroce di un certo modello femminile a cui tutt* siamo tirat* in qualche modo dall’altra ho trovato due battute molto scivolose (una riguardava la violenza di gruppo)…e in generale il distruggere un certo tipo di donna in quel modo non mi convince tantissimo…bisogna attivare troppe conoscenze per percepire che potrebbbe essere una critica (e resta il dubbio..lo è davvero?) se ti dovesse capitare di vederlo (non so se è previsto il tour) magari ne riparliamo 🙂

  6. ta

    26 novembre

    purtroppo non l’ho mai visto dal vivo, ma ho letto alcuni suoi articoli, e condivido il tuo parere. è bravo, fascinoso e sembra trasudarlo in ogni cosa che fa.

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