Siamo tutti a conoscenza di malattie mentali quali la depressione, l’anoressia o la bulimia, per lo più perché, negli ultimi anni, si è registrata una crescita vertiginosa di soggetti affetti dai suddetti disturbi. Eppure, malattie ad essi fortemente collegate, come il Disturbo di Dismorfismo Corporeo (o Dismorfobia), sono per lo più sconosciute (per darvi un’idea, su Wikipedia non ve n’è traccia).
Il disturbo fu riconosciuto e preso in esame da Emil Kraepelin (ormai più di cento anni fa) che lo etichettò come una forma di nevrosi compulsiva, e da Pierre Janet che lo definì “ossessione per la vergogna del corpo”.

Le persone affette da questo disturbo vivono nella pressoché costante preoccupazione di essere afflitte e menomate da uno o più difetti fisici del corpo, reali o immaginari che siano.
Nel qual caso si riscontrasse un’effettiva anomalia fisica, la preoccupazione che il soggetto nutre nei confronti della stessa risulta essere sproporzionata, eccessiva, appunto nevrotica. 
L’esordio del disturbo è solitamente graduale, ma può anche manifestarsi all’improvviso. La persona che ne è affetta può iniziare a nutrire una crescente preoccupazione per una determinata parte del corpo che presenta difetti lievi o immaginari. Le zone più frequentemente prese in esame sono: la faccia (asimmetrie o sproporzioni del viso, un lieve pallore o rossore, occhi labbra o naso) o la testa (eccessiva peluria o sudorazione); ma qualsiasi altra parte del corpo può diventare “oggetto di studio”. La parte corporea incriminata può cambiare durante il periodo nel quale il paziente soffre del disturbo, esattamente come il livello di preoccupazione nutrita dallo stesso, anche se il disturbo di dismorfismo corporeo ha un andamento generalmente cronico, specie se non trattato.

I soggetti affetti da tale disturbo sono quindi costretti a vivere costantemente in una situazione di forte disagio, e descrivono la loro preoccupazione come “intensamente dolorosa” o “straziante”. La malattia è così scarsamente conosciuta e studiata perché coloro che ne sono affetti tendono a rivolgersi a specialisti della chirurgia plastica o dermatologi, i quali possono curare i sintomi creando una sensazione di benessere che è però solo temporaneo e illusorio (anche sottoponendosi ad un intervento di chirurgia plastica, il paziente ripresenterà gli stessi disturbi relativamente ad un’altra zona del corpo). Gli effetti sulla vita possono avere gravi ripercussioni, poiché tutti i soggetti affetti dal disturbo nella sua forma più grave arrivano anche a barricarsi in casa passando ore davanti allo specchio per analizzare le proprie presunte deformità o, al contrario, bandendo tutti gli specchi dalla casa e rifiutando qualsivoglia contatto con il mondo esterno. Va comunque ricordato che affinché la preoccupazione venga considerata un disturbo mentale deve causare un significativo disagio al paziente o essere associata a una limitazione della sua vita personale, sociale o lavorativa.

Visto che questa sede non si ripropone affatto di fare della bassa psicologia bisogna far presente che le cause scatenanti di tale disturbo rimangono ad oggi sconosciute; tuttavia, basandosi sui dati disponibili, si registra che la più comune età di esordio è tra i quindici e i vent’anni e che le donne ne sono in qualche modo più frequentemente affette rispetto agli uomini. Ci sentiamo davvero di escludere dalle possibili cause, o quanto meno di non prendere in esame le funzioni che svolgono (ed eventualmente i danni che possono creare) le immagini di bellezza stereotipata e, in un certo qual modo, sterile che viene enfatizzata dai media e, alle volte, anche dalle famiglie che incoraggiano l’omologazione come unico mezzo di essere accettati?