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La natura rassicurante di Eddie Vedder (Appreciati...

La natura rassicurante di Eddie Vedder (Appreciation Moment)

Eddie Vedder era una delle mie persone preferite, un tempo.
Cominciai ad apprezzarlo verso la fine della terza media, più o meno nello stesso periodo in cui realizzai che ascoltare i Nirvana tre o quattro ore al giorno, ogni giorno, mi stava uccidendo.
Come ogni ascoltatrice ossessiva che si rispetti, avevo elaborato un sistema di preferenze e disgusti assai complesso, considerate le limitate dimensioni della mia collezione di dischi. Per un certo periodo di tempo ritenni inconciliable l’ascolto dei Nirvana con quello dei Pearl Jam. La mia motivazione era che, un tempo, Kurt Cobain aveva pubblicamente deprecato la band di Vedder.
Ero una fan fedele. Dormivo con un poster deprimentissimo di Cobain sopra al letto. Mia madre lo riteneva inadatto alla camera di un’adolescente influenzabile e stolta com’ero io, poiché era chiaro che avrebbe avuto una cattiva influenza su di me. In effetti l’anno e mezzo che passai venerando il biondo suicida fu assai difficile, anche se non mi sembra giusto dare tutta la colpa all’amico Kurdt. Ero io che traevo giovamento dalla problematica iconografia di In Utero, di certo non lui.
Fu così finché i Soundgarden non mi condussero presso le lande rassicuranti dominate dai dischi puliti e ordinati dei Pearl Jam. Questo accadde proprio mentre giuravo a me stessa di archiviare per qualche mese la discografia dei Nirvana e darmi all’ascolto di album che non mi facessero venire voglia di passare i pomeriggi nell’armadio a piangere.

Ora che ripenso alla storia dei miei ascolti e al modo in cui essi si accordano con il dipanarsi della mia breve esistenza, realizzo che nessuno meglio di Eddie Vedder poteva mostrarmi che, nonostante la morte dell’amato Kurt, la vita aveva ancora senso.
Questo perché Eddie Vedder è la persona più rassicurante di questo mondo e, con lo scioglimento dei R.E.M., i Pearl Jam sono diventati La Band su cui Tutti Possiamo Contare.
La Band su cui Tutti Possiamo Contare non è “la band su cui tutti possiamo contare perché ci regali un bel disco ogni due o tre anni”. No, si tratta piuttosto della “band a cui abbiamo voluto tanto bene e che continuerà a portare in tour album che nessuno vuole sentire, ma che andremo a vedere comunque di tanto in tanto perché contemplare delle teste stempiate su un palco ci scalda il cuore”.

I primi album dei Pearl Jam non sono necessariamente rassicuranti come i personaggi che li hanno composti. Eddie Vedder era pur sempre un ragazzo provato da svariati casini familiari e questo è chiaro dai testi che scrisse in gioventù. Il fatto è che, a differenza degli altri leader delle band che emersero a Seattle durante i tardi anni ’80 e i primi ’90, Vedder era l’unico che non mi facesse venire voglia di ripudiare i miei sani valori cristiani e invocare il nome di Dio invano, odiare la polizia o scavarmi un buco nel suolo e restarci per settimane. Qualunque cosa Vedder dicesse, alle mie orecchie suonava positiva.
Ho tentato di trovare una spiegazione a questo strano fenomeno e, dopo lungo rimugiare, sono giusta alla seguente conclusione: Eddie Vedder è una persona di cui ti puoi fidare, in un ambiente in cui non ti fideresti di nessuno.

(Eddie Vedder e Carrie Brownstein sul set di Portlandia)

Mi fiderei mai di Chris Cornell (Soundgarden)? No. Mi fiderei mai di Mark Arm (Mudhoney)? No. Mi fiderei mai di Mark Lanegan (Screaming Trees)? No. Mi fiderei mai di tutti i loro colleghi defunti (Layne Staley degli Alice in Chains, Shannon Hoon dei Blind Melon, Andrew Wood dei Mother Love Bone, ecc.)? Mah, direi di no. Mi fiderei di Eddie Vedder? Sì.
Eddie Vedder è il genere di persona cui potresti affidare il tuo gatto prima di trasferirti dall’altra parte del mondo per sei mesi e, una volta tornata/o a casa, lo troveresti pasciuto e felice come mai era stato prima. È il genere di persona che vuole un sacco di bene ai suoi fan e che si preoccupa che i biglietti dei concerti dei Pearl Jam non costino troppo. È il genere di persona che suona l’ukulele contemplando l’oceano e che lo fa con quel genere di espressione facciale che dice: “Non mi sono mai fatto di eroina”. È l’amico etero che non ti porteresti a letto perché è troppo coccoloso, troppo rassicurante. È la persona che completa i versi di It’s the end of the world as we know it (and I feel fine) quando Michael Stipe è troppo stordito per ricordarseli.

È il finto giovane dal piglio alternativo che piace anche a chi vanta ascolti conservatori (es. Genesis, i Pink Floyd di The Dark Side of the Moon, Van der Graaf Generator, U2, tanto per citare i più ovvi). È il coetaneo sobrio che ti tiene i capelli mentre gli vomiti inavvertitamente sulle scarpe e che il giorno dopo ti da un buffetto sulla guancia dicendo che ti perdona per la tua stoltezza.

L’unica persona che forse risulta ancora più rassicurante di Vedder è Stone Gossard, uno dei due chitarristi dei Pearl Jam. Insieme mi fanno pensare alla polenta senza sale e al voto utile al Partito Democratico. Ma questo accade ora che so di essere una persona che ama i dischi lo-fi dedicati a gente morta nei boschi e l’ubriachezza data dall’abuso di amari d’erbe. Un tempo Vedder e Gossard non mi facevano questo effetto. La loro apparente bontà d’animo, la passione e la dedizione al lavoro che emergevano dall’ascolto dei loro dischi, in particolar modo dalle decine di live ufficiali che uscirono durante lo scorso decennio, erano per me fonte di grande ispirazione.

Concludo il post con qualche video che spero sia di vostro gusto.

(Eddie Vedder e Stone Gossard commentano il film di Cameron Crowe Singles. Adorabili.)


(Una perfomance live di Black che testimonia quanto Vedder fosse commovente da gggiovane).


(i Pearl Jam sono così umili da ringraziare i fan con questo video e fare tanti tanti auguri di buone feste)


(una versione estremamente cute di Eddie Vedder a Verona. I fan pseudo alternativi sono meno cute).


(Eddie Vedder vestito da becchino in vacanza ci propone una versione all’ukulele di Can’t Keep contemplando l’oceano).


(il Vedder che ho amato, circa primi anni zero)


(Porch live nel 1992)


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  1. miss e.

    13 marzo

    ora ho capito cosa mi piace di eddie vedder. forse hai ragione. è un fatto però che io non sia (ancora?) nella fase dei dischi su gente morta nel bosco. dunque continuo a trovare di una coccolezza meravigliosa tutto quello che quest’uomo scrive, canta, suona, ecc. anche nella sua versione becchino in vacanza.

  2. Margherita

    15 marzo

    guarda, in realtà ti capisco, nonostante sia nella fase dischi su gente morta nei boschi. la coccolosità resta pregevole. è solo che certe cose dell’ultimo vedder/degli ultimi pearl jam mi perplimono un po’. ma ciò non toglie che lo ami. è un caro ragazzo.

  3. verdeanita

    19 marzo

    oddio che pucci quel video di Verona. Io ero tra i fan non cute, però che bei ricordi!

  4. […] Di recente si è parlato di quel galantuomo di Eddie Vedder e, collateralmente, dei gruppi grunge più noti alle masse (Nirvana, Pearl Jam, Soundgarden, Mudhoney, Alice In Chains, Screaming Trees e via dicendo). Il nastrone di questa settimana vuole essere d’accompagnamento al post in questione e al nostro (e speriamo vostro) imperituro amore nei confronti delle sonorità sporche e in apparenza rozze che sono comunemente associate a ciò che se ne uscì da Seattle durante i primi anni ’90. Vi proponiamo una pregevole selezione di band meno note, tra le quali spiccano dei girl groups che meritano la vostra attenzione. Buon ascolto! […]

  5. Silvia

    9 aprile

    Cazzo come hai ragione.

    Provo quello che provi tu per il senso di fiducia ma purtroppo per me quest’uomo ha anche una forte carica sessuale. Cioè, è un gran bono.

    Comunque mi sono privata dell’ascolto di questo gruppo pazzesco per anni solo per quelle cazzate dette da Kurt Cobain. E me ne pento. Ero proprio una cretina.

  6. Vlao

    3 giugno

    Sono ammessi commenti maschili in questo luogo???
    Bè… chissenefrega…

    Sono d’accordissimo con quello che dici… “band a cui abbiamo voluto tanto bene e che continuerà a portare in tour album che nessuno vuole sentire, ma che andremo a vedere comunque di tanto in tanto perché contemplare delle teste stempiate su un palco ci scalda il cuore”
    è proprio vero… speriamo rimanga così…

    Anche io sono partito dai Nirvana, poi Pearl Jam, poi Radiohead, poi Sigur Ros… in una parabola discendente verso la ninnananna assoluta…
    forse però mi sono perso i dischi sulla gente morta nel bosco…

  7. Margherita

    3 giugno

    qui sono ammessi i commenti di chiunque 🙂

    sì, è interessante come certi dischi siano collegati tra di loro negli ascolti di tanta gente. io sono però giunta a derive lo-fi alquanto anomale (o forse no) a questo punto…

  8. […] civiltà e finire morti avvelenati dalle erbe selvatiche in Alaska come quel tizio accompagnato da Eddie Vedder all’ukulele. Ma – attenzione! – non è necessario andare ad uccidersi tra le nevi per trovare un […]

  9. Alex

    10 febbraio

    Bravissima. Bellissimo articolo
    PJ per sempre

  10. DanJasFil

    21 febbraio

    Arrrivo molto tardi, perché questo pezzo è stato ormai scritto ben cinque anni fa! Vorrei solo commentare che concordo con quasi tutto ciò che hai scritto, eccetto che EV sia un eterosessuale che non ti porteresti a letto perché troppo coccoloso. So che non è molto alto (1m71), ma come scrive Silvia è comunque un figaccione da competizione e compensa egregiamente con una forte carica erotica, unita appunto a quella qualità rassicurante che è di per se molto sexy. Poi quand’era più giovane aveva quella folta criniera di capelli castani ondulati che manco in una pubblicità dello shampoo e quella voce… ODDIO, la voce! Caldissima, profonda, roca, con quel vibrato naturale, unicamente sua ed inimitabile… Se non fa partire l’ormone quella, porca paletta… 😀

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