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La moda ai tempi del colera. Prima puntata: gli oc...

La moda ai tempi del colera. Prima puntata: gli occhiali

Avete presente il detto “Fa’ attenzione a quello che desideri, perché potresti ottenerlo”? Ecco, se qualcuno si fosse preso la briga di spiegarmelo quand’ero piccola, forse adesso non sarei qui a scrivere quanto segue. Perché? Perché quando avevo cinque anni conobbi una bambina di nome Arianna, che portava sul graziosissimo naso spruzzato di lentiggini un bel paio di occhiali. Erano tondi, di metallo smaltato di rosso e avevano una piccola farfalla all’“angolo” dell’occhio destro. Ai miei occhi di cinquenne, non c’era accessorio più desiderabile di quegli occhiali, e così iniziai a volerli anch’io, convinta che sarebbero serviti anche ad assottigliarmi il naso (a questo scopo, presi a portare gli occhiali da sole per ore, anche in casa). 

Quando si dice portarsi sfortuna da soli: a otto anni, mi venne prescritta una lievissima miopia ed ecco quindi il mio primo paio di occhiali (da portare solo per guardare la lavagna a scuola o al cinema, niente di grave). Purtroppo però, nel corso di pochi anni, le mie diottrie in caduta libera vennero a significare una cosa sola, perentoria come una condanna: OCCHIALI FISSI.

Ora, è inutile girarci intorno: una bambina con gli occhiali viene quasi automaticamente etichettata come brutta. La cautela che viene, probabilmente, dal timore di rompere gli occhiali la rende più quieta, attratta dai libri e impacciata negli sport, giustificando così anche la nomea di secchiona.
Se queste vi paiono impressioni personali, distorte da anni di sofferenza da “occhialuta”, cito Natalia Aspesi (1) a proposito della sua miopia:

A cinque anni cominciai a prendere lezioni di piano, a sei smisi perché per vedere lo spartito dovevo metterci il naso sopra, alzandomi dal seggiolino e smettendo così di suonare: o strimpellavo o guardavo lo spartito, perché sin da piccola ero miope. Ma in famiglia non si pensò agli occhiali, che per una femmina erano come la peste. Poi, per non restare analfabeta, dovendo frequentare la scuola, i maledetti occhiali furono ammessi, ma diventata grandina, quando uscivo con i primi, orribili corteggiatori, mia madre mi pregava: non mettere gli occhiali, se no pensano che leggi e sei istruita e non ti vogliono più. 

D’altronde, anche senza scomodare le esperienze passate mie o della giornalista, basta guardare alla televisione o al cinema per trovare conferma alla mia tesi. Come vengono ritratte e caratterizzate le ragazze bruttine, impopolari e senza speranza di trovare uno straccio di ragazzo? Esattamente: con gli occhiali. Solo qualche esempio: Betty in Ugly Betty, Patty in Il Mondo di Patty, Fern (poi Vyolet) in Jawbreaker, il personaggio della Capotondi in Come Tu Mi Vuoi, Diana in Diana, Cupido e il Commendatore di Bianca Pitzorno (qui una lista più esaustiva). Non importa dove si vada a pescare, il risultato è quasi sempre lo stesso. Tutte orrende fino al magico momento in cui si sfilano gli occhiali, sciolgono i capelli al vento e si rivelano inaspettatamente come, per usare un termine tecnico, fighe spaziali. Sul perché esista un’assurda dicotomia fra aspetto esteriore e capacità intellettuali, della serie “Una ragazza (o donna, se è per questo) non può essere al contempo bella e intelligente” non mi esprimo, in parte perché il risultato sarebbe un tomo e in parte perché non ho risposte sensate. In ogni caso, siccomegli occhiali vengono troppo spesso associati alla bruttezza, coloro che li portano li considerano quasi un marchio d’infamia, guardando (pun not intended) alle lenti a contatto come a una liberazione, un riscatto, intuendo finalmente la possibilità di non sentirsi scartate a priori a causa della propria sin troppo evidente miopia.

Forse è stato proprio lo sdoganamento sulle passerelle (Dsquared² ha addirittura fatto portare gli occhiali a tutte le modelle partecipanti alla sfilata del 2011) ad aver lanciato la moda degli occhiali: da qualche anno a questa parte, complici anche i famigerati hipster, montature grosse e vistose fanno bella mostra di se sui visi più inaspettati, anche sui faccini dei simpaticoni che anni fa vi chiamavano quattrocchi. Spesso e volentieri si tratta di lenti di plastica, senza alcuna correzione, indossate solo perché avere gli occhiali “va di moda”, “è bello”, “fa figo”.

So che è facile pensare che sia un’ingiustizia e che – dopo anni di sofferenza da occhiali, quando finalmente si è accettata la propria miopia – una moda del genere suona come una beffa, ma cerchiamo di vedere le cose dal lato positivo: gli occhiali e la loro connotazione, almeno per me, hanno tenuto a distanza un sacco di gente idiota. Uno che definisce una ragazza “un cesso” solo perché ha gli occhiali difficilmente sarà dotato di un’arguzia e una personalità travolgenti. E poi, scusate, volete mettere la soddisfazione di dire che noi, gli occhiali, li portavamo da prima che diventassero mainstream? Eravamo trendsetter e non lo sapevamo! Sarà anche una battuta orrida, ma fatemelo dire: per essere miopi, l’avevamo vista lunga. 

Note:
(1) Natalia Aspesi,
Il Fascino Discreto dell’Antica Nubiltà, da Il Venerdì di Repubblica del 25.11.2011


20/20 Vision è uno screenshot tratto da questo consigliatissimo video

 


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  1. sofia

    10 ottobre

    io da piccola desideravo occhiali e apparecchio! Nono chiedermi perchè.

  2. Valeria Righele

    10 ottobre

    se l’apparecchio diventa di moda io mi faccio delle grandi risate (e un attimo dopo piango pure, mi sa).
    btw, bello il video linkato alla fine, chiara…

  3. Ilaria

    10 ottobre

    Tu li desideravi? Io ho fatto di peggio 😉 Ecco la mia triste storia: all’età di sei anni desideravo fortissimamente portare gli occhiali, fantasticavo pure su montatura, colore… così ho deciso di mentire ai miei genitori: ho cominciato a sostenere che non riuscivo a leggere la lavagna, che giocando a palla con gli amici non vedevo bene la palla da lontano e così via. I miei, pur scettici, mi hanno portata dall’oculista che mi ha visitata con tutti i suoi macchinari e, benché io – piccolo genio del male – avessi tentato di ingannare anche lui, il suo responso fu che io ci vedevo benissimo. Alla fine dovetti confessare l’inganno e fui pure messa in punizione (niente “Bim bum bam” per una settimana). La beffa? Riuscii ad arrivare all’età di 18 anni con tutti i miei decimi; a quel punto ero molto felice di non aver bisogno degli occhiali e gioivo nel farmi beffe della me seienne. Ebbene, inesorabilmente la mia vista ha cominciato a decadere e alla veneranda età di 21 anni, quando ormai mi ritenevo fuori pericolo, sono diventata miope… e ora ho gli occhiali. Proprio come te dico: non sempre è bene che i desideri si realizzino (però ammetto che metterli da adulta è ben diverso che averli da ragazzina o adolescente…).

  4. Veronica Tosetti

    11 ottobre

    Ah, ma allora non ero l’unica che li desiderava intensamente da piccola!
    Bella rubrica, il titolo è qualcosa di fantastico!!

  5. Paolo1984

    11 ottobre

    Sono stato un bambino occhialuto e ora sono un ventottenne occhialuto (ho un leggero strabismo), peraltro corrispondo abbastanza al clichè nel senso che sono gracile, mi piace leggere e sono inetto negli sport..ma sono sopravvissuto..coraggio!
    Io comunque non ho mai ritenuto e non ritengo inconciliabili bellezza e intelligenza.
    e scusate l’Ot: Ugly Betty è forte

  6. mariantonietta

    21 ottobre

    E pensa che io dovevo portare gli occhiali quando non era una moda,anche se, non capace della cautela di cui parlavi,non li mettevo mai. E adesso, che mi piacciono tanto,mi stanno anche bene (e magari se gioco sono meno maldestra che a 8 anni) e fanno pure figo,ho 10 decimi e mi è venuta una vista acutissima. Se non è sfiga…

  7. […] Le puntate precedenti: Le Converse Gli occhiali […]

  8. […] normale, nella provincia nordestina le cose vanno un po’ diversamente e la combo occhialoni da secchiona + rossetto rosso mi valgono diverse occhiatacce. Per un paio d’anni vivo una situazione […]

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