Ah, le cover musicali! Quanta gioia e quanta ambiguità! Mi è capitato almeno decine di volte di amare una canzone senza sapere che era una cover, e di reagire in modi inaspettati nel momento in cui mi trovavo a dover confrontare la versione originale con quella rifatta. A volte la bocca mi si impastava per l’amarezza (il confronto non reggeva, e io mi vedevo costretta a rivedere le mie preferenze); a volte imbestialivo urlando all’oltraggio; altre rimanevo a bocca aperta (e orecchie spalancate) per la piacevolezza della reinterpretazione.
Esistono canzoni splendide coverizzate in modo ignobile dal primo fesso di turno, e altre cui invece viene resa piena giustizia grazie ad interpretazioni oltremodo superlative. Esistono canzoni così popolari che farne una cover è quasi d’obbligo; canzoni che nessuno conosce e vengono coverizzate da musicisti altrettanto sconosciuti; cover eseguite solo durante i live, magari tra un pezzo di repertorio e l’altro, prezioso regalo per i fortunati fan presenti; cover “attualizzate” di brani caduti nel dimenticatoio (quelle che fanno impazzire gli hipster, per capirci). Poi esistono i remix, le parodie, le versioni tradotte… durante il suo ciclo di vita, un brano può subire insomma innumerevoli rimaneggiamenti.

È complicato.

Prendete la colonna sonora di Life aquatic di Wes Anderson: curata da Mark Mothersbaugh dei Devo, è costituita per il 80% da cover di Seu Jorge. I testi sono completamente stravolti e l’unico indizio della non originalità dei pezzi sta nella linea melodica, che rispetta quella delle canzoni di partenza. Ma è un lavoro da maestro.

Se prendete le cover band, la storia è ben diversa. Parlando con franchezza, vedere un gruppo di amici che gira per le sagre di paese (o le assemblee di istituto; se sei sfortunato, il tuo istituto!) riproponendo il solito repertorio di classici rock/italiana leggera ormai trito e ritrito è sfibrante, alla lunga. A quel punto mettiamoci a fare un buon dj-set e morta lì. Motocicletta 10 hp, tutta cromata, è tua se dici sììì…

Ma ripeto: è complicato. E in fin dei conti è tutta questione di gusti.

Questo mese, come sapete, parliamo di cicli, di fenomeni che ritornano. Ecco perché il (ricco) nastrone della settimana è dedicato alle reinterpretazioni e alle riproposizioni di canzoni che le nuove generazioni avevano dimenticato o accantonato o mai conosciuto. E, collateralmente, ai pezzi che le band rifanno per divertire i loro fan. Mi sono tuffata nel buio profondo del mio hard disk e ne sono emersa, spettinata, con questa manciata di pezzi. Sicuramente ne ho trascurata qualcuna di fondamentale (gné,gné, rendetevi conto che spazio ce n’era fino ad un certo punto), ma confido sul fatto che voi collaborativi lettori vogliate suggerirmi eventuali mancanze nei commenti qui sotto. Qui c’è la versione scaricabile. Buona settimana a tutti.

 

“The locomotion” – Beach Boys (originale di Little Eva)
“We’re going to be friends” – Bright Eyes & First Aid Kit (originale dei White Stripes)
“Fluorescent adolescent” – Kate Nash (originale degli Arctic Monkeys)
“Ashes to ashes” – Warpaint (originale di David Bowie)
“I know there’s an answer” – Sonic Youth (originale dei Beach Boys)
“Love buzz” – Nirvana (originale degli Shocking Blue)
“Per me lo so” – Tre Allegri Ragazzi Morti (originale dei CCCP)
“(I can’t get no) Satisfaction” – Devo (originale dei Rolling Stones)
“Is this it” – Peter Bjorn and John (originale degli Strokes)
“My generation” – Patti Smith (originale degli Who)
“The love cats” – The Hot Rats (originale dei Cure)
“The rhythm of the night” – Ex-Otago (originale di Corona)
“That’s the way boys are” – Best Coast (originale di Lesley Gore)
“Happiness is a warm gun” – The Breeders (originale dei Beatles)
“I’m so excited” – Le Tigre (originale delle Pointer Sisters)
“Bleeding love” – The Wombats (originale di Leona Lewis)
“Hollaback girl” – Foals (originale di Gwen Stefani)
“This charming man” – VV Brown (originale degli Smiths)

(copyright immagine: Nino Aimone)