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I miei postumi hanno interferito con la stesura di...

I miei postumi hanno interferito con la stesura di un editoriale degno per gennaio

Vi siete riprese/i dalla devastazione di Capodanno? Avete annegato adeguatamente i vostri dolori nell’alcol? Avete fatto dei buoni propositi per il 2012? La mia risposta è “no”, a tutte e tre le domande.
Eppure sono alla mia scrivania a scrivere questo editoriale. Ammetto di essere più lenta del solito. Ogni due parole mi perdo a guardare fuori dalla finestra. Forse mi addormenterò sulla tastiera, tra poco.

Ma bando al ciarpame. Questo è il post con cui rivelo il tema di gennaio.

(Il problema è che sono appena stata colta da una scossa di sdegno perché ho visto passare in strada una comitiva di tre bimbe con le bici e il cappottino rosa. Se ne avessi le forze, corrugherei la fronte. Poi uscirei dalla finestra fingendo di essere una scimmia incurante del freddo e inseguirei la madre di quelle bimbe dicendo: “Dovremmo problematizzare la monocromaticità di queste bambine”).

Insomma, il tema di gennaio è CICLI.
Sì, lo so, cosa c’è di più divertente di una webzine gestita da ragazze che dedica un intero mese ai cicli? Forse solo le sparate razziste di vostro zio leghista. Fa ridere in quel modo. C’è del disagio nel nostro ridere. Ridiamo pur sapendo che è sbagliato su almeno ventisette livelli. Parliamo di tabù, di cose che vanno nascoste, di un argomento sul quale gli antropologi hanno scritto così tante pagine da costruirci un villaggio in cellulosa.
Ma, in realtà, non parleremo solo di cicli mestruali, anche se so che l’idea vi solleticava un sacco.
Abbiamo scelto questo tema perché con gennaio Soft Revolution compie un anno. Nel pensarci ci sentiamo un po’ vecchie. Ciononostante continuiamo a darci agli eccessi (es. discutere su Gmail, alle quattro di mattina, di quanto cute sono gli Zen Circus che fanno le cover di Paola e Chiara; organizzare riunioni di redazione il cui unico vero obiettivo è ubriacarci dal pomeriggio in poi e sviscerare questioni fondamentali, come il nostro passato rapporto con Cristina D’Avena, le Spice Girls, l’obiezione di coscienza e le persone che non capiscono le nostre battute). Il trambusto rituale di questi giorni e l’idea farlocca della Rinascita che ad esso è legata ci hanno forse influenzate nella scelta del tema che ci accompagnerà durante il mese di gennaio, perché il compleanno della nostra creatura non costituiva una ragione sufficiente per scomodare un concetto astratto come quello che abbiamo selezionato per voi, Amato Pubblico. Quindi, sì, è vero, siamo volubili, conservatrici e incapaci di ignorare le festività popolari.
E a gennaio parleremo di cicli, biciclette, riciclaggio, revival, mode, eterni ritorni, stagioni e molto altro ancora.
So che non state più nella pelle e che vorreste strapparvi di dosso i vestiti, ma vi chiedo di contenervi. Siamo pur sempre delle signore!


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  1. Ilaria

    2 gennaio

    Non mi strapperò i vestiti ma l’entusiasmo ce l’ho, soprattutto per il “ciclo” inteso come bicicletta!!! Sono una ciclista convinta 🙂

  2. Valeria

    5 gennaio

    l’editoriale migliore, fino ad ora. te lo dico un po’ in ritardo, comunque è geniale. da “monocromaticità delle bambine” ho iniziato a ridacchiare a tutto spiano, proseguendo per tutta la durata del post e poi, ancora adesso, mentre sto scrivendo questo commento. e forse ancora un pochino dopo che l’avrò inviato. eh eh eh. eeeh.

  3. […] mese, come sapete, parliamo di cicli, di fenomeni che ritornano. Ecco perché il (ricco) nastrone della settimana è […]

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