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I ménages à trois al cinema: una breve antologia....

I ménages à trois al cinema: una breve antologia.

Non poteva mancare, anche per febbraio, la nostra selezione di film in linea con il tema del mese (per l’occasione declinato nella forma di triangolo amoroso). Se ne sono occupate Chiara Puntil e Marta Conte. Prendete nota e invitate gli amici per una maratona in casa. Fuori è freddo e qui ci sono un bel po’ di spunti.

Ultimo Tango a Parigi (1972)
Come potevamo escludere uno dei film più riusciti e scandalosi mai partoriti della mente perversa del caro Bernardo B.? Parigi: Jeanne (Maria Schneider) e Paul (Marlon Brando) dopo essersi trovati a visitare una casa insieme, casualmente, diventano amanti. Lui vuole dimenticare l’amore della sua vita, la defunta moglie; lei cerca di sfuggire ad un matrimonio convenzionale. A questo triangolo si aggiunge l’amante della moglie di Brando, che aiuterà lo stesso ad esorcizzarne la morte. Bertolucci non ci fa mancare proprio niente, proponendoci un intreccio complesso che esplora tematiche profonde attraverso la scoperta e riscoperta della sessualità come luogo dell’anima, dove è necessario lasciare alla porta tutto della propria identità, nome in primis. Un capolavoro imperdibile. (M.C.)

The Dreamers (2003)
Bertolucci torna sul tema del ménage riproponendo elementi già collaudati: la dimensione dell'(auto)segregazione in casa (di nuovo luogo dell’anima), la sessualità (più marcatamente infantile) che nega l’identità, i triangoli. Al vertice Isabelle, sorella gemella di Theo e infatuata di Matthew, americano a Parigi. Il giovane si trasferisce dai fratelli, comincia a conoscerli e, iniziando una storia con Isabelle, a separarli, arrivando a constatare quanto sia torbido e ambiguo il legame che li unisce. La tensione raggiunge il limite quando i tre manifestano esplicitamente le loro emozioni; ma il triangolo non è un opzione contemplabile: porterà alla rovina il rapporto. In un primo momento si era pensato di enfatizzare maggiormente la tensione sessuale tra i due uomini, ma Bertolucci scartò l’opzione, affermando che altrimenti il film sarebbe stato sovraccarico.
Il film è anche ripieno di citazioni e riferimenti cinematografici, i cinefili apprezzerano. (M.C.)

Il danno (1992)
Tratto dal romanzo di Josephine Hart, il film di Louis Malle ci getta nell’universo claustrofobico di Stephen Fleming, politico che sembra avere tutto: un buon lavoro, una moglie devota, un figlio in gamba. Con un’eleganza formale che stride con i sentimenti dei personaggi, il regista ci cala nella tresca di Stephen ed Anna (fidanzata ufficiale del figlio), riuscendo nel suo intento di ritrarre la società anni Novanta con le sue convenzioni sociali e i suoi costumi sessuali. Il protagonista è Stephen, ma la storia s’incentra sulla vita di Anna e della vicenda che le ha cambiato la vita (un danno, appunto) e che finirà per influenzare e cambiare per sempre anche quella di lui, con esito prevedibile ma comunque fatale. (M.C.)

Jules Et Jim (1962, François Truffaut)
Jules (austriaco) e Jim (francese) si conoscono a Parigi nel 1912 e stringono amicizia discorrendo di letteratura e sperando d’incontrare una donna il cui sorriso corrisponda al loro ideale (una statua vista in una diapositiva). Un giorno Catherine, conoscente di un cugino di Jules, entra nelle loro vite: Jules se ne innamora e la sposa, poco prima dello scoppio della prima guerra mondiale.
Alla fine del conflitto, che ciascuno dei due amici vive nel timore di uccidere l’altro, i due si ritrovano: Jules e Catherine hanno avuto una figlia, ma il loro matrimonio è ormai finito; Catherine si sente infatti intrappolata nel suo rapporto con il marito. Jules si accorge che Jim ama, ricambiato, Catherine e, pur di non venire abbandonato, dà loro la sua benedizione. Inizierà così un triangolo dagli sviluppi imprevedibili. (C.P.)

L’Année Dernière à Marienbad (1961, Alain Resnais)
Un uomo e una donna si incontrano in un lussuoso albergo sontuosamente arredato in stile barocco. Lui sostiene che si sono conosciuti l’anno precedente a Marienbad, lei dice di non averlo mai visto prima. Lui rincara la dose, certo non solo di conoscerla. Lei lo prega di lasciarla in pace. Lui dice che si erano dati appuntamento per quest’anno, in quest’albergo, per poter scappare insieme. Lei dice di non ricordare. Lui l’accusa di non voler ricordare, di non averne il coraggio. Lei tentenna. Sullo sfondo, il marito di lei osserva le dinamiche fra i due, e sembra sospettare qualcosa. Forse sa. Forse no. Forse si rifiuta d’intervenire. Chi mente, lui o lei? Chi cederà, lui o lei? E il marito di lei è al corrente della trama che si sta svolgendo davanti ai suoi occhi? Il film è onirico, ambiguo, cerebrale, mentre il confine tra realtà e sogno, fra verità e menzogna, fra ricordo ed immaginario si fa sempre più labile, indecifrabile. (C.P.)

Casablanca (1942)
È nell’esotica Casablanca (Marocco) che le vicende e i tumulti passionali dei tre personaggi s’intrecciano con la Storia vera e propria. Siamo nel pieno della seconda guerra mondiale e Casablanca è luogo di transito prediletto da tutti coloro che aspirano ad abbandonare la vecchia Europa sperando in un futuro migliore in America. Per partire però è necessario essere in possesso dei visti e, possibilmente, non essere dei ricercati politici. Humphrey Bogart, in una delle sue interpretazioni più famose, è Rick, gestore cinico e individualista di un saloon che è anche teatro di traffici illegali. Entrato in possesso di due visti, si vedrà costretto a organizzare e giostrare la partenza di Laszlo, eroe di guerra fuggito da un campo di concentramento, e della moglie, Ilsa, della quale si è innamorato quando ebbero una breve (ma intensa) relazione a Parigi. Là, lei lo aveva lasciato alla stazione, dopo aver appreso che il marito, che credeva morto, è in realtà ancora in vita. Il cameratismo virile vince sull’amore, e riconferma Bogey come suprema incarnazione dell’esistenzialismo americano, col quel suo discorso che ha fatto la storia del cinema. Riguardo quest’ultimo, Bogart ha detto: “Non è molto da me, ma avendo davanti una Bergman quasi in lacrime, chiunque si sentirebbe romantico.” Per ulteriori informazioni, chiedete a Woody Allen, che omaggia lo stoico e il suo personaggio in Provaci ancora Sam. (M.C.)

The Doom Generation (1995)
Gregg Araki ci propone, nel suo stile giovanile e psichedelico, un tour di sesso, droga e violenza per le strade d’America. A viaggiare è la coppia costituita da l’ingenuo Jordan e la disillusa Amy, i quali accettano di dare un passaggio al misterioso Xavier Red. La vicenda si complica quando X uccide il proprietario di un negozio: da quel momento comincia una fuga per scappare alla polizia. X riesce a sedurre Amy e a portarla a letto, ma quando Jordan lo scopre i rapporti s’incrinano, anche perché i due iniziano a sviluppare attrazione sessuale l’uno per l’altro. La situazione non migliora mano a mano che il viaggio prosegue. Il film è costellato di pittoreschi personaggi che dichiarano, immancabilmente, di essere ex amanti di Amy (che, da parte sua, negherà sempre), o di averla confusa per la loro ex. Decidendo di passare la notte in in un locale abbandonato, il trio, dopo aver consumato, viene attaccato da una banda di neo-nazisti che picchiano e stuprano in un’escalation di violenza che farebbe impallidire Kubrick (e scusate se è poco). Astenersi stomachi deboli, neonati e ultraottantenni. (M.C.)

Rebecca, la prima moglie (1940)
Nel 1940 il National Board of Review of Motion Pictures l’ha inserito nella lista dei migliori dieci film dell’anno. La regia è di Alfred Hitchcock. Non vi basta? Ok. A Montecarlo una giovane dama di compagnia conosce e sposa il ricchissimo Massimo de Winter, trasferendosi con lui nella sua villa. Giunta nella sua nuova casa, la mogliettina presto si accorge di essere circondata da un ambiente ostile. La villa è a ridosso di una scogliera, isolata, enorme e inospitale: non solo è un reliquiario degli oggetti personali di Rebecca, la prima moglie di Massimo, ma la cameriera personale non fa che parlare di questa donna, che presto trascende la sua umanità per diventare una creatura propriamente mitica. Prendendo coscienza della sua totale inadeguatezza, la giovane moglie diviene ossessionata da questa figura, convincendosi che non riuscirà mai ad eguagliarla agli occhi del marito. Rebecca è misteriosamente morta (misteriosamente? stiamo parlando di Hitchock, l’impossibile viene esplicitato in maniera del tutto razionale, ma io non posso dirvi troppo) ma il ritrovamento del suo corpo, che a detta di Massimo era stato seppellito, porta a riaprire il caso. La verità verrà a galla dimostrando ancora una volta che nulla è come sembra, ma ormai è troppo tardi: anche se fattasi complice del complotto con Massimo, la signora de Winter è ormai totalmente soggiogata dall’immagine di Rebecca e… un finale incendiario degno del maestro del terrore. (M.C.)

Quando la moglie è in vacanza (1955)
Passa la metro, una gonna bianca si alza mostrando le lunghe e slanciate gambe della fidanzatina d’America; in sottofondo il grugnito di approvazione del marito Joe di Maggio, che insistette per accertarsi che l’inquadratura non mostrasse troppo. “Io la trovo un’estasi!” sono le parole pronunciate dall’incarnazione dell’americano medio Richard Sherman, il quale è rimasto da solo a NY a lavorare durante l’estate, avendo mandato moglie e figlio in vacanza. La sua quotidianità viene sconvolta quando al piano di sopra si trasferisce una ragazza (la Monroe, che nel film non ha nome  proprio perché il personaggio è largamente basato sulla persona dell’attrice stessa): un’ingenua e deliziosa aspirante attrice. La commedia è costituita di gag a sfondo erotico che vedono la frizzante giovane provocare con innocua malizia il povero Richard, dilaniato dal desiderio da una parte, e dai sensi di colpa dall’altro; il “lieto fine” è comunque d’obbligo.
In una prima versione del film, girato e montato, Richard cede alle avances della ragazza. Il film fu censurato e venne imposto di tagliare la scena e rigirare l’ultima parte, poiché i personaggi altamente stereotipati, con i quali era facile immedesimarsi, assumevano una valenza simbolica troppo forte che l’America perbenista anni ’50 non poteva appoggiare e promuovere. (M.C.)

Splendidi Amori (1999)
Gregg Araki ripropone il tema della sessualità ambigua ambientandolo in un mondo moderno dove i confini sessuali definiti non esistono più: lo stile è quello della commedia glamour e garbatamente cinica, poco pretenziosa. Il film si concentra sulle vite di Kim, Zed e Abel, i quali vivono una relazione a tre con alti e bassi, ma senza mai troppi squilibri. È interessante vedere come il film, essendo rivolto ad un pubblico non di nicchia, si concentri più sulle singole relazioni che la ragazza instaura con i due uomini, piuttosto che sulla dimensione omosessuale, decisamente attutita, se non addirittura tralasciata. L’unica vera attrattiva del film sono i costumi, deliziosamente ricercati e inusuali, e il forte contrasto dei colori, che suggeriscono una visione del mondo distorta, in cui il ménage à trois è visto come alternativa preferibile alle convenzioni sociali e alle etichette. Il clima da “messa in discussione” è coerente con quello in cui il film uscì, ovvero la fine del millennio, il 1999. (M.C.)

Le Fate Ignoranti (2001, Ferzan Ozpetek)
Antonia e Massimo sono, o sembrano, una coppia perfetta: sposati da quindici anni, sono ancora affiatati, vivono in una bella casa in riva al fiume e hanno entrambi un buon lavoro. Dopo essere stato travolto da una macchina, Massimo muore improvvisamente e Antonia apprende con stupore che lui la tradiva da sette anni . Disperata, si mette alla ricerca dell’amante, per scoprire che “l’altra” è in realtà un uomo, Michele. Dopo lo shock iniziale e la reciproca antipatia, fra Antonia e Michele nasce un’amicizia. Grazie a questo legame, lei riuscirà ad accedere a quella parte di Massimo di cui ignorava l’esistenza; a superarne il lutto e iniziare a guardare al futuro. (C.P.)



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  1. margherita

    14 Febbraio

    mi sono segnata diversi film, alcuni sconosciuti, altri da rivedere. grazie care 🙂

  2. […] webzine di tutto rispetto, abbiamo preparato una lista di film adatti all’occasione (ma anche quella sui ménage à trois non […]

  3. Marta Conte

    15 Febbraio

    Uh mi stanno tutti facendo i complimenti per sto post, daje 😀
    Ok smetto di tirarmela, poi facci sapere che ne pensi!

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