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Hysteria: inventare il vibratore in epoca vittoriana

Avete presente quelle sere in cui avete voglia di un film leggero ma non troppo, che faccia ridere ma che non sia una stupida commedia americana, un po’ piccante senza essere porno, e che soprattutto non sia un mattone? Quelle sere in cui, tipicamente, non trovate nulla che si adatti a questa sfuggente voglia? Ecco, ieri per me era una sera di quelle, ma per caso (e per fortuna) avevo sotto mano un film che mi aveva passato un’amica. Ne avevo sentito vagamente parlare, e così me l’ero fatto prestare: il film, che si chiama Hysteria ed è del 2011, mi aveva attirato per due motivi. Primo, parla dell’invenzione del vibratore, tema di cui non so nulla; secondo (e non meno importante), è un film inglese, e io amo lo humor inglese. Le premesse non erano le migliori – come si può fare un film sul vibratore senza cadere nel cattivo gusto? – ma ho avuto fiducia negli Inglesi, e ho fatto bene.

Il film inizia in modo abbastanza ordinario. È ambientato nell’Inghilterra vittoriana, e il protagonista si riconosce subito perché è carino, intelligente e buono. È un giovane medico, che viene licenziato da tutti gli ospedali di Londra a causa delle sue idee “rivoluzionarie” sulla scienza medica – ovviamente sono cose che ora diamo per scontate, quindi noi spettatori sappiamo che lui in realtà ha ragione ma quelli nel film no e allora tifiamo per lui e bla bla bla. A un certo punto viene assunto nello studio di un vecchio medico che cura l’isteria nelle donne, e ovviamente questo medico ha una figlia che è dolce, carina, con talento e bla bla bla. A questo punto il film sembra già finito, perché lì per lì ti convinci che sia di quelli in cui se vedi un personaggio bello e una tipa bella sai già che finiranno insieme. E invece non è così scontato, ma non vi dico perché per non rovinarvi la storia.

Nei titoli di testa c’è un avviso: “Il film è tratto da una storia vera. Davvero”. Ora, fidarsi è bene e non fidarsi è meglio, ma in ogni caso l’ambientazione storica è sicuramente verosimile, e descrive bene (anche se a volte con toni fin troppo didascalici) la situazione delle donne dell’epoca. Il primo elemento di riflessione è fornito dallo studio del vecchio dottore, dove vediamo arrivare donne di ogni tipo e con ogni genere di “disturbi” psicologici, frettolosamente diagnosticati come isteria: una malattia “fisica” (isteria deriva infatti dal greco hysteron, utero), adatta ad esseri che non sono considerati dotati di una mente complessa come quella maschile. La cura – e qui inizia la parte divertente – escogitata dalla medicina del tempo era semplice: stendere queste compite signore su un lettino e… ehm… “soddisfarle” con la mano del medico curante. Questo è quello che il protagonista si ritrova a fare, con grande successo. Lo studio è sempre pieno, e il povero Mortimer (questo il suo nome) è oberato di lavoro, e si aggira per Londra con la mano sempre più indolenzita; si confida con un suo amico, un tipico e adorabile dandy inglese, amante delle nuove tecnologie (elettricità e telefono), che lo aiuterà sia moralmente che materialmente.

Un elemento di disturbo in questo (già strano) quadro è l’altra figlia del vecchio dottore, da me ribattezzata “La Maialessa” a causa dell’aspetto fisico dell’attrice (la brava ma suina Maggie Gyllenhaal). Il suo carattere è abbastanza monocromo, come quello di tutti gli altri personaggi del resto, ma può essere interessante perché rappresenta una proto-femminista: rigetta il modello di donna vittoriano, docile e sottomesso, desidera indipendenza e libertà di voto, e ritiene l’isteria una malattia inventata per patologizzare donne insoddisfatte. Oggi non c’è niente di strano per noi in queste idee – dopotutto, è storia – ma una cosa bella di questo film è che ti fa calare con nonchalance nell’atmosfera del tempo, e ti fa rendere conto di quanto assurdi sembrassero gli ideali di parità tra i sessi che oggi diamo per scontati. Lo stesso meccanismo è creato per la medicina: i vecchi dottori trovavano inconcepibile l’esistenza dei germi, mentre ora è una cosa che sa ogni bambino. Subito la mente comincia a produrre analogie, e ti fa ragionare su tutte le idee che oggi troviamo assurde e che un giorno saranno scontate – ed è un pensiero affascinante.

A parte questi spunti molto seri, le scene di “cura” sono onestamente esilaranti, anche grazie ai personaggi delle signore che vi si sottopongono. Un dettaglio: la caliente cantante dell’Europa mediterranea che, depressa dal clima inglese, non riesce più a cantare, ha un accento spagnolo nella versione italiana doppiata (che ho visto io). Quando finalmente (non vi dico perché) riesce a cantare, però, canta in italiano: questo, aggiunto al fatto che il suo nome sia Mrs. Castellari, fa pensare che nella versione originale il personaggio sia italiano. Adorabile, poi, è Mrs Parsons, una compita e attempata signora inglese che nasconde voglie ardenti sotto un’aria a dir poco pudica.

Insomma, Hysteria è un film molto godibile, grazie al leggiadro humor inglese che tratta benissimo l’argomento senza mai sbagliare tono. Non aspettatevi un capolavoro – non ne ha le pretese – e non aspettatevi, per carità, una maialata (guardatevi Tinto Brass piuttosto), ma è davvero simpatico e informativo.


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