Crea sito
READING

Hold on to each other, we’ve gotta hold on t...

Hold on to each other, we’ve gotta hold on tonight: una non-recensione a Hedwig

Tanti anni fa, probabilmente più di dieci o dieci tutti, abitavo con i miei, andavo ancora al liceo, e passavo le mie estati nella velenosa Brianza, notoriamente un posto in cui non succede granché (ora, invece, pare si sia popolata di iniziative. You go, Brianza!); immaginati poi d’estate, in cui già si svuotano le città, figurati la Brianza. Ma cosa c’è in quel luogo, così come in qualsiasi posto dotato di un muro sufficientemente grande e di scomode seggioline di plastica? Un cinema all’aperto. Allora, ricapitoliamo: ho 16 anni, forse 17. È estate, sono in Brianza, sfiancata dal caldo e dalla noia brianzola. Probabilmente non sto facendo le versioni di latino assegnate, e constato che vestirsi di nero quando fuori ci sono 35 gradi non è esattamente una buona idea (spending warm, summer days, indoors eccetera eccetera, non si impara mai). Una sera, visto che la rassegna di cinema all’aperto della cittadina vicina è incredibilmente ben organizzata (e la cosa perdurerà negli anni, grazie Brianza), si va al sopracitato cinema all’aperto, film della serata Hedwig. Così, a scatola chiusa (ricordate? Tanto non c’è molto altro da fare).
Ed ora, io lo so che è stata una fortuna più unica che rara, vedere Hedwig al cinema.

C’è una frase, all’inizio di Velvelt Goldmine (altro film assai pertinente al tema del mese); la stessa frase che viene riportata sul retro di certi vinili: to be played at maximum volume. Quella frase non c’è in apertura di Hedwig, ma calzerebbe a pennello. Vuoi perché è un musical composto di canzoni meravigliose, vuoi perché vederlo con le cuffie, davanti al pc è assolutamente riduttivo. Hedwig è uno di qui film da vedere ad alto volume, prima da soli, poi con qualcuno, poi di nuovo da soli perché in fondo certe sensazioni sono difficili da condividere con chiunque. Non vuole essere una di quelle “recensioni” per cui io so cosa Flaubert rappresenta per me, ma voi di lei cosa pensate?* ma è difficile elencare la trama di Hedwig senza cadere nello spoiler più selvaggio. Potrei dirvi di fidarvi, procurarvi il film e assicurarvi che non ci siano vicini di casa a cui dar fastidio, mettervi comodi e godervi lo spettacolo. Ma a) mi sembra francamente strano che qualcuno possa ancora non aver visto Hedwig e b) non vedo perché dovreste credermi sulla fiducia. Aggiriamo il problema ancorandoci al tema del mese: Hedwig non è film che in qualche modo, lateralmente, di sfuggita e in maniera trasversale, parla di freaks. Hedwig è un film interamente incentrato sui freaks. Dal protagonista, ai comprimari, alle comparse: da vicino nessuno è normale. Forse è per questo che si è meritato l’etichetta di film di culto, la ragione per cui ogni persona anche solo, vagamente stramba (che la stramberia sia auto decisa o stigma sociale è ininfluente) abbia deciso di vederlo. O forse è diventato un simbolo perché, assai banalmente, parla d’amore. Di quelle storie d’amore a cui un po’ si aspira un po’ si scappa a gambe levate, fra due personaggi che sono così tanto deliziosamente belli, outcast e danneggiati (e quindi,  punto a capo, freaks) per essere veri. E siccome è un film, non ci poniamo il problema di quanto possa essere, o meno, verosimile.
The comfort in being sad,
giusto? Quella sensazione calda, umida e piacevole di non essere non tanto tristi-tristi ma solo tristi un pochino, melanconicamente tristi, tristi in maniera recuperabile. In maniera parallela: il piacere di essere considerati non tanto lo scemo del villaggio, ma quelli un po’ strani, leggermente strani, piacevolmente strani. Di quelli strani che non restano effettivamente ai margini, ma trovano altri freaks come loro, trovano un gruppo in cui riconoscersi e possibilmente un’altra anima candida parimerito sopra le righe di cui innamorarsi in maniera irrecuperabile.
E se tutto questo non è (ancora) a portata di mano, allora c’è Hedwig, 95 minuti di musica punk, citazione del Simposio di Platone, recitazione struggente e dolorosa, rifiuti brucianti, parrucche e omosessualità e transessualità.
Non siete soli, insomma. Né ora né mai:  hold on to each other, we’ve gotta hold on tonight.

*David Sedaris “Me parlare bello un giorno”

Trailer:


RELATED POST

  1. Valeria Righele

    12 ottobre

    La colonna sonora di questo film è qualcosa di spettacolare. Io AMO Origin Of Love. AMO!

  2. Veronica Tosetti

    12 ottobre

    Non dimentichiamoci dei lustrini! In un certo senso, questo film ha segnato l’inizio della rivendicazione della mia unicità durante l’adolescenza, ma non so perché non l’ho mai condiviso con nessuno… forse perché così tanta “esagerazione” è difficile da condividere con qualcuno a una certa età…? Ora però posso urlarlo al mondo: AMO HEDWIG!
    (e sì, la Brianza si starà anche popolando di eventi e iniziative ma rimane sempre il vecchio buco velenoso e puzzolente di sempre.)

  3. Feda

    12 ottobre

    Bellissimo articolo di tributo, bellissimo film (che tra l’altro ho visto per la prima volta non molto tempo fa), totalmente diverso da ciò che lo spettatore medio si aspetterebbe guardando la copertina del dvd. Condivido appieno l’entusiasmo dell’autrice del post e aggiungo solo che ho particolarmente amato le illustrazioni del pezzo “the origin of love”.

    La Brianza non è cattiva, è che la disegnano così.

  4. Nicolò

    14 ottobre

    Bella recensione! Non conosco Hedwig, ebbene sì, sono un eretico, uccidetemi! 😉 Ma recupererò al più presto!
    E’ vero, la Brianza è velenosa e anche un po’ noiosa, ma l’unica cosa che non rimpiango sono i cinema all’aperto; le programmazioni in quasi tutti i paesini non sono niente male!

  5. Marta

    15 ottobre

    il verde della brianza velenosa mi manca tantissimo. così come certe birrette a poco, le biblioteche e i suoi cinema. essì, anche la brianza sa essere incantevole, quando vuole ( raramente)

  6. […] Hedwig si era ritrovat*, per diverse circostanze e problemi, con un angry inch, Sissy con questi pollici […]

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.