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Grève étudiante – gli scioperi studenteschi in Québec

 Il Québec conta 8 milioni di abitanti. Data la differenza di popolazione rispetto a quella italiana, le unità di misura sono un po’ diverse. Quando le strade di Montreal sono state invase da duecentomila studenti urlanti (la più grande manifestazione mai avvenuta nella provincia) si è capito che la riforma delle tasse universitarie non piace proprio a nessuno.

L’attuale governo, guidato da Charest (una coalizione liberale, ma governata da un ex conservatore), aveva promesso già da tempo l’aumento delle tasse, che passeranno da 2100 dollari a un totale di 3700. La reazione degli studenti all’aumento delle tasse è stata l’inizio di una rivolta. Cégep (la scuola pre-universitaria obbligatoria), le università e addirittura le scuole superiori hanno votato per lo sciopero generale, tanto che in alcuni istituti (come l’università di Montreal o il cégep di Sherbrooke) i corsi sono sospesi da quasi due mesi. Moltissimi giovani hanno la classica spilla con il quadratino rosso di feltro, simbolo della “grève étudiante”.
La cosa interessante di questo sciopero generale è tuttavia la divisione interna dei giovani. Lo sciopero gode di qualcosa come il 38% dei consensi dell’opinione pubblica (una percentuale notevole) ma gli oppositori più agguerriti del movimento sono, paradossalmente, gli studenti stessi. A causa dello sciopero, infatti, le sessioni si estenderanno per almeno due settimane durante l’estate e questo significa perdere due (o più) settimane di stipendio a tempo pieno. Per non parlare delle facoltà che perderanno la sessione intera, e di conseguenza, degli studenti che perderanno tutto l’anno accademico. Molti dicono che il voto a favore allo sciopero è stato fatto passare con dei brogli (in effetti, molte situazioni sono poco chiare) e che le settimane di stipendio perso sono ancora più dannose dell’aumento delle tasse, perché grazie ai soldi guadagnati (che saranno “persi” se le sessioni si prolungano durante l’estate) le tasse universitarie non sarebbero più un problema. Inoltre, sono di gran moda le analisi delle e alle spese degli studenti, soprattutto di quelle considerate “inutili”: uscite in discoteca, acquisto di un’auto, spese per la telefonia mobile così via, che, se eliminate, potrebbero l’accumulo del denaro necessario a pagare le nuove tasse universitarie.
E poi c’è l’altro lato della barricata: quello degli studenti che sostengono che, anche lavorando e risparmiando, non ha senso dover pagare per gli sprechi economici del governo e che ha ancora meno senso dover sputare sangue per uscire comunque dall’università con dei debiti (cioè i prestiti per gli studenti del governo). L’aumento è infatti dovuto principalmente alla crisi economica, che non ha colpito il Canada come gli Stati Uniti e l’Europa, ma dove comunque gli effetti si sono sentiti.
È impossibile capire come la situazione si risolverà. Da una parte, gli studenti sono decisi a continuare fino alla cancellazione della legge e sono appoggiati da genitori, professori e una grande parte dell’opinione pubblica; dall’altra, il governo di Charest si rifiuta categoricamente di negoziare con i manifestanti. Si dovrà trovare un compromesso tra l’aumento (necessario?) delle tasse e il diritto, sacrosanto, di accesso alla conoscenza e, attraverso essa, a un degno futuro.


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  1. Veronica Tosetti

    1 Agosto

    Perché gli annunciati aumenti delle tasse universitarie in Italia (altrettanto scandalose considerate la situazione di crisi economica che coinvolge soprattutto i giovani, e considerato che gli elenvati tassi di disoccupazione post-laurea non incentivano le iscrizioni all’università) non provocano le stesse sollevazioni che in Canada? A noi manca qualche fondamentale elemento di consapevolezza oppure, come temo, il periodo vacanziero, in cui si è ben pensato di porre il provvedimento al voto, scoraggerà gli studenti dall’insorgere?
    Mi auguro di venir smentita in un futuro prossimo.

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