Come forse è noto (come senz’altro è noto ai fan del Cinema di B-etty), il cinema di exploitation nasce con i film educativi sulle droghe e l’educazione sessuale. L’esasperazione e l’ingenuità che caratterizzano alcuni di essi, come Reefer Madness, classico del 1936 sui danni provocati dal consumo di marjuana (le cui conseguenze, ovviamente, sono il suicidio, l’ospedale psichiatrico e il carcere), sono diventate leggendarie.
Ma forse non tutti conoscono la produzione di film educativi sulle mestruazioni.
Uno dei più divertenti è quello che dimostra che, anche se le sue eroine non sembrano affatto toccate dalla cosa, la Disney era perfettamente a conoscenza dell’esistenza del ciclo mestruale (anche se a dimostrarlo bastava il fatto che le sorellastre di Cenerentola e Crudelia De Mon sembravano perennemente in PMS). Prova inconfutabile ne è questo corto del ‘46, commissionato dalla Kotex (una marca di assorbenti igienici americana), per pubblicizzare i suoi prodotti e rassicurare sulla normalità della faccenda quelle ragazze che si vergognavano di chiederli in farmacia, ma soprattutto per sgominare la concorrenza dei Tampax, tanto che alla proiezione nelle scuole del film si accompagnava la distribuzione di depliant pubblicitari.

Nel corto, una materna voce femminile guida la spettatrice in un enfatico viaggio alla scoperta dei cicli della vita, senza lesinare termini tecnici come “tube di Falloppio” e “ghiandola pituitaria”. Il sangue è raffigurato in un eufemistico bianco invece che in rosso, e il motto del film è la frase “there’s nothing strange or mysterious about menstruation”. Il tono scade però a volte nel moralistico, invitando ad un “femminile” contegno (“state comunque attente a non esagerare con le danze scatenate”, raccomanda la voce fuori campo), e si focalizza soprattutto sui comportamenti da mantenere durante il ciclo.
Come sostiene lo storico Jim Korkis, in definitiva il filmato sembra trattare “a hygenic crysis rather than a maturation event”. Infatti, sebbene esso lasci vagamente presagire un legame del fenomeno con la riproduzione, non v’è accenno alla sessualità. Tuttavia è ammirevole (e restituisce, come al solito, la misura di quanto l’America fosse più avanti rispetto all’Italia e agli altri paesi cattolici) lo sforzo di spiegare alle giovani prepubescenti (anche a noi piacciono i termini tecnici) i cambiamenti del loro corpo, e di eliminare tabù cretini come il divieto di farsi il bagno o fare sport “in quei giorni”: la ragazzina che corre giuliva in bicicletta aprirà la strada a tragicomici epigoni pubblicitari come le celebri paracadutiste mestruate o i provini da vj in cui è necessario saper fare la ruota.


In ogni caso The Story of Menstruation ha il merito di essere passato alla storia come la prima apparizione sugli schermi del termine “vagina”, che è invece il grande assente di un altro di questi filmati educativi.
Parliamo di All women have periods, del ‘79.  In cui si fa costantemente riferimento ad un’inquientante “opening between your legs”.

Il fatto che sia un filmato rivolto a ragazzine down non è una scusa sufficiente per tacere l’innocua parola “vagina” mentre si esibiscono fieramente gli assorbenti usati della sorella maggiore.