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Freaks (T. Browning, 1932)

Freaks è uno dei film più inquietanti della storia del cinema, una pellicola che, nonostante la tecnologia di cui disponiamo ci convinca di essere onnipotenti, sarebbe impossibile girare oggi. Questo lungometraggio in bianco e nero diretto da Tod Browning risale infatti al 1932 – la preistoria! – ma la sua particolarità l’ha fatto diventare un film di culto resistente al corso degli anni. Ne avrete già sentito parlare, se non altro per citazione: sono molti gli artisti che sono rimasti affascinati da quest’opera, come i Ramones, David Bowie, gli U2, Bernardo Bertolucci…

All’inizio degli anni ’30, i produttori cinematografici della Metro-Goldwyn-Mayer (MGM) desideravano lanciare un film dell’orrore che potesse competere con il successo di Dracula, diretto da Tod Browning e lanciato dalla casa produttrice rivale, la Universal, nel 1931. E chi c’era di più adatto dello stesso Tod Browning per dirigere un film del genere? Per di più, la storia personale del regista si adattava benissimo alla trama, che è un adattamento di un racconto del 1923, Spurs, ad opera di Tod Robbins.

L’idea brillante di Freaks è stata quella di prendere una banale storia d’amore e di soldi, e di ambientarla in un circo popolato da “fenomeni da baraccone” impiegando però veri fenomeni da baraccone per interpretarli. Questo è infatti l’aspetto che rende irripetibile oggi un esperimento cinematografico del genere: sarebbe impensabile, in una società permeata di politically correctness e (finta?) sensibilità come la nostra, non solo trovare persone con evidenti deformità che si esibiscano al circo, ma anche esporli pubblicamente in un film. Soprattutto quelli che hanno anche problemi mentali. Al limite ora si farebbero solo documentari strappalacrime sulla loro dignitosa vita di tutti i giorni, e nei film verrebbero sostituiti da attori truccati.

Tod Browning non era nuovo al tema “fenomeni da baraccone”: non solo conosceva già il racconto di Robbins, ma a sedici anni era scappato di casa ed era andato a lavorare in un circo. Lì aveva vissuto a stretto contatto con vari “freaks”, sviluppando il rispetto per questo tipo di persone. La comprensione di quel mondo gli permise di instaurare un rapporto diretto e affettuoso con gli attori e di lavorarci proficuamente, quando invece gli altri “normali” sarebbero stati spaventati o a disagio.”

La trama, come già detto, è in sé piuttosto banale, a tratti anche melensa: Cleopatra, una bella “normale”, ruba il cuore ad Hans, fidanzato di Frieda (entrambi adulti nel corpo di bambini), ma il suo scopo è solo quello di mettere le mani sul patrimonio di Hans, che è ricchissimo. Nonostante gli avvertimenti di Frieda, Hans non sospetta nulla. Ma una volta svelato l’inganno, la vendetta dei freaks sarà terribile.

La scena più celebre, ripresa da molti (ad esempio da Bertolucci in The Dreamers) è la scena in cui Cleopatra, riuscita finalmente a sposare Hans, viene “accettata” tra i freaks come una di loro.

Questa scena, molti anni più tardi, piacque molto ai Ramones, che storpiarono la cantilena  «Gooble, gobble, we accept her, we accept her, one of us, one of us!» nel famoso e demenziale slogan che li contraddistingue, “Gabba gabba hey!”, tipicamente scritto su un cartello da manifestazione. L’inizio della canzone Pinhead contiene la citazione completa. (Il titolo della canzone, tra l’altro, è una parola usata per designare i microcefali, presenti nel film.)

Prima dell’uscita della pellicola, molte scene vennero giudicate da produttori troppo spaventose, e vennero tagliate (per un totale di 30 minuti); anche così, però, Freaks non mancò di fare scandalo, tanto che venne rinnegato dalla MGM e venne proibito in Gran Bretagna fino al 1963. Dopo tante controversie e critiche alla sua pubblicazione, il film cadde nel dimenticatoio per 30 anni, ricordato e apprezzato da pochi. Le scene tagliate sono purtroppo andate perdute.

Ora Freaks viene da molti considerato un capolavoro, ed è diventato un film di culto. Film dell’orrore sui generis, sfrutta la naturale e intramontabile morbosità dell’uomo nell’osservare gli scherzi della natura, diventando senza tempo. Certo, la morale –  i “normali” possono essere più cattivi dei “diversi” – è istruttiva, e l’occhio della telecamera è affettuoso, ciò non toglie che dopo aver guardato questo film è difficile fare sonni tranquilli, specialmente per il finale… Non si scherza con i freaks!


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  1. Paolo1984

    9 Ottobre

    un cult movie, senza dubbio

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