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Dotto-random: ovvero le delizie di un dottorato in...

Dotto-random: ovvero le delizie di un dottorato in disciplina umanistica su suolo italico

La fede è qualcosa che o si possiede o non ci si può dare (come il coraggio di don Abbondio). Quando la si possiede può farci a sopportare privazioni, stenti, fatiche titaniche con la ferrea convinzione di un progresso verso il “bene superiore”. È con questo spirito che ho affrontato, ormai tre anni fa, l’epica impresa dei concorsi di dottorato a spasso per gli atenei del nord Italia, ed è con questo spirito che tuttora cerco di sopravvivere alla vita di miserie di un dottorando senza borsa di studio in materia umanistica (che nella scala del prestigio sociale sta appena sopra al paramecio).

Partiamo dall’inizio, ovvero dal momento in cui, carica di volumi e volumi cartacei, mi sono seduta al tavolo con il fermo proposito di rivedere TUTTA la letteratura italiana, la critica letteraria, la metrica e altre amenità. Per i concorsi di dottorato non esistono certezze: non funziona come i test d’accesso (compri il tuo bel libro dei quiz, ripassi alcuni argomenti, cerchi di memorizzare informazioni da concorso televisivo e speri in dio) se non per la parte finale dello sperare in dio, e normalmente nessuno ti erudisce su come prepararti alle prove. Nonostante fossi abbastanza fortunata da avere un nume tutelare solerte nel dirmi di studiare questo e quello e pronto a tirarmi calci nel sedere nel momento in cui mi rifiutavo di salire sul treno per andare a sostenere le prove, il mio metodo del “studio tutto, ripasso tutto, so tutto” si è rivelato assolutamente fallimentare al primo concorso. Forse il caldo eccessivo di una Milano settembrina, forse i grigi corridoi della statale, forse la sensazione che tutti gli altri concorrenti fossero dei mezzi geni (solo più tardi ho imparato a distinguere i sintomi da disturbo da socializzazione dall’intelligenza suprema), forse tutto questo messo assieme mi condussero alla defaite. Il primo pensiero in queste occasioni è sempre quello di ritirarsi e scegliere un percorso differente: ricordo di aver lungamente valutato la carriera da spazzino, ma con la crisi delle pubbliche amministrazioni anche un gioioso posto di lavoro all’aria aperta e a contatto con la varia umanità appariva un miraggio, quindi via con le altre sedi. Se mai qualcuno avesse la velleità di seguire un analogo calvario, ecco alcune inutili dritte.

Il primo ostacolo nei concorsi di dottorato è rappresentato dall’iscrizione alle prove. Normalmente si tratta di una lunga procedura on line che prevede la compilazione di campi “normali” come “anno di diploma e voto” , “anno di laurea e voto”, e campi più fantasiosi dedicati ad interessi, hobby e capacità extracurricolari. Se riesci a superare l’imbarazzo creato da queste voci arrivi alla stampa del bollettino di versamento (che normalmente dev’essere fatto in una banca afferente all’ateneo e così si ripassa la geografia bancaria: Monte dei Paschi per le sedi toscane, Antonveneta, Banca popolare di Bologna, San Paolo… Se sei fortunato le sopracitate banche avranno una sede comoda nella tua città, altrimenti ti toccherà fare il giro dell’orbe terraqueo o pagare uno sproposito di commissione alla tua banca). Se riesci a portare a termine anche il versamento ce l’hai fatta e non ti resta che chiuderti nuovamente in un tetro stanzino del sottotetto (detta anche sala di lettura della biblioteca) e studiare come se non ci fosse un domani. Questo è quello che, più o meno, ho fatto per i quattro mesi di preparazione dei concorsi: dal torrido settembre milanese al raggelante novembre torinese per chiudere in bellezza, si fa per dire, col concorso in sede nella ridente cittadina. Oltre allo stress da studio e da esame alcune difficoltà ulteriori ti si possono presentare in questa quete cavalleresca: il costo degli spostamenti e dei pernottamenti è una di queste. Il grosso problema delle città con sedi universitarie in Italia è che spesso coincidono con le grandi città d’arte. Trovare una sistemazione economica a Pisa, ad esempio, può essere complesso anche in bassa stagione e gli alberghi a Torino, in corrispondenza del festival del cinema, sono decisamente off limits. E così può capitare che ti ritrovi a sborsare una cifra assurda per poter essere presente alle prove, mettendo a riposo la tua nobile mente e le tue illustri chiappe in un hotel decisamente bello, di cui tuttavia non godi nemmeno per un secondo, passando la notte insonne e non riuscendo a mandare giù nemmeno il caffè non zuccherato proposto dalla luculliana tavola della colazione continentale. Scorno. La compagnia ai concorsi poi non sempre è delle migliori. Puoi trovare l’ansioso che ti tramortisce con domande assurde prima dell’ingresso in aula; l’asociale che risponde a monosillabi e non “fraternizza col nemico”; l’erudito che conosce tutti i professori della commissione, le loro pubblicazioni e i loro hobby. Non bisogna però scoraggiarsi: ci sono anche persone normali, interessate a quello che fai nella vita, alla cucina tipica, a una passeggiata per le vie cittadine intanto che si attende il proprio turno di massacro. Sì, perché le attese nei concorsi possono essere estenuanti, soprattutto per chi, come la sottoscritta, non si alimenta per lo stress e ingerisce soltanto biscotti e succhi di frutta scadenti. Ricordo che in quel periodo la mia dipendenza per gli Oreo con succo alla pera aveva raggiunto livelli preoccupanti. Smunti ed emaciati arriverete poi alla prova orale dove, preda della strizza, vi porterete dietro tutta una serie di tomi la cui unica utilità sarà quella di farvi sudare sette camice nel trasporto. Tuttavia vi sentirete più tranquilli e sedati, inoltre sarete così stanchi per le precedenti prove sostenute da provare soltanto una lieve strizza al momento del colloquio orale (menzogna, ma credete pure che sia così). Qualora poi riusciste a passare, come nel mio caso, indenni attraverso tutte le prove e conseguire un posto senza borsa di studio, vi sarete allenati per la vita di stenti che vi attende negli anni a venire. Il dottorando in discipline umanistiche infatti si “arrangia” per definizione: ripetizioni, lavoretti via web, dog and cat sitter, attività di tutorato in università, vendita del sangue e degli organi potranno aiutarvi a sopravvivere alla bene e meglio. Il finale della storia sinceramente lo devo ancora scoprire, ma il dato interessante è che, di anno in anno, arriverete sempre più in forma alla prova costume. Peccato che non avendo il becco di un quattrino vedrete il mare solo in cartolina o per brevi gite domenicali.


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  1. Erica

    29 ottobre

    (Esulando dal contenuto, già da applausi, amari ma applausi) Mi piace molto come scrivi e ho cercato di raggiungere il tuo blog, ma è linkato a Splinder (R.I.P., secondo della giornata), ti sei trasferita da qualche parte?

  2. Caterina Bonetti

    29 ottobre

    Ciao! Grazie mille per gl’immeritati complimenti. Il mio blog attualmente si è trasferito qui : http://minervaottantaquattro.wordpress.com/ Segnalerò alle ragazze di cambiare anche il link che forse è il caso =D A presto!

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