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Di cosa parliamo quando parliamo di fame nel mondo

Di cosa parliamo quando parliamo di fame nel mondo

La fame nel mondo è un ottimo argomento di conversazione. Che aspiriate a diventare Miss Italia o un fattone no-global (specie protetta ormai in via di estinzione), è di sicuro un campo che dovreste conoscere a menadito. Anche la persona media dovrebbe saperne qualcosa, così come si dovrebbe sapere più o meno dove si trova un qualsiasi stato, o che guerre sono in corso in questo momento (perché lo sapete, vero???). La maggior parte delle informazioni in merito, però, si basa solo su dati vecchi come il cucco, e in genere anche frammentari. La fame nel mondo è diventata uno spettro che si aggira per le nostre cassette della posta, sotto forma di bollettini postali con accanto la foto di bambini affamati con gli occhioni sbrilluccicosi.

Ma com’è veramente la situazione fame-nel-mondo? Sta migliorando o peggiorando? Abbiamo deciso di fornirvi in breve un po’ di dati e fatti che dovrebbero interessarvi, se non avete il cuore di pietra. E vi dico solo “occhioni sbrilluccicosi”.

 

Le buone notizie non fanno notizia

L’allarme sull’imminente e drammatica scarsità di cibo risale agli anni ’60 e ’70. A quei tempi si notò che la popolazione mondiale aveva cominciato a crescere a un ritmo esponenziale, mentre l’ammontare di cibo cresceva molto più lentamente. Alcuni studiosi prospettarono scenari terribili, e in generale un peggioramento della situazione.  Chiaramente, le previsioni si basano sempre sul fatto che il futuro andrà avanti più o meno come stanno andando le cose al momento. Per nostra fortuna le cose invece sono cambiate, e l’aumento della popolazione non è più così esplosivo come nei decenni passati, anzi, si pensa che abbia raggiunto il punto di flessione, e che dovrebbe stabilizzarsi. Come ha detto un tizio, la popolazione cominciò a crescere con quei tassi non perché la gente aveva cominciato a moltiplicarsi come conigli, ma perché aveva smesso di morire come mosche. Lentamente, come tutti i processi demografici, si pensa che i tassi di nascita si adegueranno ai nuovi (più bassi) tassi di mortalità, permettendo una stabilizzazione. Per di più, anche le tecniche agricolturali sono cambiate, e permettono di ottenere di più di quello che si pensava.

In effetti, anziché aumentare, l’incidenza della fame nel mondo è diminuita. Dalla fine degli anni ’60 al 2005, nei paesi in via di sviluppo, la percentuale di persone che hanno un accesso incompleto o discontinuo al cibo di cui necessitano è dimezzata, dal 35% al 17%. Si parla di accesso, perché resta quello il problema: il cibo mondiale al momento sarebbe più che sufficiente a nutrire tutta la popolazione, ma molti poveri non hanno i soldi per comprarlo, oppure le condizioni igieniche in certi paesi non consentono una nutrizione adeguata. Comunque, la situazione è migliorata di molto nel Medioriente e in Nord Africa, per non parlare dell’Est e del Sudest Asiatico. Pure in America Latina si ha meno fame, anche se non si partiva da percentuali particolarmente drammatiche rispetto ad altri luoghi. Le aree in cui, pur diminuendo, le percentuali restano alte, sono l’Asia del Sud e l’Africa Subsahariana. In quest’ultimo posto, in particolare, il numero di affamati è più che raddoppiato dagli anni ’60, in gran parte a causa delle numerose guerre civili: il fatto che la percentuale di affamati sia diminuita è dovuto alla grande espansione demografica.

Aiuti generosi?

Molti paesi industrializzati, in cui il cibo è a volte troppo, usano fare donazioni di cibo alle nazioni in difficoltà. Non si nega che, quando arrivano in caso di emergenze umanitarie (come guerre e catastrofi naturali) questi aiuti siano i benvenuti. Ma in nazioni cronicamente affamate le donazioni di cibo fanno più danni che altro: un motivo è che l’immissione di cibo a un costo praticamente nullo deprime il mercato di cibo locale e ciò, dato che i paesi affamati sono anche i paesi in cui la principale occupazione è l’agricoltura, impoverisce la popolazione e impedisce lo sviluppo agricolo. Infatti, per i paesi poveri, il prezzo del cibo non deve essere né troppo alto, dato che ciò impedirebbe l’acquisto di cibo a chi ha pochi soldi, né troppo basso, per il motivo che abbiamo appena detto.

Per di più, gli aiuti non sono neanche garantiti e continui nel tempo: difatti, ma questo non si pubblicizza, gran parte degli aiuti sono offerti solo quando nella nazione donatrice si registra un surplus. Surplus rispetto a cosa? Nei paesi ricchi come Stati Uniti ed Europa, per proteggere l’industria agricola, si usano vari strumenti per tenere alti i prezzi del cibo. Con prezzi così alti, quando il raccolto è abbondante e il prezzo dovrebbe essere basso, si crea un divario tra offerta e domanda, e così ci sono quantità di prodotti agricoli che non possono essere reimmessi nel mercato locale per non abbassare il prezzo. Che si fa quindi di questo surplus? Facile, si dona, facendo anche bella figura!

 Sviluppo economico e cambiamento di dieta

Insomma, sembra che l’unico modo sostenibile di risolvere la fame del mondo sia lo sviluppo economico ed agricolo dei paesi poveri. Un problema dello sviluppo economico che è poco conosciuto, ma fondamentale, è il seguente: l’aumento del reddito e il miglioramento del tenore di vita permettono alle persone di mangiare più cibo, e cibo più costoso. E qual è il problema? Basta andare al supermercato per rendersi conto del fatto che il cibo più costoso è la carne. Prendiamo ad esempio la Cina: per decenni la popolazione altro non poteva permettersi che riso e verdura, ma ora che si sta arricchendo la domanda di carne aumenta e aumenta. E cosa mangia il bestiame? Certo, cereali, e in gran quantità! Per produrre un chilo di carne sono necessari in media 8 chili di cereali! Il cambiamento di dieta che si accompagna allo sviluppo economico rischia di far esplodere la domanda di prodotti agricoli, esercitando una forte pressione sul loro prezzo.

Un altro fenomeno collegato che si sta verificando è quello del “land grabbing”: visto che l’aumento della domanda di carne porta con sé l’aumento della domanda di cereali, serve più terra da coltivare. Paesi densamente popolati, come Cina e India, hanno quindi bisogno di più terra, che però non hanno. Difatti, l’agricoltura può essere intensificata fino ad un certo punto (solo fin quando è possibile, o conveniente), dopodiché è necessario estensificare. E dove la vanno a comprare questa benedetta terra? In un continente che ne è provvisto in abbondanza ma che è troppo povero per poterla sfruttare, ovvero l’Africa.

 Il prezzo del cibo è aumentato o diminuito?

Come già detto, negli ultimi decenni la quantità di cibo è stata abbondante, contrariamente alle previsioni nefaste che erano state fatte. Anche se la domanda di cibo è aumentata a causa della crescita della popolazione, l’offerta è aumentata con velocità maggiore. Questo ha permesso ai prezzi reali del cibo di diminuire con un trend costante dagli anni cinquanta ai primi anni 2000, con la sola eccezione di un breve periodo di crisi, con i prezzi alle stelle, a metà degli anni ’70.

Tra il 2007 e il 2008 si è però verificata un’altra crisi del cibo, con un aumento vertiginoso dei prezzi. Questo non è strettamente collegato con la crisi economica, come si potrebbe pensare, ma è il risultato di un insieme di fattori: condizioni climatiche eccezionalmente avverse, il deprezzamento del dollaro, il picco del prezzo dell’energia, l’aumento della domanda di cereali per la produzione di biodiesel, la speculazione – tutti fattori che hanno concorso all’esplosione dei prezzi, che ora stanno lentamente ridiscendendo. Non è facile fare previsioni, perché i fattori in ballo sono troppi, ma si spera che i prezzi ricomincino a seguire il trend discendente che ha caratterizzato l’ultimo mezzo secolo.

 E in futuro?

Quello che succederà in futuro dipende da molti fenomeni, quali l’aumento della popolazione (e una sua eventuale stabilizzazione), il cambiamento del tenore di vita e di dieta delle nazioni in via sviluppo, la disponibilità di terra e di acqua, il cambiamento climatico, la domanda per i biocarburanti, e così via. Bisogna notare che, per quanto si possano nutrire dubbi di tipo ecologico e salutista a riguardo, l’utilizzo di pesticidi chimici e di OGM ha permesso e – molto probabilmente – permetterà di aumentare l’offerta di cibo, diminuendo così il numero di affamati.

Bene, sono quasi sicura di avervi detto qualcosa che non sapevate. Ovviamente il tema è ampio e complesso, ma se volete approfondire c’è un libretto accessibile e interessante, da cui ho preso quasi tutti i dati e su cui mi sono basata per scrivere quest’articolo. Ancor più ovviamente, questo libro – come tutte le cose recenti e aggiornate – è in inglese, e costa molto, ma di sicuro riuscirete a trovarlo in qualche biblioteca universitaria.

 

Fonte: D. SOUTHGATE, D. H. GRAHAM & L. TWEET (2011), The World Food Economy,  2nd edition, John Wiley & sons, Inc.


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  1. Mauro di nardo

    3 Novembre

    Della fame nel mondo

    Perché mai la fame quando l’uomo dispone della crescita del cibo, e l’animale e la pianta, per attenuarla? Forse perché l’acqua come sua premessa non disposta ugualmente sulla Terra? E quindi non è qui che deve attivarsi per fare sì che cessi? Ma come può disporsi in tal distensivo senso se il suo raggio d’azione limitato alla sua comunità e sia con suoi confini sulla Terra e con sua lingua variegata in egli?

    A chi o cosa serve la sua comunità e lingua variegata se comunque sottostante al medesimo dilemma innato e inteso l’ossigeno e il cibo e l’abitazione per attenuarlo come altrimenti sua abbreviata morte? Ma può porsi detta domanda in un mondo in cui la fame è l’espressione della sua volontà e ovviando qualsiasi argomento che la denota protesa alla sempre e comunque sofferenza della sua circostanza sulla Terra?

    Cosa ostruisce la dissoluzione della fame se presente ogni circostanza per impedire una sua nascita? E la risposta non è quella che si intrattiene sulla Terra come femmina e maschio? Cioè una doppia sua in partenza espressione benché lo dicevamo sottostante all’uguale dilemma e l’ancora sua morte? Come mai si insiste cosiddetto e così sua opposizione ad ogni suo ordinamento vigente sulla Terra e sua comunità?

    Come fa ad intrattenere la comunità nella specie come la femmina nel maschio e la prima che si avvale dei ripari e rimedi del secondo ma estromettendosi e che può facilmente ravvisare con gli occhi suoi in partenza sua doppia espressione e quindi la logica che lo invalida? Come fa ad eludere la mimica facciale della femmina e come sua condanna di ogni suo avverso al suo cospetto e dopo in suo senso attivarsi?

    Come fa a prestare fede alla femmina come la tutrice della prole quando la risultanza la fame nel mondo? Farebbe costruire un ponte da chi mai si è dimostrato in grado di porlo in essere di modo che sia in partenza e arrivo quella stabilità necessaria per infine difendersi dalla morte? Ma non è così che la femmina lo critica di intrattenersi nel mezzo invece di adoperarsi per ridurlo al minimo indispensabile?

    Non è pertanto ogni sua comunità sulla Terra l’invalidare la cronologia degli eventi ed ostentando la lingua variegata la sua premessa benché la sappia un suo effetto? Come fa a risolvere il dilemma che lo impone trasformarsi in sonorità intonata altrimenti? Non è questa assurda formula che causa la fame nel mondo? Potrà mai divenire ogni suo destinatario della detta comunità in sua espressione con la lingua?

    Il divenire, come instancabilmente contestato dal filosofo italiano Emanuele Severino, non è detta assurdità e appunto pretendendo ogni suo esponente la realtà trasformata in parole? Ma come potrà riuscire in detto suo intento se pertanto ha da fare sì che le sue parole abbiano da permanere anche senza di egli e in quanto sennò spente? E cioè arrestate in mancanza di loro supporto e che solo egli può fornire?

    Non deve perciò prima formulare con sue parole una sua meta e il cosiddetto niente e a cui dopo si adegua come anche la sua base e con il suo corpo la sua espressione e via per raggiungerla? Come fa così a raggiungere qualcosa con suo arrivo la sua partenza? Non è forse questa la follia che Emanuele Severino ha ravvisato nell’uomo e maggiormente laddove al cospetto della premessa per attenuare l’innata morte?

    E cioè più vicino all’acqua e pertanto sua espressione che si limita a sospendere il suo simile ma non prima di averlo ravvisato nel dilemma che di suo costituisce sulla Terra come il privilegiato per caso ed essendo nato al cospetto dell’elemento che fa sì che la difesa dalla morte sia più dispendiosa laddove meno data la possibilità per attenuarla e appunto il flusso esistenziale che l’uomo imita principio.

    Può davvero l’uomo proporsi la sua salvezza eludendo la dinamica naturale la premessa della sua espressione? Ma stiamo dicendo che Emanuele Severino sta esprimendo che la scienza non avrà l’ultima parola e in quanto la ravvisa contare le stelle per evitarsi il recupero e parificando la femmina con il maschio ma così la medesima nel suo dispendio di energia per altrettanto costruire l’abitazione da cui latita.

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