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Cose che ci sono piaciute nel 2012 pt.1

Cose che ci sono piaciute nel 2012 pt.1

La bici
di Chiara Puntil — L’essere iscritta ad un’università nel pieno centro di Londra comporta il pendolarismo. Stufa di autobus che non arrivano, bagni di folla in metro e tariffe (specialmente in ora di punta) ai limiti dello strozzinaggio, ho deciso di sfidare il temibile (e terribile) traffico londinese ed andare a lezione in bicicletta. Nonostante la realtà sia molto diversa da quel che vorrebbe far credere questo video, la tree hugger in me — nonché le mie cosce, nonché il mio portafoglio, nonché il mio umore — ringraziano.

Lick the Star di Sofia Coppola
di Elisa Cuter — Quest’anno, forse anche perché ho iniziato a studiare cinema, ho visto quasi duecento film. Il che renderebbe complicato scegliere un preferito, molto meglio parlare invece del più “soft-revolutionesco”. Ho scelto Lick The Star, primo corto scritto e diretto da Sofia Coppola, pullulante di cose che generalmente mandano in deliquio la nostra redazione: ragazze (e ragazze cattive, per giunta!), scuole medie da cui si vuole solo fuggire, colonna sonora grunge e new wave, senso di alienazione tipico dell’adolescenza, palindromi, un certo stile anni ’90 nei costumi, Flowers in the attic, bianco e nero ruvido ma poetico. Tanta roba. Lo potete vedere qui.

Jeff Mangum live @ Brooklyn Academy of Music, NY
di Margherita Ferrari — Jeff Mangum è una delle mie persone preferite. Non solo tra i viventi. Direi tra tutte le persone che hanno mai messo piede sul pianeta Terra, dall’alba dei tempi. Anche tra i personaggi di finzione, per intenderci.
Non pensavo che avrei mai avuto l’occasione di vederlo dal vivo, per di più in un edificio dall’estetica schizofrenica come la Brooklyn Academy of Music (che appare come un enorme teatro da operetta austriaco pieno di fregi che sanno di Antica Grecia e deliri zodiacali). Prima di mettervi piede, avevo sempre inteso In the Aeroplane Over the Sea e, più in generale, la discografia dei Neutral Milk Hotel, come un qualcosa di necessariamente relegato allo spazio di una cameretta, di un’auto e di un corpo poroso. Fin dall’inizio del concerto, ho sentito che la gioia che stavo provando aveva a che fare con quella che, per me, era l’inedita possibilità di ascoltare alcune delle mie canzoni preferite in uno spazio enorme, di sentirle risuonare in tutta la loro immensità.

La bambina filosofica. Houston, abbiamo un problema di Vanna Vinci
di Roberta Errani — Durante il mio percorso di studi, ho seguito un corso con Vanna Vinci. Oltre ad avere la parlata sarda più buffa del pianeta, è una vera dura. Dura e pungente come la sua bambina filosofica, che mi fa perdere la testa. Buffa come i travestimenti che fanno della lettura de La bambina filosofica. Houston, abbiamo un problema un vero manuale per l’essere pensante. In questa nuova avventura la Bambina filosofica va alla conquista della Luna, per sfuggire all’odiosa razza umana al grido di “Nichilismo e barbarie!”

Il pilates
di Tarin Nurchis — Capita di ritrovarsi con il proprio corpo dopo più di dieci anni. Ci si riavvicina, ci si parla, ci si riconosce e si fa anche un pochetto la pace. Ammetto che fino a qui i motivi di tensione non sono  mancati (la postura sbagliata, la dieta sbagliata, gli orari insensati, la negligenza, l’inattività), ma quest’anno lui ed io siamo tornati ad essere buono amici. Abbiamo bisogno l’uno dell’altra e siamo quindi giunti alla conclusione che è bene portarsi un po’ di rispetto reciproco. Sicché ho deciso di dedicarmi a lui settimanalmente (ricevendo in cambio da lui benefici diffusi). Si tratta di un’ora settimanale in cui seguo un corso di pilates (pilates posturale, nel mio caso, un po’ diverso dal fit-pilates, più dinamico e ‘mirato a sudare’). Ebbene, voglio dirvi senza indugi che penso di aver trovato la disciplina giusta. Ho un’insegnante eccellente che ci spiega ogni cosa. Ci parla sopra una musica blanda e infinita della quale non serve seguire il ritmo, in quanto il suo unico scopo è quello di accompagnare gli esercizi. Dal canto loro gli esercizi si articolano nei più svariati movimenti – da quelli minimi e quelli più contorti e insospettati – che vi assicuro non trascurano fibra alcuna. Anche le dita dei piedi sono importantissime. Come anche le scapole. Come anche quella carne silenziosa e furba che abbiamo sotto il bicipite. E anche il cervello fa il suo. Anzi, il suo è il lavoro che preferisco. A lavorare è quella parte dell’emisfero che di solito uso al minimo, ovvero quella che controlla il resto del corpo. Quando parte a lavorare quella tutti gli altri gangli si mettono a tacere. Ed è un momento bellissimo. Persino  i nervi si sedano. Troppo presi a far stringere questo e sollevare quello. E non c’è pensiero che tenga. Non c’è tempo per rimuginare. Qualunque fastidio può diventare concentrazione, e tutto quello che devo fare, per un ora intera, è seguire il fluire dei movimenti e darmi al respiro-pilates: dilatare le coste e far raggiungere le vertebre all’ombelico. Inspirare ed espirare. Sarò impazzita o ingenua, ma questo è uno dei miei corsi preferiti di sempre.

Fantastic Baby dei BigBang
di Marta Corato — Abbiamo già parlato di K-Pop nel passato, ma quanti di voi hanno guardato Fantastic Baby dei BigBang?. Non lasciatevi scoraggiare dal fatto che cantino in coreano: alla terza visione vi renderete conto che questa è la cosa più geniale che abbiate mai visto e, come me, dedicherete la vostra vita al culto dei BigBang. Il resto della loro videografia è altrettanto meritevole, ma cominciate da qui. Nota a margine: Questi qui in Inghilterra fanno il sold out come Robbie Williams — due concerti allo stadio di Wembley sold out. State all’erta. Altro che Psy.

Cecilia Gimenez e il Cristo de Borja
di Veronica Tosetti —  In questo anno-bisesto-anno-funesto di crisi economica, austerity, depressione e chi più ne ha più ne metta, un evento ha permesso al mondo intero di dimenticare per qualche attimo il suo triste destino e di portarlo al delirio totale: la notizia è giunta un anonimo giorno di fine agosto, quando molti di noi tornavano sconsolati alla routine post-vacanziera. Nella chiesetta di un paese spagnolo, dietro commissione del parroco, un’adorabile vecchina con velleità artistiche si è improvvisata restauratrice provando a sistemare un esemplare di Ecce Homo, per la gioia di coloro che passano anni della loro vita a imparare una professione che riusciranno a stento ad esercitare. Il risultato è un autentico disastro. Nemmeno impegnandosi sarebbe stato possibile immaginare un risultato più genuinamente esilarante; infatti è stato possibile osservare il proliferare di meme demenziali al riguardo.

Un edificio: il Bigz a Belgrado
di Anita Richelli — Questa estate ho passato tre mesi a Belgrado per un tirocinio. Ovviamente ho un ricordo fantastico e straziante di questi tre mesi e ho un ricordo bellissimo della città e della gente. Se dovessi scegliere una cosa in particolare di Belgrado, sceglierei senza dubbio il Bigz. Il Bigz è un edificio enorme (è veramente gigantesco), costruito negli anni 30 e usato da anni da una casa editrice o stamperia (non sono ancora riuscita a capirlo) e poi semi abbandonato. Nei suoi sette piani ora trovano sede palestre, locali, centri culturali, un circo (!) e soprattutto le sale prove di un sacco di gruppi della “nuova scena serba” e un jazz club chiamato Čekaonica che si trova proprio sul tetto e da cui si vede tutta la città. Un posto raro e unico, che trasmette vibrazioni fortissime, tra passato e futuro, abbandono e rinascita, rabbia, divertimento e cultura. Ci sono pareti fredde, ascensori che non funzionano e tantissime porte che nascondono altrettanti mondi. Uno die gruppi che ho scoperto e amato (e trovato dietro una di queste porte) si chiama Kriške e vuol dire „fette“, un altro si chiama Repetitor e l’ho recensito qui.

Mettere i dischi ( o almeno provarci)
di Marta Magni — Quest’anno ho fatto una cosa divertente che non pensavo avrei mai fatto: ho scelto della musica, mi hanno dato un mixer, ho messo insieme una playlist e la gente ha ballato. Non pensavo di esserne in grado, e nonostante l’ansia che mi viene ogni volta che lo devo fare son soddisfazioni.

Les trois accords e Ginette Réno che cantano insieme.
di Silvia Lanotte — Perchè quando hanno cantato “Dans mon corps” sul palco di Star Académie, sia la band che l’ultrasessantenne regina della chanson québécoise avevano l’aria di divertirsi davvero un sacco (e lei sembrava una ragazzina!).

Are You My Mother? di Alison Bechdel
di Valeria Righele — Ho già parlato della Bechdel su queste pagine qualche mese fa, e torno a farlo ora perché credo che la sua ultima graphic novel Are you my mother? sia una delle cose che più merita d’essere menzionata in questo spazio celebrativo dell’anno ormai concluso. Are you my mother? è un’opera che eguaglia in sincerità la precedente Fun Home (dedicata alla memoria del padre, morto quando Alison era al college, senza aver mai dichiarato apertamente la propria omosessualità), ma pare scavare ancora più a fondo nella memoria e nella vita dell’autrice stessa, essendo dedicato alla figura della madre, ancora viva e presente (nel suo scetticismo e nella sua rigidità affettiva) nel momento in cui la Bechdel stava lavorando alla sceneggiatura. Dopo Joyce e Proust, i riferimenti letterari che la fanno da padrone in questo capolavoro di sensibilità artistica sono Virginia Woolf e lo psicanalista Donald Winnicott. Prendere in esame il proprio “io” sarà tutta un’altra cosa dopo averlo letto.

Cracovia (e la cucina polacca)
di Tarin Nurchis — Dieci giorni della mia estate  2012 li ho trascorsi in Polonia, per lo più nella città di Cracovia. Se penso a quella vacanza mi appaiono subito in testa un paio di istantanee indelebili. E dico istantanee perché parlo di vere e proprie fotografie mentali. Quei momenti che sai, come sapevi quando li stavi vivendo, che resteranno nella tua memoria cronologica e affettiva, probabilmente in rappresentanza dell’intero periodo/evento in cui sono state ‘fermate’ (il che mi porta alla memoria Kirsten Dunst in Elizabethtown). Tornando  a noi, la prima istantanea è al concerto di musica classica con coro nella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Sarà stato lo scenario solenne, il tipo di pubblico – attentissimo benché variegato, l’essere lontani da tutto e tutti, o magari il vino bevuto, ma quella cantante solista mi ha praticamente ridotta in lacrime. La seconda: il ristorante kosher nel quartiere ebraico di Kaziemierz accompagnato da un live di musica klezmer (un duo tanto intimista quanto vitale). Non solo buona musica e buon cibo (a prezzo modicissimo oltretutto), ma in una cornice che riportava al secolo scorso: scura, raccolta, elegante e, diciamolo pure, romantica (un po’ come l’intera Cracovia). Aggiungo in ultimo una nota sulla cucina polacca: mi è rimasta nel cuore. Forse anche perché famigliare, in quanto per certe cose vicina a quella della mia città. Resta il fatto che una delle ambizioni da portare nel 2013 è quella di riuscire a riprodurre con fedeltà bigos, golebki e pierogi.

Fotografe promettenti
di Marta Conte — Una nota di merito va alla mia riscoperta passione per la fotografia, interesse che coltivo da anni ma nel quale solo recentemente mi sono cimentata. Ho finalmente accettato il fatto di essere una fotografa solo mediocre e ho abbandonato le nobili fila dell’avanguardia artistica per passare all’altra sponda: quella dei critici. In poche parole, ho capito che se davvero apprezzo l’arte fotografia, faccio meglio a lasciarla a chi sa creare qualcosa di degno. E così, nelle mie scorribande su internet, sono approdata sull’ottimo sito Disturber, che tratta della fotografia contemporanea. Altro sito pregevole è The Ardorous, interamente curato da donne. Grazie Petra Collins per tutto ciò che di bello hai fatto per il mio senso estetico, te ne sarò eternamente grata.


RELATED POST

  1. Nicolò

    26 dicembre

    Adoro Cecilia Gimenez e il suo Cristo di Borja quest’anno è stato teatro di esilarantissimi biglietti regalo adorabilmente photoshoppati!

    Ho praticamente una bici uguale a quella in foto solo che è rossa e credo che a bordo di una bici sfrecciante come quelle, senza cambio e senza luci, ho vissuto praticamente le emozioni e i pensieri più delicati di tutta la mia adolescenza. Tra la musica in testa, quando avevo 16 anni mi sentivo un giovane Holden che attraversava i campi e le scorciatoie della città per rifugiarmi in biblioteca, tra geloni alle mani, sciarpe mai imbavagliate come si deve, sudate estive e più sudi, più pedali perché il sudore e il caldo non lo senti mentre corri in bici… e giovani donzelle portate sulla canna dopo il quale le mie ruote erano irrimediabilmente sgonfie!
    Grazie, mi hai aperto uno squarcio di nostalgia!

  2. Valeria Righele

    26 dicembre

    Sono molto felice di ritrovare Vanna Vinci in questa lista. Lei è davvero mitica 🙂

  3. Veronica Tosetti

    26 dicembre

    Ho appena guardato Lick the Star, è qualcosa di intrigante e disturbante al tempo stesso. Piacevole scoperta. Vanna Vinci è il top, ma mi mancano i suoi fumetti metafisico-esistenziali tipo Viaggio Sentimentale (lo so, sono una romanticona)

  4. Valeria Righele

    26 dicembre

    Uh, Viaggio sentimentale era proprio bellone, come L’età selvaggia! (Siamo tutte romantiche infondo, Vero. Un solidale pat-pat sulla spalla). Lick the star devo ancora vederlo, quanto sono indietro? A proposito di corti, forse avrei dovuto scrivere un pezzo su quelli di Spike Jonze, che quest’anno mi hanno fatto sognare a livelli sommi. Guardatevi tutt* “I’m here”!

  5. Nico

    26 dicembre

    Oh! Alison Bechdel e un nuovo libro.

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