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“Chocolate” (o Zen, Warrior Within) di...

“Chocolate” (o Zen, Warrior Within) di Prachya Pinkaew

Qualche anno fa, nel lontanissimo 2009, ho avuto la fortuna di  poter andare al Far East film festival di Udine per quattro giorni e farmi una scorpacciata di film asiatici. La serata d’apertura era dedicata ai film di azione thailandesi e, dopo la proiezione di Ong Bak 2, il programma prevedeva un film diretto da Prachya Pinkaew (regista di Ong bak e produttore del secondo film), chiamato Chocolate. All’inizio le mie riserve erano tante, visto il titolo della pellicola e l’ora tarda, ma sono stata contentissima di essere rimasta sveglia fino alle due, perché questo è uno dei migliori film di arti marziali che io abbia mai visto.

La storia racconta le vicende di una ragazza autistica, Zen, che impara le arti marziali guardando film in televisione e copiando i ragazzi che si allenano nella palestra vicino a casa sua.  Zen è nata dalla storia d’amore tra Zin, ex compagna di No. 8, un boss della mafia thailandese, e Masashi, appartenente invece alla yakuza. I suoi genitori si sono dovuti separare a causa della gelosia dell’uomo thailandese che minacciava la vita di entrambi. Per questo motivo Zen cresce solo con sua madre. Alla donna viene diagnosticato un cancro e la figlia, insieme al suo migliore amico Moon, cerca di guadagnare i soldi necessari per curarla. Quando il ragazzo trova una lista di persone che devono soldi a Zin, dai tempi in cui faceva affari con No.8, Zen decide di andare a riscuotere le somme dovute. Ma ovviamente i debitori non sono dei tipi proprio per bene, e non si fanno convincere facilmente. Da qui parte un’escalation di botte che porterà alla scena madre dove tutta la famiglia viene riunita per sconfiggere finalmente No. 8.

Zen è interpretata da Yanin “Jeeja” Vismistananda, qui al suo esordio sullo schermo. Jeeja è stata scoperta dal regista Prachya Pinkaew nel 2003 che ammirando le sue capacità nelle arti marziali, dopo averla introdotta nel team di stunt-man del coreografo e regista Panna Rittikrai, ha scritto Chocolate pensando proprio a lei.

Dopo aver visto questo film, Jeeja è entrata subito una nella mia top ten delle Ragazze che spaccano. Come illustrato nei titoli di cosa sembra infatti che in Thailandia le normali regole di sicurezza sul lavoro non esistano. Tutti i combattimenti sono creati senza uso di fili o stunt-man per gli attori principali. Questo vuol dire che qualsiasi cosa vediate fare da Zen nel film, Jeeja lo sa fare nella vita reale. (Grado di Ammirazione: infinito).

Quello che mi è piaciuto molto di questo film è che, anche se la caratteristica che distingue la protagonista è la sua bravura nelle arti marziali, attività tipicamente maschile, questo suo essere “maschiaccio” non sia livellato da una iper-sessualizzazione del personaggio. In molti film/telefilm/videogiochi in cui la protagonista è una combattente, è anche molto bella, vestita in abiti striminziti, indossa sempre tacco 12 e la sua arma principale è la seduzione. È come se non fosse possibile per una ragazza aver delle capacità non tipicamente femminili, senza compromettere la sua identità di donna.  L’unica cosa che conta quando si guarda questo film è l’abilità di Yeeya come artista.

Quindi se vi piacciono i film di arti marziali, siete nostalgici di Bruce Lee o semplicemente vi piacciono i film asiatici, non potete perdervi questo piccolo capolavoro.

Per chi l’ha già visto e lo adora come me ci sono buone notizie: si sta lavorando a un sequel!

Qui sotto potete trovare il trailer del film in inglese.


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  1. Veronica Tosetti

    5 dicembre

    Cioè, il regista si chiama PANNA e il film CHOCOLATE? LOL
    A parte ciò, mi hai incuriosito tantissimo, da amante di Kill Bill adesso voglio assolutamente vederlo!

  2. Paolo1984

    5 dicembre

    credo che una donna possa essere combattente senza compromettere la sua identità di donna come un uomo può essere mite restando uomo come identità di genere e non sia per niente svilente raccontarlo ma semplicemente vero e poi per me femminilità e mascolinità sono concetti vasti e sfaccettati. Quindi viva Jeeja, viva Beatrix Kiddo, viva Amanda Clarke (la protagoista di Revenge), viva Anne Hathaway/Catwoman, viva la Vedova Nera di The Avengers, viva Sue Storm viva Eva Kant e tutte le combattenti, le vendicatrici e superoine del cinema e del fumetto seducenti o meno che siano (e anche qua, non credo sia sbagliato esserlo nè sfruttare questa dote, che comunque è una qualità molto più complessa di quanto si creda, e comunque non è mai l’unica arma di nessuna delle eroine che ho nominato e di altre che potrei aggiungere)

  3. Paolo1984

    5 dicembre

    “di altre che potrei aggiungere”
    come le bonelliane Lilith e Julia Kendall, due eroine che amo molto (la prima è seducente e ne è consapevole ma come le altre non è solo quello, è un personaggio di spessore, e la seconda è una criminologa che collabora con la polizia, non è una “combattente” nel senso molto “fisico” che qui si intende ma per me è un’eroina comunque), Adesso la smetto. Scusate

  4. Paolo1984

    5 dicembre

    del resto bell’aspetto e anche seduzione non sono estranee agli eroi maschi. Ho finito davvero

  5. Bonnie

    7 dicembre

    L’hanno passato su rai4 un mese fa circa (infatti quando ho cominciato a leggere ero là che pensavo “ehi l’ho visto!!”). La cosa che mi ha colpito di più è la protagonista, che all’inizio sembra una vera “loser” ma che poi riesce a riscattarsi da sola, semplicemente osservando questi ragazzi! E viene sempre da lei l’idea di raccogliere i soldi dai debitori! Insomma, una che a inizio film sembra un’incapace, dopo un pò diventa invece una veramente in gamba senza l’aiuto di maestri di kung fu o robe varie. Rispetto!

  6. Paolo1984

    7 dicembre

    senza dubbio però respect anche per chi ha avuto un maestro

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