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Bolognina Revolution: Il 1991 in Italia e la soft-rivoluzione della rappresentanza femminile

Voi ve lo ricordate il 1991? Io personalmente no, so che ero in vita ma a stento ne ero cosciente. Prima di riuscire a pronunciare correttamente il mio nome di battesimo ci ho messo 3 anni, per capire cosa volevo fare nella vita 13, figurarsi se avevo una coscienza politica; per quella avrei dovuto aspettare una ventina d’anni almeno (alcuni non ci arrivano nemmeno dopo una vita intera, ed è una minaccia che andrebbe scongiurata). È bene sapere che quell’anno non è memorabile solo per l’esplosione del favoloso movimento riot grrrl e per altre rivoluzioni culturali favorevoli alle donne, ma – cosa che spesso noi ignoriamo a causa della giovane età e che difficilmente viene raccontato a causa della cosiddetta “invisibilità del passato recente” – è stato anche un anno cruciale per la rappresentanza delle donne nel Parlamento italiano, a partire da un evento che apparentemente non ha nulla a che fare con le battaglie femminili: la svolta della Bolognina, lo scioglimento del Partito Comunista Italiano. All’alba di quel decennio furono poste le basi del passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, e questo evento contribuì nettamente a grandi cambiamenti nello scenario politico, con conseguenze imprevedibili sulla questione della rappresentanza femminile. Siamo ben consapevoli di come vadano le cose nella politica italiana contemporanea, con tutte le critiche che possono venir mosse sulla base del fatto che siamo i fanalini di coda d’Europa e impallidiamo davanti ai dati proveninenti dalla Scandinavia (il nostro 20% contro la loro quasi raggiunta parità), ma occorre evidenziare che il processo di spinta delle donne ha avuto inizio proprio grazie a quei partiti di sinistra “marginali”: il PCI si è infatti sempre distinto per un’elevata adesione delle donne nel partito, oltre che per un’innegabile impostazione ideologica aperta all’emancipazione femminile (anche perché raccoglieva tra le sue fila le frange socialmente più deboli e minoranze meno rappresentate).

Il PCI, agonizzante, dei primi anni 90 non era sicuramente lo stesso degli apicali anni ’70, delle battaglie su divorzio e aborto, ma si distinse senz’altro per aver fatto eleggere il numero più alto di donne in Parlamento, circa il 20% all’interno del proprio partito, cosa impensabile per partiti come la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista, che di donne ne mettevano in campo davvero poche. Con la svolta e la conseguente dispersione, le donne finirono per esser messe da parte per far fronte a una crisi di consenso, e alle elezioni del ’92 si vide un triste tracollo di donne elette. Il fatto portò a una sentita mobilitazione per correre ai ripari e introdurre modifiche al sistema elettorale, a cui vennero aggiunte le famigerate quote proporzionali del 40%. Applicate per breve tempo, vennero poi dichiarate incostituzionali nel giro di un paio d’anni, e da quel momento in poi i dibattiti non cessarono, tant’è che siamo ancora qui a rivendicarne l’applicazione. Altro accorgimento introdotto in quegli anni per far fronte al problema è l’utilizzo delle liste chiuse, che permette ai partiti di selezionare una rosa di candidati scelti, di cui le donne sono le prime beneficiarie, considerato che con una lista aperta verrebbero penalizzate da un voto, per abitudine, spesso rivolto a soli uomini. Pensate che il partito dei Verdi, nell’anno in cui si presentarono per la prima volta al voto riuscì a far eleggere più della metà (7 su 13 deputati) donne alla Camera, a testimoniare che il periodo di crisi aveva aperto la strada per una stagione favorevole alle donne in politica.

Se anche voi fantasticate su un futuro in cui anche l’Italia riuscirà ad essere rappresentata da una Premier donna, se avete accolto con favore il fatto che il governo tecnico abbia portato donne a ricoprire importanti Ministeri (che non fossero i soliti di Istruzione o Pari Opportunità), e sperate che un giorno raggiungeremo la parità di rappresentanza come in Svezia, bene, la lezione di quegli anni ci insegna che qualsiasi sommovimento nella scena politica può portare a cambiamenti poco visibili ed è dunque fondamentale tenere sempre gli occhi ben aperti e essere pronte a passare all’azione per poterli cogliere.

**Devo alla lezione della Dott. Licia Papavero i contenuti dell’articolo


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