A Bassano del Grappa due quindicenni vengono sorpresi a fare sesso nei bagni della scuola da un compagno e l’esemplare punizione per il fattaccio si concretizza in un giorno di sospensione per lui e quattro giorni per lei. Ufficialmente perché la ragazza, al momento del reato, si trovava nei bagni dei maschi, evento davvero fuori dal comune e meritevole della triplicazione della pena. La sacralità del cesso dev’essere preservata, per Diana, al pari della morale vigente nelle scuole. Ma di che morale stiamo parlando? Viviamo nell’epoca delle veline modello di virtù, l’epoca in cui le bambine vengono bombardate sin dalla più tenera età da messaggi volti a valorizzare solo il loro lato estetico, l’epoca in cui se una bella ragazza non “la da via” per fare carriera è una cretina, l’epoca della precoce sessualizzazione delle preadolescenti, l’epoca della depenalizzazione dello stupro di gruppo. Suona grottesco stigmatizzare due ragazzini che fanno l’amore nei bagni della scuola, ma forse il preside intendeva sottolineare l’inopportuno abbinamento “luogo di studio-luogo di piacere”. Strano, perché ai bambini-ragazzi è tutto concesso: non ci sono più divisioni di buon senso fra quello che è dovere e quello che è piacere. A scuola si va vestiti come in discoteca, gli stessi genitori spesso incentivano un’eccessiva attenzione per la moda e l’estetica nei ragazzi. Guai poi a sgridarli, guai a traumatizzarli con una nota ammonitoria. Non fanno i compiti? Evidentemente il professore non li motiva abbastanza. Prendono un pessimo voto? Non è colpa della mancanza di studio ma della crudeltà del docente. Chiunque abbia a che fare con quello che è, ad oggi, il martoriato mondo della scuola sa che parlare di regole e di minima disciplina è un’utopia. I professori, pochi, stanchi, demotivati dalla continua mancanza di rispetto da parte di chi dovrebbe stare dalla loro parte, si trovano a fare i conti con classi ingestibili. Raramente ci si allarma se dei ragazzi vengono sorpresi a fumare nei bagni, ancora più raramente se rispondono in modo aggressivo o minaccioso a compagni e professori. E dunque perché il sesso nei bagni crea tanto scalpore? Direi perché ai ragazzi di oggi è concesso tutto tranne l’amore, soprattutto se carnale, soprattutto se liberamente scelto. Ragazzine incoraggiate dalle famiglie a diventare piccole lolite pubblicitarie per vecchi allupati, non possono ancora permettersi di vivere serenamente il sesso. È poi chiara la pretestuosità della scusa per la differente punizione dei ragazzi: confusione fra i bagni o ennesima stigmatizzazione della “femmina peccatrice”? Che un ragazzino si lasci andare all’ormone è in fondo normale: si sa, sono uomini, sono esigenze tutte loro. La ragazza però no: illibata e pia, nell’immaginario collettivo, dovrebbe custodire con modestia la sua virtù e guai a chi viene sorpresa in atteggiamenti poco consoni. Probabilmente il quindicenne in questione sarà stato accolto al rientro a scuola da un festoso corteo di amici pronti a galvanizzarlo, pacche sulle spalle, per la sua ormai appurata virilità, e la ragazza? Si spera che le sue amiche si siano dimostrate all’altezza del loro ruolo, ma il passaggio da “ragazza normale” a “puttana” è breve a 15 anni e a 15 anni le definizioni pesano come pietre, il giudizio schiaccia, la ghettizzazione non lascia spiragli di speranza. Mi chiedo poi che senso abbia avuto il commento del compagno di classe che li ha sorpresi nei bagni. Che senso ha avuto comunicare a tutti quanto stava accadendo? Difesa del decoro e della morale o un’incapacità di filtrare la realtà e di capire che la “paparazzata” da corridoio può nuocere gravemente a chi ci è vicino? Un messaggio su facebook può lasciare un segno indelebile sul diretto interessato e questo i ragazzi temo non lo capiscano. Non capiscono che un conto è leggere su un rotocalco che Belen si è fatta il tale o il tal altro e altra cosa è mettere in piazza le vicende personali di un coetaneo. Pensandoci bene io non avrei mai riferito alla mia compagna di banco, di fronte a una scoperta simile, che in bagno “qualcuno si sta divertendo”. Non per bontà d’animo: ho avuto 15 anni e anch’io sarei morta dal desiderio di “spettegolare” su qualcuno. Avrei però pensato di dirlo fuori dalla scuola e non penso avrei usato il termine “divertirsi”. Ricordo ancora le volte in cui ci siamo ritrovati fra amici a coprire due compagni che si stavano baciando nei corridoi. Credo avrei fatto lo stesso, per un senso dell’umano più forte rispetto alla mia brama personale di protagonismo dato dallo scoop scandalistico. Ma il reality show di oggi richiede scoop, richiede vittime, richiede carnefici, richiede il torbido e il malato. L’unica cosa che vedo in tutto questo invece è il desiderio, che si manifesta sempre uguale fra i ragazzi. Come canta Guccini “che nostalgia per quelli contro a un muro o dentro un cine o là dove si può…”. Le nostre bamboline però vanno preservate. Eterne lolite, provocanti ma caste e penitenti, pagano con pena triplicata l’intemperanza alle regole della morale. E non c’è niente da ridere a 15 anni.