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All’arrembaggio! (O: del perché ogni brava r...

All’arrembaggio! (O: del perché ogni brava ragazza dovrebbe aver giocato almeno una volta nella vita a Monkey Island)

Non sono un’appassionata di videogiochi. Il mio piccolo, affidabile animo nerd si è cibato di molti cibi, ma non di questo. Sarà che faccio parte, per il rotto della cuffia, di quella generazione che ha conosciuto il mondo di prima, che si ricorda le prime consolle, i commodore 64 con lo schermo nero e verde e i primissimi videogiochi a schermata fissa (non ne ho mai saputo i titoli, per me e mio fratello quasi gemello sono sempre stati “il ladro” e “il gatto”). Una generazione che ha passato più tempo seduta su una bici che su un divano, che si è sbucciata le ginocchia cadendo dagli alberi, che tanti anni prima di sapere cosa fosse un cellulare si era costruita il telefono con due bicchieri di plastica e un pezzo di spago.
O forse queste sono solo blatere nostalgiche per coprire la verità: io non ci so giocare ai videogiochi, non sono brava, e non mi piace fare qualcosa in cui non riesco. A parte i vari giochi di corsa, in cui finisco regolarmente contro un muro, o contromano, e gli arcade dove allo scendere delle vite aumenta il volume della mia voce contro lo schermo. Il ricordo emblematico è quando, senza rendermene conto, ho girato in tondo per gli stessi quattro ambienti di Tomb Raider, con mio fratello, sempre lui, che mi osservava dubbioso.
Nonostante questi trascorsi, porto però nel cuore un videogioco che, ad ogni nuova uscita, mi spingeva ad aggiornare il computer solo per poterci giocare. Puntuale: 1990 – 1991 – 1997 – 2000, e infine 2009. D’altronde Guybrush l’aveva detto, di avere un contratto di ferro per cinque giochi con la Lucas Arts.

Cos’ha di eccezionale questo videogioco, intitolato Monkey Island? Ebbene, prima di tutto è un’avventura grafica, o punta e clicca (nome preso dell’interfaccia utilizzata, che richiedeva soltanto un mouse). Questa tipologia di videogiochi, che ha raggiunto l’apice della sua fortuna nella metà degli anni ’90, si sviluppa per enigmi da risolvere per costruire un vero e proprio racconto, ed è stata rivoluzionaria perché ha eliminato gli aspetti “punitivi” del gioco. Il protagonista, infatti, non rischia mai di morire e il giocatore non si trova costretto a ricominciare da capo per aver sbagliato un passaggio. Detto in maniera romantica, le avventure grafiche sono una maniera interattiva di farsi raccontare una storia, tanto che, pur all’interno della diversità del singolo videogioco, o anche del singolo capitolo, è possibile ritrovare una struttura narrativa ricorrente: antefatto, preparazione, viaggio, risoluzione.

Monkey Island, ambientato per buona parte nell’arcipelago di Mêlée (e comunque sempre nei Caraibi) ha come protagonista Guybrush Threepwood, che nel primo capitolo della serie è un giovane ragazzo con l’aspirazione di diventare pirata. Nel tentativo di farlo, incontra l’amore della sua vita Elaine Marley, governatrice dell’isola di Mêlée, e il suo antagonista, LeChuck, pirata fantasma anche lui innamorato di Elaine. E proprio sulla lotta d’amore tra Guybrush e LeChuck per il cuore di Elaine si baseranno, con diverse variazioni, tutti e cinque i capitoli della saga.

Monkey Island non è, però, il solito videogioco di pirati. L’argomento è trattato in maniera ironica, parodistica, addirittura surreale. L’aspetto temporale non viene rispettato e la vita da pirati si caratterizza più per la capacità di vantarsi davanti ad un boccale di Grog che per le effettive scorribande, i furti di bottini, le cacce al tesoro. L’impressione che si ha è che i personaggi non siano davvero dei pirati, ma più bambini che giocano ad esserlo.

L’esempio più rappresentativo è proprio l’inizio, quando Guybrush viene educato alla vita piratesca: tre “capi pirati”, che indicativamente non vediamo mai fuori dal bar del paese, spiegano che per diventarlo è necessario superare tre prove: trovare un tesoro sepolto, padroneggiare il duello di spade, rubare un idolo dalla casa del governatore. Tre attività tipiche dei pirati, ma qui parodiate. Il tesoro sepolto sarà una t-shirt vinta alla fiera, l’idolo non verrà realmente rubato ma recuperato durante una disavventura e il duello di spade non si vince con la forza o l’abilità tecnica ma rispondendo sagacemente ad insulti infantili e indolori, del tipo “Combatti come un contadino / Molto appropriato, tu combatti come una mucca” o “Nel mio ultimo combattimento avevo le mani insanguinate / Spero tu abbia imparato a non mettere le dita nel naso”, o ancora “Arrenditi, o ti schiaccio come un chicco d’uva /Prima la mamma dovrebbe toglierti la buccia”. In questo universo parallelo-piratesco, i pirati sono organizzati a livello comunitario: troviamo pirati barbieri, pirati mendicanti, pirati cartomanti, pirati albergatori ecc. E, ovviamente, le istituzioni: il governatore, la prigione, e tutto il resto. Caratteristica altrettanto surreale, che rende però il videogioco ancora più godibile, è la presenza, e il ruolo, che in questo universo hanno le donne. Ben lungi dalla figura che hanno storicamente ricoperto di mogli, trofei o merci di scambio, le donne in Monkey Island sono pirati, e si trovano spesso in ruoli di comando.

Come ho già accennato Eliane Marley, innamorata del nostro protagonista, ci viene presentata dal principio come la governatrice dell’isola (e dunque dei pirati che ci abitano) e il suo ruolo è così importante che quando, nel quarto capitolo, i due finalmente convolano a nozze, sarà lui a prendere il cognome di lei e non viceversa. E lo farà anche con orgoglio, felice di presentarsi come Guybrush Threepwood Marley.
Ancora, il maestro di spade, che Guybrush deve sconfiggere nel primo episodio e che tornerà, a salti, anche nei capitoli successivi, è una donna; così pure “vodooo lady”, non un pirata questa volta, ma il punto di riferimento di tutto il gioco, la persona a cui rivolgersi quando si gira in tondo, senza sapere che fare, la detentrice della conoscenza, delle magie, delle soluzioni ai problemi. Ed è proprio questo il ruolo che quasi tutte le donne di Monkey Island ricoprono. Anche se quello che ci portiamo in giro è Guybrush, alla fine spunta sempre una donna a salvare la situazione. O a dare qualche pugno.
E allora come non amare un videogioco-racconto che ribalta l’impianto favolistico, manda in giro errante un giovane uomo e lo fa salvare da una donna?


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  1. Gabriele

    26 giugno

    la colonna sonora di questo gioco mi porta ancora sull’orlo delle lacrime
    http://www.youtube.com/watch?v=YxjRbRw20_c

  2. Marta Conte

    26 giugno

    Credo sia corretto affermare che i soldi che ho fatto spendere ai miei per Tomb Raider siano probabilmente i soldi peggio spesi nella mia infanzia. Insieme a quelli per le carte dei Pokemon.
    Tempi bui.

  3. Veronica Tosetti

    27 giugno

    Il culto per Guybrush Threepwood alberga ancora adesso nel mio cuore. Rivolgo mentalmente insulti pirateschi agli inetti che incontro quotidianamente sul mio cammino. Mi ha cambiato la vita!

  4. Giulio de Nonno

    29 giugno

    Lunghe settimane spese a risolvere enigmi ecletticamente colorati. Qualche frammento delle parti più fantasiose di me è rimasto su quell’isola con Timmy la scimmia; forse perché proprio li era stato plasmato 🙂

  5. Simone B.

    1 luglio

    Mi aspettavo una citazione del candido reggiseno di Largo La Grande.

    Con l’opzione usa candido reggiseno su Guybrush.

    E manca il pollo di gomma con la carrucola in mezzo!

  6. Vlao

    1 luglio

    Adesso ci si sbuccia le ginocchia cadendo dalla bilancia della Wii!
    Il mercurio cromo serve sempre!

  7. Pablo

    24 luglio

    Ho ripensato a momenti nostalgici con babbo tubo catodico,e ho perso un sacco di tempo ad ascoltare musica a tema.

    http://www.youtube.com/watch?v=IdW0M2CrW8E

    Un bimbo dentro di me singhiozza…potevate mettere un disclaimer a inizio post.

  8. Boa

    17 dicembre

    Uno dei pochi giochi che io e mio fratello dieci anni piu’ grande potevamo fare insieme come due pari, collaborando da vera ciurma pirata. Grazie Guybrush. (sighsob)

  9. MARGHERITA B

    17 dicembre

    Grazie per questo articolo, credevo di essere sola e pazza.
    My name is Guybrush Threepwood, Mighty Pirate! (TM)

  10. […] in mente all’ultimo, che magari non hanno protagoniste, ma ottime NPC femmine: Half-Life 2, Monkey Island, Red Dead Redemption, Dishonored, la serie di Bioshock, la serie di Halo (a parte l’ultimo, […]

  11. […] del termine, il gameplay di Life Is Strange prende spunto dalle vecchie avventure grafiche (come Monkey Island), unendole a Gone Home e ai più moderni giochi della Telltale, dove l’esplorazione e lo sviluppo […]

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