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Al lavoro, Cenerella! – Immaginari duri a mo...

Al lavoro, Cenerella! – Immaginari duri a morire vs. Angela Carter

Cenerella, Cenerella,
sempre in moto, 
Cenerella,
su in soffitta, giù in cantina,
disfa i letti, vai in cucina,
lava i piatti, il fuoco accendi,
poi lava, stira e stendi,
comandan sempre loro
e 
ripeton tutte in coro
“al lavoro, al lavoro, Cenerella!”

Vi viene in mente un personaggio che potrebbe rappresentare meglio di Cenerentola l’essenza del sacrificio e della totale abnegazione? Non serve essere una casalinga disperata per immedesimarsi. Quante volte siamo state tanto oberate da impegni da dimenticarci chi abbiamo intorno? Quante volte abbiamo messo in secondo piano le nostre vere necessità? Lo sbattersi duro viene presentato nella favola come una caratteristica tipicamente femminile, o meglio come un’autentica virtù, e se lo attesta un racconto popolare ricorrente in tutte le culture europee non c’è da stupirsi circa la frequenza con cui le donne vengono dipinte come l’angelo del focolare e via discorrendo. Non solo, i modelli ancestrali sono anche quelli più radicati nell’inconscio collettivo e molto difficili da estirpare. Ecco perché, nonostante i secoli di battaglie per l’emancipazione e i risultati ottenuti, nell’intimo ancora tante giovani si sentono vittima di quella che si potrebbe definire “la sindrome di Cenerentola” (voglio escludere in questa sede il risvolto romantico che accompagna la favola).

cenerentola

John Everett Millais, “Cinderella” (1881)

Cenerentola è la figlia che arriva a negare se stessa riducendosi a serva per non deludere il ricordo della defunta madre, devota alla famiglia. Diventa uno strumento nelle mani della matrigna malvagia, riuscendo a riscattarsi alla fine solo grazie all’intervento magico di una fata buona, guadagnandosi un finale principesco, guarda caso ripristinatore del sacro ordine familiare.

Sicuramente le giovani donne di oggi non rischiano di fare la stessa fine (Principe Azzurro compreso), ma è al contempo vero che le manie di perfezione che portano le più fragili a scivolare in malattie di natura psicologica riflettono il peso delle pressioni derivanti dalla famiglia e in maniera strisciante dalla società intera. Per non parlare dei sensi di colpa che assalgono la totalità delle donne quando, agli impegni di lavoro, si sommano quelli casalinghi che richiederebbero di trasformarsi in una Wonder Woman per essere affrontati. Cenerentola si nasconde in mezzo a noi più di quanto sospettiamo.

Non è chiaro quale fosse il vero nome di Cenerentola prima di essere soprannominata così; il battesimo metaforico le conferisce la nuova identità di orfana e sguattera della famiglia. Non è dato sapere come sia possibile che il padre della ragazza permetta alla nuova moglie di trattarla in tale maniera. Ma cosa sarebbe stato se il padre non fosse esistito del tutto, o se si fosse opposto a tale sopruso? Lo ipotizza Angela Carter, scrittrice e grandiosa esponente del femminismo britannico degli anni ’70 che ha riscritto le tradizionali favole in chiave dissacrante, nel suo racconto Covacenere, concludendo che se non fosse stata necessaria l’approvazione di un uomo, probabilmente non ci sarebbe stato bisogno di alcuna rivalità femminile e

se le donne fossero riuscite ad accantonare le divergenze e a discutere amichevolmente, avrebbero potuto trovare un accordo e decidere di eliminare il padre, […] oppure, nel caso avessero deciso di non liberarsene, avrebbero potuto fargli fare i lavori di casa.

 


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  1. Nicolò

    18 settembre

    Volevo aggiungere che questo discorso potrebbe valere anche per i gay, ma non dal punto di vista che viene qui esposto per le donne, ma nella figura di Cenerentola come figura fragile isolata, emarginata, non accettata dal mondo, disprezzata. Un po’ tutti i gay rivedono in Cenerentola se stessi. 😉
    P.S. Bell’articolo che nonostante sia stato pubblicato quasi un mese fa, vedo solo ora! -.-‘

  2. Paolo1984

    18 settembre

    veramente io ho sempre visto la storia di Cenerentola in maniera diversa: una ragazza di famiglia ricca che viene privata de suoi beni e del suo status sociale dalla matrigna e ridotta in stato di schiavitù, e grazie alla fata si riprende quello status che le spettava

  3. Valeria Righele

    18 settembre

    L’articolo è stato pubblicato oggi per la prima volta, Nicolò 😉

  4. Margherita

    19 settembre

    era uscito con una vecchia data, l’ho sistemato io ieri. sorry per non averlo comunicato.

  5. Veronica Tosetti

    19 settembre

    Pensate invece che io non visualizzavo alcun commento finora!
    Su Cenerentola si possono fare innumerevoli speculazioni, e non a caso ho voluto escludere il risvolto romantico della situazione perché avrebbe distolto dalla vicenda “umana” della protagonista. A mio parere si tratta di un riscatto fittizio, non direttamente guadagnato con le proprie forze, ma tramite l’intervento di un’entita benevola, come a significare che senza di esso i cambiamento non si sarebbe mai verificato.

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