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The Hairy Armpit Brigade. Umanità femminile removi...

The Hairy Armpit Brigade. Umanità femminile removibile

È quasi un’assoluta verità occidentale che i cassetti delle magliette delle ragazze siano divisi in “magliette che posso mettere in certi giorni” e “magliette che assolutamente non potrei mai mettere in certi altri”. E, sia chiaro, NON è come separare “pantaloni che posso mettere in certi giorni” e “pantaloni non proprio comodi in certi altri”. Per i pantaloni il motivo c’è; è prescrittivo e non sto qui a dirvi quale sia, dato che questo non è il Cioé. Ebbene, alcune magliette si mettono quando l’ascella è depilata, in caso contrario le stesse devono essere perentoriamente escluse dall’abbigliamento quotidiano: la questione dell’ascella è annosa, e oltre a farci apprezzare l’inverno è esemplare dell’influenza di certi modelli sulle abitudini di toeletta femminile.

A questo punto dovremmo avere un rapporto tanto disinvolto con le verità scientifiche da sapere benissimo che radersi le ascelle non ha nulla a che fare con una fantomatica questione igienica. Se qualcuno si prendesse la briga di calcolare quante persone si depilano completamente il pube (chiaro? Pube = fonte di terrificanti germi mutanti) in proporzione alla pressoché unanime depilazione ascellare questa tesi sarebbe istantaneamente smontata. Poi il pube depilato mi fa molta pena prima ancora che farmi ridere. (Per una dichiarazione d’amore al pelo pubico rimando integralmente alla Eve Ensler de I Monologhi della Vagina).

Senza stare a snocciolare pro e contro di radersi e non radersi, mi stupisce piuttosto quanto questa (non) azione, se compiuta da personaggi pubblici, sia ancora considerata ‘oltraggiosa’. In un articolo dedicato all’ascella pelosa di Drew Barrymore nel 2005 il Daily Mail chiama Hairy Armpit Brigade l’insieme di donne famose mostratesi in pubblico con l’ascella non depilata. È una dinamica di mero gossip. Hai i peli, sei umana. Beccata. Goduria immensa. Non a caso quando si legge di personalità pubbliche penosamente ‘beccate’ nella loro (evitabile) villosità, è quasi sempre su pubblicazioni la cui massima serietà è ai livelli del Sun.

Si tratta tuttavia di una questione umana prima che mediatica: l’ascella depilata non può essere depilata sempre. Ci sono dei momenti in cui necessariamente non si è depilati sotto le braccia, neppure con soluzioni avveniristiche come la luce pulsata, che richiede di far crescere il pelo almeno per un certo periodo, per poi poterlo eliminare unitamente al bulbo sparaflesciandolo con una luce potentissima (aberrante, certo). Quindi la priorità è fingere di essere sempre impeccabilmente depilati (o almeno avere la decenza di non mostrare le vergogne), o ancora fingere di non avere affatto peluria, cosa praticamente imperdonabile.

Easter di Patti Smith

Anna Faris ha recentemente ironizzato su una sua ascella non depilata (descritta come orribile, ma mai mostrata), che mi sembra una maniera leggera di affrontare la cosa. Joan as Police Woman in passato si è fatta fotografare ad ascelle naturali per un servizio fotografico (come del resto svariate fotomodelle poco note, inscrivibili nel revival post-punk in versione iperglamour). Il precedente più illustre è chiaramente costituito dalla Patti Smith di Easter, il cui intento è sicuramente politico e da Nena, cantante pop tedesca degli anni Ottanta le cui ascelle non depilate erano un (meno oltraggioso) marchio di fabbrica.

Joan as a Policewoman

I peli che metterei in cima alla mia lista pilifera di gradimento sono sicuramente quelli di Sarah Silverman (portatrice di baffi unica), ma ho amato anche quelli meno impegnati(vi) di Hillary Swank. Se un ascella non depilata poteva far sembrare trasgressiva Julia Roberts negli anni Novanta non ci sarebbe nient’altro da aggiungere. Drew Barrymore ci ha fatto leva probabilmente per pubblicità, come del resto più di recente ha fatto Lady Gaga, che se potesse ne farebbe una questione di gender bending o si farebbe disegnare il cespuglietto da Marc Jacobs.

Declinando la questione sul personale, l’unico problema è che non ho proprio voglia di radermi di continuo. E mi pare discutibile questo adeguamento generalizzato ad un criterio di uniformità estetica (straordinariamente duraturo), tristemente elevato al rango di imperativo categorico. E lo è, c’è da starne sicuri. Giuro su dio che preferirei uscire in pigiama e infradito piuttosto che mettermi un abito smanicato, in certi giorni. Venderla come trasgressione non aiuta, semmai marginalizza e, in definitiva, ridicolizza. O ci si coltiva il giardinetto da far vedere agli amichetti o si è tutti lì, impegnati ad estirparlo.

In homepage: foto di Petra Collins per Rookie.


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