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The Balanescu quartet

Ovvero di come un’ignorante totale in campo musicale è stata fulminata sulla via di Damasco da questo gruppo e ora lo promuove in modo molesto e compulsivo.

 


I Balanescu quartet nascono nel 1987 dall’idea del fondatore e colonna portante del gruppo Alexander Balanescu, rumeno trapiantato ormai da anni in quel di Londra. Dopo una formazione classica di altissimo livello (Special school music di Bucharest, Rubin Academy di Gerusalemme, London Trinity College e Julliard school di New York), Alexander si stabilisce nella capitale inglese dove lavora con alcuni dei maggiori gruppi musicali dei primi anni ’80, un esempio fra tutti il Capricorn music project. Ma le collaborazioni non si fermano a questi anni: oltre ad una serie di tour di grande successo realizzati con Michael Nyman enesemble e gli Arditti quartet, Balanescu lavora con David Byrne ed i Pet Shop Boys. Il 1987 segna appunto la fondazione del suo gruppo personale che, negli anni, ha visto una successione vorticosa di componenti, tutti di formazione classica, ma aperti a sperimentazioni e commistioni di stile.
La filosofia alla base del quartetto è quella di un continuo rinnovamento, della ricerca costante di nuove tipologie espressive, lontane dai clichès della ripetizione accademica. Suonare tutto a memoria non è contemplato e l’improvvisazione è un elemento creativo di primo piano nelle loro performaces.

Oltre alla formazione classica, anche la musica tradizionale rumena entra a far parte del repertorio di quella che, da profana, mi verrebbe quasi da chiamare band. La riscoperta, dopo anni di assenza dalla terra d’origine, di brani propri della cultura popolare, ha permesso ad Alexander di strutturare ulteriori mescidazioni. La cosa che forse più colpisce però l’ascoltatore medio è la maestria con cui il gruppo ha saputo interpretare, servendosi unicamente degli archi, la discografia dei Kraftwerk, maestri della musica elettronica. Una potenza espressiva impressionante ed un coinvolgimento, nei concerti dal vivo, difficile da ottenere. Fra le curiosità nella discografia, che vi consiglio di spulciare qui e qui, troviamo la colonna sonora dell’italianissimo film Il partigiano Johnny di Stefano Dionisi.
I Balanescu quartet riescono, a mio avviso, nel difficilissimo intento di riportare la musica classica fuori dai tempi sacri e fra le persone, coinvolgendo un pubblico molto eterogeneo. E se vi pare poco…

  1. Elisa

    8 Luglio

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