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Tenerezza di Robert Cormier: perché ispira tutto t...

Tenerezza di Robert Cormier: perché ispira tutto tranne che questo

Quando sono andata a Roma per una breve vacanza, un po’ di tempo fa, c’è stata la solita tappa obbligata alla libreria Feltrinelli più vicina nella quale la sottoscritta, pur essendo sfinita, si è trascinata spinta dall’entusiasmo del resto della famiglia (per una volta non dal suo). Cercate di capirmi. Ero profondamente stanca, volevo solo tornare in albergo a farmi una doccia e mangiare. O in alternativa solo sedermi. Non è quindi stata una mia colpa l’essere stata tentata da Tenerezza di Robert Cormier, un romanzo edito da Elliot che ho poi comprato.
Il tema di questo libro – il fiorire dell’amore fra un assassino psicopatico ma affascinante e una ragazza altrettanto bella ma sfortunata – è senz’altro complesso e le recensioni sul retro della copertina promettevano fuoco e fiamme.
Tuttavia questo libro fa schifo.
Innanzitutto, i personaggi sono caratterizzati estremamente male: la protagonista, Lori, dovrebbe evolversi nel corso della storia e l’incontro con Eric dovrebbe renderla più matura, più affidabile, meno capricciosa. Questo cambiamento è raccontato dall’autore (o almeno, credo che la sua intenzione fosse quella) ma non descritto adeguatamente, visto che il suo comportamento continua a sembrare quello di una bambina di tre anni in un corpo da quindicenne. Corpo, il suo, che è continuamente descritto come sexy, perché Lori ha una quinta (a quindici anni) e non si mette mai il reggiseno (e infatti va in giro per tutto il libro con una maglietta bianca e stretta). Anche Eric, l’assassino feroce ma bellissimo, rimane statico dall’inizio alla fine. Il mio dubbio è il seguente: se accetti come compagna di viaggio una quindicenne che ti capita fra capo e collo, hai ucciso tre o quattro ragazze prima di lei e hai inoltre tentato di ammazzare questa tipa ma non ci sei riuscito perché qualcosa dentro di te ti ha fermato, teoricamente dovresti aver subito una qualche forma di cambiamento interiore, altrimenti le correresti dietro con un’ascia per sgozzarla. Invece no, in Tenerezza i personaggi compiono azioni che fanno a pugni con la descrizione che l’autore vuol dare di loro.
Il problema di Robert Cormier non è solo l’incapacità di delineare personaggi decenti (o coerenti); il suo modo di scrivere, la suspence, il finale a sorpresa, la descrizione dei luoghi fanno schifo. E mi dispiace scriverlo, perché avendo letto anche La guerra dei cioccolatini – un romanzo uscito nel 1978 negli Stati Uniti, ovvero quasi venticinque anni prima di Tenerezza – so che Cormier può scrivere bene, con uno stile commovente, semplice e schietto. In Tenerezza invece lo stile semplice, schietto e commovente è andato a farsi benedire.
L’impressione data dalla lettura del romanzo è che Cormier non sappia muoversi tra diversi registri linguistici. In alternativa, l’ipotesi è che il traduttore italiano si facesse di roba pesante mentre era al lavoro sulla presente opera. Teoricamente l’autore vorrebbe usare un registro informale, spigliato e allegro nei capitoli narrati da Lori e un registro impersonale, quasi giornalistico il cui punto di vista è quello di Eric. I due registri linguistici sono invece uguali, fatta eccezione per le parole “scopare” e “lascivo” che compaiono con imbarazzante assiduità nelle pagine raccontate da Lori. I protagonisti sono costantemente persi “in un vortice di emozioni”, che però è non mai narrato oltre questa semplice espressione: le azioni compiute dai personaggi non lasciano trasparire alcun sentimento; essi sono solo dei manichini malamente manovrati.

L’agonia si protrae per 187 pagine, per poi concludersi con il miglior finale a sorpresa concepibile dall’autore: il ristabilirsi della situazione iniziale, senza grandi cambiamenti nei personaggi. Il tutto raccontato con una tensione narrativa pari a zero, come se persino Cormier si fosse stufato della sua schifezza in fase di stesura e non vedesse l’ora di finirla.

P.S. Hanno fatto anche un film: a voi il trailer.


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