Crea sito
READING

Storie di transformers: Underground Zone di Claudi...

Storie di transformers: Underground Zone di Claudia Attimonelli e Antonella Giannone

Esordisco dichiarandomi cultrice di quel costosissimo mattone che è Post-punk. 1978-1984 di Simon Reynolds. Anni or sono lo studiai minuziosamente e, una volta giunta all’ultima pagina, constatai che i mesi di ascolti e di disperata ricerca di singoli ed ep citati nel libro e irreperibili persino su Soulseek avevano dato i loro frutti. Avevo cominciato ad essere ferrata in materia di post-punk, sviluppando al contempo un’ossessione maniacale nei confronti degli Young Marble Giants e dei Gang of Four.

Di Post-punk ricordo con particolare affetto la sezione dedicata alla no-wave e alla scena newyorkese che la partorì, così come i miei disperati tentativi di ascolto dei Teenage Jesus and the Jerks e delle altre band che popolano la compilation No New York.
Non ricordo invece particolari incursioni di Reynolds nell’universo degli arredi sacri – abiti, accessori, posture, addomesticamenti del corpo – delle persone che popolavano l’underground newyorkese dell’epoca. Persone le cui scelte estetiche estreme ben si accordavano con la scelta di stare ai margini. Persone che dai margini hanno raggiunto una posizione centrale nell’immaginario del rock e delle subculture che vi si accompagnano.
Ciò che in tal senso manca a Post-punk trova invece spazio tra le pagine di Underground Zone. Dandy, punk, beautiful people di Claudia Attimonelli e Antonella Giannone. Si tratta di un libro snello ma molto complesso e denso, che affronta lo studio dell’underground newyorkese tra il 1972 e il 1977 (e collateralmente, della scena dei creativi di Prenzlauer Berg, nella Berlino Est realsocialista) sotto una molteplicità di prospettive; dalla sociologia alla semiotica passando per gli studi di moda.
Underground Zone è un volume che raccoglie saggi e fotografie che dialogano tra di loro,
aprendo gli occhi del lettore su ribalte e retroscena che hanno per protagonisti individui ostentanti personalità molteplici (alla Bowie che diviene Ziggy Stardust, con i suoi capelli dal colore volutamente artificiale e il volto impassibile). Sono visi familiari, che oggi incontriamo in edicola sulle copertine di riviste che guardano ossessivamente al passato o il cui stile è andato sedimentandosi fino a penetrare i repertori del rock così come lo conosciamo.

Dietro agli sguardi complici di Debby Harry e al volto disteso di Dee Dee Ramone c’è l’obiettivo di Paul Zone, che da giovanissimo frequentò i locali underground di New York e catturò sulla pellicola i volti e i corpi di chi faceva lo stesso. Si tratta di scatti non professionali, dai quali traspare un’autenticità che permette di scavare a fondo, di vedere i dietro le quinte dei personaggi la cui musica è diventata pietra miliare.

Un altro aspetto pregevole di Underground Zone è l’analisi dell’estetica della scena in un’ottica di genere. La prospettiva adottata permette al lettore, ad esempio, di osservare Patti Smith e Debby Harry e di riconoscerle come personificazione degli estremi di un continuum: Patti Smith e i suoi abiti maschili, il corpo sottile; Debby Harry e la femminilità stereotipica che si fonde con le avvisaglie del punk e diviene creatura meticcia. Il saggio di Antonella Giannone, in particolar modo, mette in evidenza la fluidità di genere che attraversava la scena e che si incardina nelle performance, nei capi d’abbigliamento, nel trucco. É un doing gender, una costruzione che, con l’aiuto dei giusti indizi, si palesa nell’estetica glam, in un imprevedibile fare la spola tra maschile e femminile, portandoli all’eccesso e disancorandoli da una pretesa di essenza sessuale.
Underground Zone è edito da CaratteriMobili. Oltre ai due bei saggi di Claudia Attimonelli e Antonella Giannone e alle foto di Paul Zone ci troverete un’introduzione di Luca de Gennaro, una serie di scatti dedicati alla scena anni Ottanta di Berlino Est e un’intervista allo stesso Paul Zone ad opera di Daniela Zenone.
Per ascoltare un assaggio della musica partorita dagli artisti di cui abbiamo parlato in questo articolo, vi consigliamo il nostro nastrone della settimana.

RELATED POST

  1. Caterina Ghobert

    9 settembre

    La mia (ridicola e micragnosa) formazione post-punk è avvenuta esclusivamente sulle cassettine dello zio ritrovate il cantina…cose d’altri tempi!

  2. […] primo, come potete notare, si chiama Transformers e si accompagna al post in cui vi abbiamo raccontato Underground Zone di Claudia Attimonelli e Antonella Giannone. Ci […]

  3. […] Recensione su Soft Revolution: link […]

  4. Cristina

    14 settembre

    Fantastico, attendevo da tempo un consiglio in materia di post-punk (sia ascolti che libri).

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.