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Sleeping Beauty: i corpi dormienti di Julia Leigh ...

Sleeping Beauty: i corpi dormienti di Julia Leigh e la loro dimensione grottesca.

Quando uscì il trailer di Sleeping Beauty, nessuno sapeva bene cosa aspettarsi. O forse nessuno si aspettava qualcosa di così perverso, dove la perversione risiede nella scelta stilistica di narrare la quotidianità della protagonista utilizando la macchina da presa come poco più che uno spettatore silenzioso, che rimette il giudizio al pubblico.

Il tutto viene reso inquietante grazie alla straordinaria performance di Emily Browning, nei panni di Lucy, una studentessa universitaria che si ritrova coinvolta quasi per caso in un giro di prostituzione a dir poco singolare. Alla ragazza, difatti, viene chiesto di assumere una sostanza non meglio identificata che la culli in un sonno profondo mentre il cliente trascorre la notte con lei. Ci sono due uniche condizioni: è vietato lasciare marchi o lividi di alcun genere; è vietata la penetrazione.*
Julia Leigh, qui alle prese con la difficile prova del secondo film, sceglie di accostarsi alla materia nella maniera più discreta possibile: sebbene la protagonista sia nuda per gran parte del tempo e il suo corpo sia per ovvie ragioni trattato come un oggetto, questo non viene mai fatto dalla macchina da presa, che mantiene sempre una sorta di rispettosa distanza.

“When I say I’m “pro-sex work,” obviously there are some terrible conditions, and there are obviously horrible circumstances where people are forced into that line of work. But there are also people doing it because they want to do it, and their rights need to be acknowledged. I think that their rights need to be fought for, because that profession in itself — when it’s all done in a way that should be done, and everyone has rights and it’s safe — is a necessary and honorable profession.” —  Emily Browning

Questo il commento dell’attrice a proposito del film. Nonostante ciò, rimane il fatto che Sleeping Beauty tratti di un tipo molto particolare di prostituzione, che prenvede la vendita di un corpo negando il fine ultimo per il quale ci si aspetta che un uomo si rivolga ad una prostituta: compiere l’atto sessuale.
E’ tanto affascinante quanto enigmatico il personaggio di Lucy/Sara (nome d’arte), la quale rimane fredda, distaccata e sinceramente indifferente nei confronti del proprio corpo e a ciò che possa succedergli. Accetta il lavoro tanto per necessità quanto per noia,  quest’ultima non va però confusa con la noia borghese che spingerà a trasgredire Catherine Deneuve in Bella di giorno. La nostra protagonista rimarrà una figura criptica fino alla fine, si può solo ipotizzare che usi il canale della prostituzione come tentativo disperato di tornare a provare sensazioni e sentimenti; o forse il tutto è solo una sifda con se stessa per capire fin dove riesce a spingersi. Forse che questo modo di fare sia una sorta di richiesta d’aiuto silenziosa? Se davvero t’importa così poco del tuo corpo e di conseguenza di te stessa, puoi ancora definirti viva? Agli spettatori l’ardua sentenza.
La regista afferma di aver tratto spunto da un suo personale incubo (vedere un filmato di se stessa mentre dormiva) unendolo alla celeberrima e non a caso omonima fiaba dei fratelli Grimm. Pare inoltre che si sia lasciata influenzare dalla lettura di un paio di racconti brevi nei quali si narrava del desiderio di determinati uomini che traevano piacere al pensiero di dormire – solo dormire – accanto ad una giovane donna. Sulla base di questo prendono forma gli incontri ai quali assistiamo nel film, dall’anziano che dopo aver raccontato una storia (parabola della sua vita e del film) giace accando alla fanciulla; a quello più sessualmente frustrato che si sfogherà in una sequenza che va quasi a costituire una valida rivale per la famosa “scena del burro” (se non sapete a quale scena mi riferisca, ecco un indizio: era Marlon Brando e ballava il tango a Parigi, l’ultimo).
In equilibrio tra la necrofilia e la prostituzione, Sleeping Beauty appare come uno spaccato inquietante ma al contempo affascinante in un modo assolutamente unico di trattare il tema della (ri)presa di coscienza di sé e del proprio corpo attraverso le infinite vie del sesso, o meglio, di tutto ciò che può accadere quando questo non si consuma.

Vi lascio con un’intervista alla regista e alle due interpreti principali, rilasciata allo scorso Festival di Cannes, dov’era in concorso il film.

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*”Your vagina is a temple” è ciò che Claude (la datrice di lavoro) dice a Lucy per rassicurarla, questa prontamente la smentisce. Non m’interessa qui dilungarmi più del dovuto, ma mi sembrava comunque un buono spunto di riflessione: mentre la donna ci tiene a rassicurare la ragazza, questa è chiaramente infastidita nell’apprendere che non sarà penetrata; il che mi ha fatto pensare (eventualmente un paragone un po’ forzato) al delicato tema della verginità e al valore che ha assunto nei diversi secoli. Claude rimarca il fatto che “la vagina è un tempio” per rimarcare la distinzione tra quello che farebbe una comune prostituta e quello che viene chiesto di fare alla protagonista (qualcosa di ben diverso dal vendere il sesso inteso nel suo senso più comune). Partendo da questa presa di coscienza ho stabilito che se non è la verginità in quanto tale (ergo l’integrità dell’imene) è il valore che le è stato affibiato che contribuisce a rendere questa società razzista, in un certo qual senso incline allo stupro (pena più grave per lo stupratore se la vittima è vergine). Condannare le ragazze che praticano il sesso nobilitando quelle che invece no; per non parlare del fatto che non prende minimamente in considerazione omosessualità e transessualità.


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  1. elisa

    15 gennaio

    Bell’articolo Marta. Tra l’altro c’è un pink eiga (particolare filone soft porno giapponese) sullo stesso tema: prostitute addormentate chimicamente. La protagonista sceglie di non ingerire tutte le pillole ma si ritrova in uno strano stato di allucinazione, come in uno svenimento cosciente, e sembra finire col fondersi con la stessa macchina da presa… piuttosto interessante. Ne ho accennato qui:
    http://cinemadibetty.wordpress.com/2011/05/14/go-east-betty-al-far-east-film-festival/
    ma purtroppo temo sia introvabile sull’internet.

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