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Sesso e volentieri

English teens do it better (o almeno ce’ provano).

Da qualche settimana sull’inglese channel 4, rispettabilissima rete “per famiglie”, va in onda uno show i cui contenuti hanno scatenato un putiferio nell’opinione pubblica. La pietra dello scandalo è “The joy of teen sex”: format semplice e scarno in cui ai giovanissimi protagonisti viene offerta la possibilità di recarsi nell’equivalente glamour di un consultorio dove possono ricevere consigli di vario tipo. Fin qui nulla di eccessivamente sconvolgente: se ci si limitasse a parlare di malattie sessualmente trasmissibili e gravidanze indesiderate si potrebbe anche rientrare nei limiti del decoro. Quello che ha turbato i sonni dei benpensanti d’oltremanica è il fatto che in questo “sex shop” non si elargiscono solo consigli medici e fornisce supporto psicologico, ma si insegna ai ragazzi a migliorare il proprio modo di fare sesso. Dal sesso anale al bondage, dai rapporti gay/lesbo all’uso dei sex toys fino alle tecniche migliori per praticare un pompino. E chi più ne ha più ne metta, secondo la curiosità bruciante degli adolescenti in questione.
“I nostri figli non fanno questo” è stata la categorica affermazione dei britannici. A quanto pare si sbagliavano visto il successo che lo show sta riscuotendo. Dopo aver visto le prime tre puntate, la curiosità mi ha spinta a vedere se in altri paesi esistono format di questo tipo e, in caso affermativo, quali sono state le reazioni del pubblico a casa. Il mio “viaggio” è iniziato dall’Italia, dove, manco a dirlo, non esiste nulla di simile. Su Mtv infatti va in onda, ormai da anni, Loveline, un programma dedicato all’approfondimento di tematiche sessuali. E’ già qualcosa, ma, dalla conduzione al modo in cui questi temi vengono trattati, sembra più una lezione scolastica che altro. Un secondo show, importato direttamente dagli usa, parla di ragazze under 18 che diventano mamme (con un omologo tutto italiano arrivato solo a un paio di puntate). Anche qui la differenza di format si vede: gli americani ci presentano il tema delle gravidanze teens in modo piuttosto variegato, raccontando la vita delle giovani entusiaste di diventare madri e quella di chi decide di dare in adozione il nascituro. Insomma: non tutto è rose e fiori. Lo show italiano invece ad oggi riporta solo esperienze estremamente positive di ragazze che sembrano quasi avere la vocazione a fare le madri. Poche contraddizioni, poche discussioni, poca “dura realtà”. Ma non è su questo che volevo soffermarmi, quanto sul livello di educazione sessuale che i ragazzi hanno in Italia, sulla loro consapevolezza e su quanto ancora si potrebbe fare per loro.
Premetto che se quando avevo 15 anni ci fosse stato in Italia un “The joy of teen sex” sarei stata ben lieta di vederlo, anche perché avendo frequentato fino ai 14 anni una scuola cattolica la mia educazione sessuale è stata risibile. Un paio di lezioni di “biologia” e altrettante di “educazione all’affettività” gestite da una suora che, ricordo ancora, mi disse “Povera bambina” con aria compassionevole quando avanzai l’ipotesi dell’uso dei preservativi almeno in contesti di disagio per evitare malattie e gravidanze “non sostenibili”. Sempre meglio, mi viene da dire, dell’attuale situazione della scuola italiana, dove l’educazione sessuale sembra una chimera. Giovani e giovanissimi lasciati allo sbaraglio. Il punto è che a una certa età si fa sesso, sia che si abbiano le informazioni corrette, sia che non le si abbia. L’equivoco del “non parliamone così i ragazzi non si pongono il problema” è fatale. La testa dei ragazzi può anche non porselo, ma tutto il resto funziona splendidamente per conto proprio. Dato per assodato che allo stato attuale non esistono possibilità di una reale riforma dell’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole (che poverette fra poco chissà se si reggeranno ancora), dovrebbe essere la restante società a farsene carico, come accade ad esempio nelle scuole gestite dalla provincia di Roma, dove, accompagnati da una levata di scudi e da un altrettanto congruo putiferio, sono stati installati distributori di preservativi. Meno nocivi, mi viene da dire, di quelli delle merendine. Restano però casi isolati. Che cosa succederebbe però se una rete italiana decidesse di trasmettere, in una fascia oraria accessibile ai teen ager, “The joy of teen sex”? Di sicuro un’infinita polemica che porterebbe alla chiusura del programma e questo perché non è accettabile che dei ragazzini facciano sesso e lo facciano serenamente, in modo sicuro e godendoselo. Pongo l’accento sull’ultimo termine perché mi pare la differenza fondamentale fra l’approccio italico e quello oggi proveniente da oltremanica: goderselo. Perché qui, anche quando si fa educazione sessuale, si tengono lezioni di quasi terrorismo su malattie e gravidanze, ma mai e poi mai ci si sognerebbe di spiegare ad una ragazzina come raggiungere un orgasmo. Il punto? Siamo ancora fermi ad una visione della sessualità finalizzata alla riproduzione e poco altro. Sicuri che ne valga la pena? Io personalmente no e su queste pagine vedrò di dire la mia…anche perché “così fan tutte”.

  1. sitomona

    10 maggio

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