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Rock ‘n’ Roll Camp for Girls. How to S...

Rock ‘n’ Roll Camp for Girls. How to Start a Band, Write Songs, Record an Album, and ROCK OUT!!

La vita mi ha insegnato che se vuoi fare musica rock devi essere tecnicamente competente e che le donne tale competenza se la sognano. Queste due opinioni sono largamente condivise al mondo. Sono gli uomini a suonare in sotterranei fumosi e polverosi; le donne sono coloro che ambiscono ad un posto sul divano dal quale scrutare i suddetti con ammirazione.

Presso l’oltremodo mitizzata città di Portland (situata nell’Oregon, nord-ovest degli Stati Uniti), l’insostenibilità di tale stereotipo e dell’impatto che esso ha sull’industria musicale e sulle comuni ragazze ha spinto un gruppo di donne (discepole del movimento riot grrrl) ad agire. Nel 2001 hanno dato vita ad un progetto volto a produrre un cambiamento nello squilibrio esistente fra uomini e donne in campo musicale. E, così facendo, anche più in generale nella vita delle persone che vi partecipano.
L’iniziativa, che porta il nome di Rock’n’Roll Camp for Girls, parte dalla premessa che le diseguaglianze tra maschi e femmine vengano costruite e perpetuate fin dalla più tenera età, con l’educazione dei genitori, della scuola, nell’interazione con amici e compagni. Essa si rivolge a bambine e ragazze di età compresa tra gli 8 e i 18 anni d’età ed ha come obiettivo il fornire loro gli strumenti e le conoscenze necessarie a muoversi in un mondo loro ostile e spesso oscuro.

Il Rock’n’Roll Camp for Girls è un campo estivo della durata di una settimana. Durante questi pochi giorni, le ragazze partecipano a workshop, lezioni e sessioni di prove. Durante il primo giorno viene chiesto di scegliere un genere musicale di loro preferenza; le ragazze che scelgono lo stesso genere (dal Pop al Death Metal…) formano una band insieme. Da quel momento in avanti esse si distribuiscono i ruoli e cercano di fare musica insieme, con l’obiettivo finale di esibirsi in concerto l’ultima sera della settimana di fronte alle altre campers, ai genitori e a chiunque sia interessato alle loro performance.
In questo modo sperimentano con un gran numero di strumenti musicali ed entrano in contatto con donne lontanissime dagli stereotipi dominanti. Si può dire che le ragazze siano sottoposte ad una sorta di terapia d’urto, con la quale si cerca di contrastare l’effetto dell’esposizione ai mezzi di comunicazione di massa, agli adulti, agli altri pari. I quali, nella vita di ogni giorno, propongono ed impongono rappresentazioni della donna come essere naturalmente subordinato, comprimario in una società a trazione maschile.

Nel 2007 le organizzatrici del RNRCFG hanno deciso di metterne per iscritto i principii e di raccontare le loro esperienze in ROCK’N’ROLL CAMP FOR GIRLS. How to Start a Band, Write Songs, Record an Album, and ROCK OUT!!
Una questione fondamentale, che soggiace al Camp così come al libro, è quella del “Girls-only space”. Elizabeth Venable – istruttrice, tassista e musicista a Portland – ne parla nel capitolo intitolato “Why a Girls-Only Space is Important”; il girls-only space è importante perché permette di coltivare una sorta di consapevolezza collettiva (appartenenza di classe sessuale, si dice nell’Accademia) che ci riporta alla memoria il mai trito Karl Marx. Il fatto che le ragazze si trovino insieme senza ragazzi è necessario perché in tutte le altre situazioni della vita sociale non accade quasi mai. Al RNRCFG le istruttrici sono tutte donne per convenzione, proprio per offrire un contesto che sia veramente alternativo alla realtà quotidiana, dove le posizioni di prestigio e di potere sono spesso appannaggio del genere maschile. Ma più di qualsiasi considerazione sociologica, il girls-only space del Camp serve ad offrire uno spazio-tempo sicuro ed aperto all’ascolto a persone che normalmente non ne dispongono (anzi, vengono semmai educate al non-ascolto reciproco e a starnazzare).

Il libro è nato da dieci anni di esperienze; ogni capitolo è curato da un’autrice diversa fra quelle che hanno contribuito come volontarie alla realizzazione delle lezioni e allo sviluppo del Camp.
La struttura è quella di una guida pratica: dopo la parte introduttiva, che espone le motivazioni che stanno alle origini del progetto, si succedono più di venti capitoli, divisi in quattro sezioni. Ciascun capitolo mette in rilievo un aspetto fondamentale per imparare a suonare, cantare, registrare ed esibirsi in pubblico.
Beth Ditto (nota ai più come leader dei Gossip), nel capitolo intitolato “How to Sound Like a Vacuum Cleaner”, racconta la sua esperienza con la musica e con l’uso della voce; ispira le lettrici a non lasciarsi chiudere in qualche modello prescritto di comportamento femminile (nel fare musica, ma anche nella vita quotidiana).
Nel documentario Girls Rock!, anch’esso centrato sul RNRCFG, si può ammirare una dimostrazione dell’approccio di Beth Ditto e delle altre istruttrici del Camp: alle ragazzine viene insegnato a liberare la propria voce, a urlare, ad usare le corde vocali in modi che sono proibiti dalle regole del senso comune. Ed è esaltante a vedersi! Mentre vi raccomando il dvd del documentario, vi invito a guardare un paio delle band nate al RNRCFG all’opera.

La cantautrice Mirah ha invece redatto un capitolo in cui dà consigli pratici su come iniziare a suonare e registrare musica già dalla propria cameretta (“How I Got Out of my Bedroom in Eleven Lessons”). I suoi suggerimenti sono abbondantemente conditi di esperienze personali; Mirah affronta il tema nodale del senso d’inadeguatezza che coglie chiunque si esponga in pubblico, dal frequentare certe compagnie all’apparire sopra un palco. Dona inoltre accorati consigli sulla necessità di trovare uno stile proprio, un marchio di autenticità.

Molti degli scritti sono assai divertenti oltre che formativi: uno da mettere in pratica a casa vostra immediatamente – non serviranno strumenti – è il capitolo su Punk Rock Aerobics, che vi permetterà di fare ginnastica e al contempo di prepararvi ad una spettacolare esibizione dal vivo; le mosse sono spiegate nei dettagli e supportate da immagini.

Sono stato conquistato in maniera irrevocabile dal libro sul Rock Camp for Girls. Dopo anni dall’abbandono della chitarra, l’ho ripresa in mano e mi sono liberato delle paure legate all’inadeguatezza e all’incompetenza. Ho fatto tesoro delle lezioni di vita dispensate dalle autrici e ho imparato ad esercitare l’autoconsapevolezza e l’umorismo. Ho anche promosso la lettura del colorato volume, ottenendo però reazioni fra il tiepido e il canzonatorio. Dalle donne ho ricevuto per lo più indifferenza, mentre gli uomini sono stati splendidamente stereotipici: «hai letto un libro di musica per donnicciole, in definitiva!» è la forma condensata dei commenti che mi sono stati rivolti non appena ho accennato che il libro era “per ragazze”, insieme alle risate che hanno chiuso le porte al discorso.
Le appendici del volume sono anch’esse degne di nota. Oltre ad un ampio glossario, emerge una sezione recante le raffigurazioni dei principali accordi per tastiere, chitarra e basso. Semplice al punto giusto, l’ideale per principianti come il sottoscritto.
Se ci fossero tanti libri così in circolazione, il mondo sarebbe davvero un posto migliore.


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  1. Valeria Righele

    26 settembre

    Con la prefazione di Carrie B. pure. Aww! Che dire? È magnifico, sono proprio felice che SR dia visibilità ad iniziative del genere. Se solo fossi ancora una teenager…
    PS: qualche anno ancora e le Flaming Roses spaccheranno svariati culi! Che numeri…

  2. Margherita Ferrari

    26 settembre

    ma secondo te un’iniziativa del genere funzionerebbe in italia? io ci ho riflettuto a lungo e tendo ad essere abbastanza pessimista. pensavo anche all’intervista a teresa in cui diceva che erano soprattutto i ragazzi a reagire con interesse alle immagini e alla musica delle ragazze del movimento riot grrrl, mentre le studentesse erano sconvolte.
    sarebbe interessante indagare la natura del loro sconvolgimento… da un lato mi sembra positivo perché è indice di rottura, dall’altro mi fa stare male l’idea che delle ragazze reagiscano con tale chiusura (es. “ma come sono vestite???”).

  3. […] delle perle che il movimento riot grrrl ci ha lasciato in eredità – oltre al Rock ‘n Roll Camp for Girls, di cui ci ha parlato Luca – è il germe di un’idea secondo la quale ogni ragazzina ha una voce e la sua voce è […]

  4. Valeria Righele

    26 settembre

    in italia, uhm. è difficile da dire, perché quest’iniziativa ha un sapore tipicamente iu-es-ei, e pensarlo realizzato dalle nostre parti quasi non mi riesce. è anche vero però che in emilia romagna e nella zona di Roma si respira una certa apertura verso le novità musicali e quel tipo di progetti culturali che piacciono a noi, quindi chissà. a volerlo, spazi per, se ne troverebbero.
    con il massimo della spocchia, potrei dire che le ragazze con cui ha parlato Teresa non si sono sconvolte perché erano di Thiene. non riesco a fare a meno di pensare che di adolescenti interessate a queste iniziative ce ne sono, in Italia, solo non hanno il coraggio di farsi avanti. sai che mio fratello dà lezioni di chitarra, no? beh, mi ha fieramente detto di avere di recente reclutato tra i suoi allievi (che fino a prima eran solo maschi) anche due ragazze di sedici/diciassette anni. vorrà pur dire qualcosa no? per quanto riguarda le giovanissime (8-12 anni), posso solo pensare a un paio di mie cuginette che si sono mostrate molto interessate e alla batteria e alla chitarra (sempre di mio fratello, eh, santo subito). basta offrire loro delle alternative al cellulare e alla tv non-stop e … magia?

  5. Cate Ghobert

    26 settembre

    secondo me in italia potrebbe funzionare, almeno, per quello che riguarda la minuscola realtà trentina, ragazza che suonano ce ne sono, eccome (ora non ricordo il nome, ma la band metà di trento,metà di verona la cui chitarrista era la maestra di chitarra del fratellino del mio ex -piu contorto di cosi non si può- era stata prima in classifica sull’itunes svedese, per dire)… aggiungo un giudizio personalissimo sconclusionato e di scarso valore: sette su dieci odio la voce delle cantanti donne, ma questo è un problema mio!

  6. […] Articoli correlati: Dirty Girls, riot grrrls e la sindrome di Pollyanna Letture femministe che non vi faranno voglia di prendervi a martellate le dita (o: vogliamoci bene imparando qualcosa di utile) Il nastrone della settimana: Rebel Girls More Than Just a Teen Magazine – Come Sassy ha (indirettamente) cambiato le nostre vite Rock ‘n’ Roll Camp for Girls. How to Start a Band, Write Songs, Record an Album, and ROCK OUT!! […]

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