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Qualche domanda a Barbara della Ladyfest 011 Roma

Qualche domanda a Barbara della Ladyfest 011 Roma

Quando arrivo al Pigneto, area pedonale dopo il Ponte Casilino che decisamente non mi aspettavo così piena di vita, sono estenuata da un viaggio in autobus difficile e temo di non riuscire a tornare a casa in tempo, dato che a mezzanotte il tragitto degli autobus cambierà. Cerco di non farci caso, facilitata dal fatto che la suggestiva libreria Tuba in cui incontro Barbara (detta Brina) sia popolata da avventori di ogni genere. Brina è una delle organizzatrici della Ladyfest di Roma, arrivata alla sua terza edizione, ed oggetto della nostra conversazione.
La Ladyfest è un tipo di evento che viene organizzato da donne per donne, in tutto il mondo.

Spiegaci che cos’è la Ladyfest e perché avete deciso, per così dire, di ‘importarla’.
Perché è un formato divertente che ci permetteva di sperimentare. E’ un contenitore che ci dà tutta la libertà di decidere che cosa esprimere. La Ladyfest è una festa che associa con i suoi laboratori teatro, cinema, arte e performance; all’interno di questi laboratori ciò che più ci interessava e ciò su cui abbiamo voluto concentrarci maggiormente era la relazione tra chi insegna e chi partecipa.

Chi è una ‘Lady’? Si tratta di una way of looking at things o un ruolo di genere alternativo, magari più aperto alla trasformazione?
Il significato del termine per come lo usiamo noi è meglio spiegato qui, sul nostro sito.

[Un estratto: Le Ladies pensano che la
trasformazione dell’esistente passi attraverso quella delle idee e dei
linguaggi, e che la trasformazione di questi avvenga attraverso lo
scambio e la comunicazione. Per questo si muovono tanto negli spazi
indipendenti ed autogestiti quanto in ogni luogo che contenga in sé un
germe di possibile apertura, utilizzando il contenitore aperto Ladyfest
per scambiare contenuti e nuove idee.]

Posso chiederti quali erano le vostre esperienze di attivismo prima della Ladyfest?
Siamo persone molto diverse tra loro: realizzare una Ladyfest era un desiderio che ognuna di noi aveva maturato individualmente nel proprio percorso; ci siamo trovate proprio perché ho saputo che delle ragazze che venivano dalla scena artistica romana volevano fare una Ladyfest anche qui. Siamo una rete di artiste, musiciste, videomaker; tutte insieme abbiamo messo a punto questa modalità d’interazione potenziando le relazioni (seguendo cioè quella che, a mio parere, è la chiave politica del femminismo) e sperimentando/performando (ovvero la chiave politica invece del queer). Credo che le persone che vengono dal femminismo siano più interessate alla modalità laboratoriale che a quella performativa, perché le discussioni, le assemblee, probabilmente non bastano. Il festival è uno spazio diverso in cui si entra per divertirsi; pensare che è uno spazio diverso, organizzato e gestito da un gruppo di donne, fa sì (secondo me questa è la piccola ‘magia Ladyfest’) che poi tutte e tutti si sentano a casa e che nessuna donna senta mai di dover stare sulle difensive, cosa che nelle situazioni di folla è una sensazione comune, ma nei momenti in cui siamo noi a connotare lo spazio pubblico è qualcosa che viene meno.

La Ladyfest ha un’edizione alle spalle. È stata all’altezza delle aspettative?
La prima edizione della Ladyfest è stata due anni fa, l’anno scorso abbiamo fatto una piccola Ladyfest a L’Aquila, in collaborazione con il Comitato 3e32.
La prima edizione è stata itinerante, in quattro spazi della città: centoundici donne hanno portato i loro prodotti artistici e abbiamo avuto migliaia di partecipanti, è stata una buona prima insomma. Per autofinanziarci abbiamo dovuto organizzare feste tutto l’anno.
Ladyfest si fonda sulla riunione e la discussione tra di noi, e questo inevitabilmente allunga i suoi tempi di gestazione. D’altra parte ciò rende la Ladyfest veramente ‘di tutte’, aumentando nel contempo la coesione del gruppo.

Quest’anno workshop e performance sono all’insegna della sperimentazione e del sessualmente esplicito. Ricevete/avete mai ricevuto critiche?
No, semplicemente perché siamo separati da ogni tipo di organo istituzionale e… credo che nessuno ai piani alti l’abbia mai saputo.

Beh, adesso ci sono i manifesti. A proposito, non sono ancora riuscita a capire che cosa stia facendo la ragazza del logo Ladyfest.
La ragazza della grafica, curata da MP5, si sta togliendo un dente. E’ un gioco, come per dire ‘tolgo da me le cose di cui mi voglio liberare’. E’ una liberazione.

So che avete volontari internazionali per il Ladyfest…
Sì, sono otto volontarie, molte dall’Europa dell’est. Ci aiuteranno a mettere in piedi le strutture del Festival e a farlo funzionare.

Ho visto che la partecipazione alle attività è a pagamento (25 euro, tre giorni di campeggio compresi, N.d.a.). Accettereste un patrocinio sulla manifestazione?
Per adesso siamo radicate nel do-it-yourself, ma non è detto che sia una scelta definitiva: i bisogni e desideri cambiano e magari chissà; per la prossima Ladyfest vogliamo invitare artiste da più parti del mondo e andare oltre quello che abbiamo fatto finora, anche se per ora non è nelle nostre corde.

Per saperne di più: Sito della Ladyfest Roma


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