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Plain Jane. Come farsi cambiare la vita da un paio di scarpe e da una sbruffona inglese.

Margherita Ferrari 18 ottobre 2011 One Comment

“A Plain Jane is a woman who has an average appearance. It can also mean an object that is unadorned or unembellished.” Questo è quanto recita Wikipedia se interrogata sul significato di un’espressione non direttamente traducibile in italiano, ma che sarà nota alle spettatrici e agli spettatori abituali di Mtv.
Una Plain Jane è dunque una donna “media”, che si confonde nella folla. E Plain Jane sono le ragazze protagoniste dell’omonimo programma di makeover presentato da Louise Roe e prodotto dal network americano The CW.
Il contenuto delle puntate è molto scarno e ruota attorno ad una scaletta sempre identica a sé stessa: una “Plain Jane” scrive a Louise Roe dichiarandosi disperata e alla ricerca di aiuto. La fonte della sua disperazione è duplice: un guardaroba scialbo e un ragazzo desiderato al quale non è in grado di dichiarare il proprio interesse. Louise Roe accorre in aiuto della poveretta e, come in tutti i programmi di makeover che si rispettino, dedica un pomeriggio alla denigrazione dei capi d’abbigliamento in possesso della malcapitata. La terapia prevede inoltre lo stalking del ragazzo bello & impossibile sul quale la Plain Jane ama struggersi e l’imposizione di una specie di prova di coraggio durante la quale la ragazza deve “superare” la sua paura più grande. Si va dal nuotare con un mini-alligatore all’infilare le mani in una cuccia per ragni velenosi passando per il gettarsi da una gru. In genere le ragazze hanno difficoltà ad approcciare la prova e tentano di rifuggirla facendo i capricci o lasciandosi assalire dal panico. A quel punto Louise sfodera l’arma segreta, ovvero un buono per lo shopping. Personalmente credo che se avessi una paura fottuta di buttarmi da una gru non sarebbe certo un buono da trecento dollari a farmi cambiare idea, ma a quanto pare le Plain Jane del programma sono molto volubili e tendono a superare le loro fobie con molta facilità.

Una volta conquistato il buono e superata definitivamente la paura di perdere la vita per mano di un rettile assassino, Louise porta la Plain Jane a fare shopping, dal parrucchiere e da una make-up artist qualsiasi che ha immancabilmente lavorato per Beyoncé o per Scarlett Johansson. In queste occasioni Louise mostra alla Plain Jane che i suoi vestiti scialbi la facevano sembrare grassa/vecchia/triste/ossuta/gravida/orribile/poco-professionale e le rivela l’esistenza di capi d’abbigliamento striminziti utili a mostrare la mercanzia. Louise fa inoltre parte del gruppo di “fashion experts” che sono soliti insultare le donne convinte che non sia il caso di indossare sempre e solo scarpe con tacchi vertiginosi. La loro filosofia è che anche andare al supermercato a comprare la carta igienica richieda un “look favoloso”.
Al termine del predicozzo di Lousie tutte le Plain Jane si mostrano convertite. Il loro obiettivo è farsi amare dal tizio belloccio e tanto sensibile di turno; per questo sono disposte a sacrificare tutti i loro vestiti, cui all’inizio della puntata sembravano affezionate, e a deambulare con grande difficoltà.
Mentre la Plain Jane di turno si fa truccare pesantemente (in genere così pesantemente da sembrare di dieci anni più vecchia), Louise organizza il suo appuntamento con il tizio bello e tanto sensibile. Successivamente le fa indossare un abito striminzito e la carica su una limousine. Lo spazio-tempo limousine è dedicato all’epifania, che immancabilmente avviene. Louise mostra alla Plain Jane che se non ha avuto di paura di danzare con le tigri/buttarsi sotto un treno/insultare un mafioso armato allora significa che non dovrebbe farsi intimorire da un semplice appuntamento con il tizio bello e tanto sensibile. A quel punto la Plain Jane scoppia in lacrime e Louise sorride come una santa illuminata dalla parola di Dio, dicendole di smetterla, altrimenti il mascara cola.
L’appuntamento è forse la parte più noiosa e deprimente del programma. In quest’occasione il tizio bello e tanto sensibile si mostra stupito e dice: “Non credevo di piacerti”. La Plain Jane ha difficoltà ad articolare un discorso sensato e allora ride nervosamente e beve vino. I due si guardano, talvolta danzano accanto al desco e, nei casi più sdolcinati, si baciano.

Come avrete capito, Plain Jane è uno dei tanti programmi che dipingono le ragazze come delle cretine incompetenti che vanno aiutate con una maschera esfoliante e un paio di Manolo. Il concentrarsi sull’aspetto della protagonista di ogni puntata non è di per sé sbagliato: talvolta rinnovare il proprio look può effettivamente aiutare a ritrovare l’autostima o a piacersi di più. Il problema di Plain Jane è che veicola l’idea che ogni problema possa essere risolto con un reggiseno a balconcino o un quintale di fondotinta. Le ragazze che all’inizio della puntata sembravano vagamente dotate di un intelletto e di gusti personali finiscono per somigliarsi tutte e per piegarsi ad un’idea socialmente condivisa di desiderabilità estetica. Anche il modo in cui si relazionano con il ragazzo tanto desiderato lascia intendere che la loro unica arma sia il fatto di essersi fatte travestire da belloccia scosciata.
A colpirmi particolarmente è stata una puntata in cui la Plain Jane era una ragazza della mia età che aveva scritto un romanzo e che stava cercando di farselo pubblicare da una casa editrice. Louise sosteneva che i tanti rifiuti collezionati non fossero dovuti alla scarsa qualità del suo lavoro o ad uno dei tantissimi motivi che spingono le case editrici a rifiutare i manoscritti ricevuti. Secondo Louise il problema della Plain Jane era che il suo look la faceva sembrare troppo giovane, inesperta e poco professionale. Il suo suggerimento era quello di “vestirsi da scrittrice”, cioè indossare scarpe con i tacchi e tailleur spiritosi.
Ora, se mai qualcuno venisse a dirmi una cosa del genere credo che mi metterei a ridere e manderei la persona in questione a quel paese. Non solo le donne sono spesso vittime di discriminazione nel mondo dell’editoria. Vale anche la pena di ripetere loro che non è il caso di scrivere fino allo sfinimento per migliorarsi, perché basta farsi fare le sopracciglia da un’esperta per divenire un’autrice di successo.
Questo è solo uno dei tanti esempi di consigli ridicoli che costellano le sei puntate di Plain Jane che sono state realizzate e mandate in onda finora. Stando a diversi articoli che ho recuperato online, lo show non è stato ufficialmente cancellato, ma a quanto pare la pagina ufficiale è scomparsa dal sito della TheCW e la prima puntata della seconda stagione, prevista per fine luglio 2011, non è mai andata in onda. Nel frattempo Mtv Italia propone repliche della prima stagione e io continuo a domandarmi che senso abbia investire del denaro per produrre dei programmi così scarsi.


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One Comment »

  • elenoire said:

    Per me non è così pessimo come lo definisci tu; è divertente per le varie location in tutta Europa e sicuramente fa capire a ragazze troppo trasandate di avere più cura del proprio look.

    Lo prendi troppo sul serio, io lo guardo perchè è in inglese e mi piace il glamour; ma lo considero un gioco molto più rilassante di tanti talk show che ospitano i nostri politici super imbarazzanti.

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