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Pendoli

Da sinistra a destra, avanti e indietro, con puntuale regolarità. Questo processo motore va avanti da così tanto tempo che si potrebbe mettere in discussione l’idea di meta stessa. Forse è il Fuori ciò a cui siamo sempre stati destinati, specie chi pensa di essere nato nel posto sbagliato al momento sbagliato (e pure nel modo sbagliato), cosicché la prima fuga da casa ha l’aroma della libertà, retrogusto tanto più intenso quanto più lunga è stata l’attesa, anche se si tratta di un semplice arrivederci. L’addio è economicamente concesso a pochi.
Alcuni – disincantati? disillusi? semplicemente annoiati da quanto il Fuori ha loro offerto e concesso? – iniziano a ridimensionare le proprie aspettative, a smussare gli spigoli dei sentimenti che li hanno spinti al distacco, una freccia scagliata anni addietro, quando si era ancora solo delle tenere matricole, contro l’arretratezza di una frazione forse, il bigottismo di una generazione.
Ecco allora che il cuscino della propria infanzia (dio solo sa da quanti incubi è stato attraversato, quanti sogni ha cercato di trattenere e da quante lacrime e muco è stato insozzato) pare morbido come mai prima. La “solita minestra” è pronta in tavola, e non ci sono buste pronte, niente macro o micro onde; il sacchetto del secco era fin troppo pieno e quello dell’umido inspiegabilmente vuoto in quel di Padova, Verona, Trento o Bologna. Qualcuno ci chiama, qualcuno ci aspetta.
Da destra a sinistra, indietro e avanti, con puntuale regolarità. Forse la meta non sta Fuori, e ha il sapore di una biologica riconciliazione col proprio passato.


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