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Pellicole domestiche pt. 2

Pellicole domestiche pt. 2

Segue da Pellicole domestiche pt. 1.

Il giardino delle vergini suicide (The Virgin Suicides – 1999)
Tratto dal romanzo di Jeffrey Eugenides, è il primo lungometraggio di Sofia Coppola (all’epoca ventisettenne). La storia è quella delle cinque sorelle Lisbon (Therese, Mary, Bonnie, Lux e Cecilia). Esteticamente si assomigliano tutte: hanno i capelli biondi e lisci, gli occhi chiari. Sono delle belle ragazze, sono giovani (la più vecchia, Therese, ha 17 anni; Cecilia, la più piccola, 13), ma sono costrette dai loro severi genitori ad una vita di restrizioni e di divieti. Siamo nella Detroit degli anni Settanta, e mentre tutti gli adolescenti si godono l’estate, la piccola Cecilia tenta il suicidio tagliandosi le vene. Viene trovata prima che sia troppo tardi, ma la sua situazione (così come quella delle altre sorelle) non migliorerà. Nessuno sembra fare caso al concerto di solitudini che si sta svolgendo dentro casa Lisbon, salvo un gruppo di ragazzi del vicinato, ciascuno a suo modo innamorato di una delle evanescenti protagoniste.
La casa diventa l’ennesimo strumento di cui si servono il signore e la signora Lisbon per controllare e reprimere i desideri delle figlie. Nelle loro teste quattro mura possono costituire lo scudo ottimale per riparare le ragazze dalle tentazioni cui il mondo esterno continua a sottoporle. Persino la scuola verrà ritenuta inadatta a questo tipo di tutela, tanto che ad un certo punto le ragazze verranno costrette a lasciarla e a studiare a casa. Una prigione tra le cui mura i sogni delle Lisbon prendono e perdono vita a velocità folle. (V.R.)

American Beauty (American Beauty – 1999)
American Beauty mi fa pensare al detto “i panni sporchi si lavano a casa propria”. In questo caso, le lavatrici a sessanta gradi avvengono dietro la porta rossa e oltre il giardino curato in modo maniacale della famiglia Burnham. Nella pellicola di Mendes la casa funge da spazio in cui sfogare la disperazione e la frustrazione di una middle class che ricerca una perfezione impossibile da raggiungere. Lo fa smacchiando divani, apparecchiando tavole con candelabri in argento e rinchiudendosi in un silenzio solo apparentemente scevro da conflitto. La casa e la suburbia che sono al centro di American Beauty sono anche teatro di gesti deliranti, progetti di fuga e momenti di profonda e sordida bellezza. (M.F.)

Ferro tre – la casa vuota (Bin-jip – 2004)
Non una casa ma più case. Non una vita ma più vite. Il coreano Kim Ki-duk, regista molto attento alle tematiche loneliness-related, ci racconta con questo poetico film la storia di Tae-Suk, un ragazzo con la curiosa abitudine di introdursi furtivamente nelle case degli altri e di agirvi come fossero le proprie, e di Sun-Hwa, giovane moglie che un giorno incontra in una di queste case. I due si innamorano e fuggono assieme, dopo aver messo K.O. a suon di mazzate il marito di lei (il nome del film deriva proprio dal numero della mazza da golf usata per tal proposito). (V.R.)

Psyco (Psycho – 1960)
Sperando che questo le consenta di iniziare una “vera” vita assieme all’uomo che ama, Marion (una giovane segretaria interpretata da Janet Leigh), ruba dei soldi dall’ufficio per cui lavora e si dà alla fuga. Guida ininterrottamente per quasi quarantott’ore, prima di decidere di fermarsi a riposare. Arriva al Bates Motel, una pensione gestita da Norman (Anthony Perkins), ragazzo dal comportamento ambiguo che vive nella grande casa accanto, assieme alla madre autoritaria e asfissiante. Mentre si sta facendo una doccia, la ragazza viene uccisa a pugnalate da una figura misteriosa. La sua scomparsa suscita le preoccupazioni della sorella Lila (Vera Miles) e di Sam (John Gavin), l’amante, che decidono di assumere un investigatore (Martin Balsam) per scoprire cosa le sia successo. Il detective ricostruisce i movimenti di Marion, ed arriva al Bates Motel in cerca di spiegazioni, ma viene ucciso mentre cerca indizi nella casa di Norman. Saranno allora Lila e Sam ad occuparsi della risoluzione del caso.
Bianchennero impeccabile. Forse il film più famoso di Alfred Hitchcock. Una pellicola in cui la casa diventa protagonista assieme ai personaggi in carne ed ossa. Come ha osservato lo psicanalista Slavoj Zizek, la divisone su tre piani della casa dei Bates (primo piano, piano terra e cantina), può essere vista come corrispettivo della divisione in tre parti propria della soggettività umana (Super Io, Io, Es). Il piano terra ospita i comportamenti più normali di Norman, mentre il primo piano è quello del Super Io materno. La cantina diventa importantissima quando il giovane decide di portarvi l’anziana madre (o *SPOILER ALERT* come impareremo in seguito, lo scheletro della madre), trasponendo così le pulsioni del Super Io nell’ Es, ovvero nello spazio più adatto al loro sfogo. Tutto quello che un livello superiore di noi stessi ci nega, trova un’apertura, uno sblocco nell’Es. E questo è vero verissimo anche per Norman. (V.R.)

Splatters – gli schizzacervelli (Braindead – 1992)
Molti di voi lo conosceranno come “il regista del Signore degli anelli” o come “quello che ha rifatto King Kong”, ma Peter Jackson è molto altro. Per capire cos’altro è Mr. Jackson vi invito a spulciare tra i primi titoli della sua filmografia, ove troverete una perla intitolata Splatters. Come suggerisce il nome della versione italiana, si tratta di un film splatter, nella variante demenziale (se mai film di quel genere ne abbiano avute altre, di varianti). La storia è quella di Lionel (l’ovviamente neozelandese Timothy Balme) un giovanotto che vive in una grande casa soffocato dalle premure e attenzioni dell’iperprotettiva madre, Vera (ma più spesso, “Mammina”). Un bel giorno la genitrice viene morsa da una scimmia-ratto infetta, e si trasforma in uno zombie. Lionel, che nel frattempo cerca di avere una relazione normale con la prima donna che lo degna di attenzione (Paquita), cercherà di tenere la “non morta” nascosta agli occhi indiscreti del vicinato, chiudendola in casa. La grande abitazione diverrà, verso il finale, teatro di un grande scontro tra vivi e zombies. Sangue come se piovesse. (V.R.)

Up (Up – 2009)
Lungometraggio della Pixar, vincitore dell’Oscar per “miglior film d’animazione” nel 2010. La storia è quella di Carl Fredricksen, settantenne ex venditore di palloncini, indurito dagli anni e dalla perdita dell’amata moglie, Ellie. Quando il quartiere in cui vive inizia a riempirsi di palazzine e i cantieri iniziano ad invadere i confini della sua abitazione, Carl decide di levare le ancore e di intraprendere il viaggio verso le Cascate Paradiso che aveva sempre sognato (e mai realizzato) con la moglie. Per farlo, sceglierà un mezzo di trasporto inedito: la propria casa. La trasformerà difatti in una sorta di mongolfiera, piazzando una gran quantità di palloncini ad elio sul tetto. Peccato che sul suo portico sia rimasto un giovane boy scout grassottello di nome Kevin…
Memorabile la sequenza priva di dialoghi che racconta la vita matrimoniale di Carl ed Ellie. (V.R.)

Vicini di casa (Neighbors – 1981)
Uscito un anno dopo i Blues Brothers, è un altro film che ha per protagonista la coppia Dan Aykroyd-John Belushi, questa volta però in un ruolo che li vede acerrimi nemici.
L’impiegato Belushi (ancora con gli occhiali, ma questa volta da vista) conduce una vita ai limiti dell’ordinario con la moglie Enid e la figlia adolescente. Tutto cambia però quando si trasferiscono nella casa a fianco Aykroyd (che sfoggia per l’occasione un capello biondo alla Jerry Lee Lewis) e la moglie, coppia eclettica piena di vizi e curiose abitudini… È l’ultimo film in cui recita Belushi: pochi mesi dopo l’uscita, infatti, morirà per un’overdose.
Nella versione italiana, la sua voce è quella di Oreste Lionello, lo storico doppiatore di Woody Allen. Consideratelo un motivo in più per vederlo. (V.R.)

Revolutionary Road (Revolutionary Road – 2008)
Revolutionary Road è il nome della strada in cui la coppia protagonista del film (ambientato nella suburbia americana degli anni ’50), interpretata da Leonardo Di Caprio e Kate Winslet, si trasferisce dopo che lei è rimasta incinta. Con la gravidanza cominciano a venire meno i sogni di April, che vuole fare l’attrice e trasferirsi a Parigi. La casa, situata in una periferia che le sta stretta e ch’ella credeva di avere i mezzi e le forze per rifuggire, rappresenta il fardello che tiene ancorata ad una vita da semplice moglie e madre, ovvero una vita infelice, insoddisfacente. (M.F.)

Arrietty – il mondo segreto sotto il pavimento (Karigurashi no Arrietty – 2010)
Film d’animazione made in Studio Ghibli, diretto dall’esordiente Hiromasa Yonebayashi e sceneggiato dall’inarrivabile Hayao Miyazaki (di cui avevamo già parlato nei mesi scorsi). Arrietty è una ragazzina solare ed intraprendente che ha appena cominciato ad apprendere dal padre le regole del “prendimprestitismo”, ovvero dell’arte del prendere in prestito cose che ai “grandi” non servono più, ma che per lei e la sua famiglia possono essere vitali. Non è infatti una ragazzina come le altre, è una gnometta, una creaturina alta una decina di centimetri che vive coi genitori sotto le fondamenta di una comune casa abitata. I prendimprestito vivono nell’anonimato, non entrano mai in contatto con i normali esseri umani, perché questo significherebbe mettere in pericolo la loro esistenza. Tuttavia, quando nella casa più grande arriverà un nuovo inquilino, un ragazzino malato di cuore dell’età di Arrietty, le cose inizieranno a prendere una piega imprevista. Nota bene: nel film c’è un gattone delizioso; non perdetevelo. (V.R.)

Tanguy (Tanguy – 2001)
Tanguy è una commedia francese che ha anticipato di diversi anni l’”allarme bamboccioni”. Il film racconta la storia di due genitori che cercano in tutti i modi di cacciare di casa il figlio cresciutello e felicemente ancorato alla dimora natia. (M.F.)


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  1. Marta Magni

    28 dicembre

    sempre a tema domestico è molto carino Duplex (http://www.imdb.com/title/tt0266489/) una commedia sciocchina al punto giusto, con Drew Barrymore e Ben Stiller. consigliato!

  2. […] una scena ne Le vergini suicide – il romanzo di Jeffrey Eugenides e il film di Sofia Coppola – che mi torna spesso in mente. In […]

  3. […] una scena ne Le vergini suicide – il romanzo di Jeffrey Eugenides e il film di Sofia Coppola – che mi torna spesso in mente. In […]

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