Di film che ruotano attorno a case, castelli ed appartamenti ce ne sono a migliaia. Questa è la prima parte di una piccola selezione che vi propongono Valeria Righele e Margherita Ferrari. Avete di che attrofizzarvi le natiche, quindi vi consigliamo la fruizione delle seguenti pellicole su di un divano comodo. Buon divertimento.

Guida galattica per autostoppisti (The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy – 2005)
Tratto dall’opera cult di Douglas Adams, Guida galattica può essere serenamente considerato un film di fantascienza delfin-delirante. La storia ruota attorno ad Arthur Dent (Martin Freeman), un discendente di scimmia inglese cui è appena stato comunicato che la casa verrà demolita, perché il lotto di terreno su cui sorge dovrà ospitare lo snodo di una nuova superstrada. In realtà, la demolizione dell’abitazione terrestre è l’ultimo dei problemi di Arthur, dato che di lì a poco pure l’intero pianeta sarà distrutto (anche all’interno della più ampia galassia si sta infatti progettando la realizzazione di una superstrada che, guarda caso, passerà proprio per il sistema solare). Meno male che il suo migliore amico, Ford Prefect (Mos Def), è un alieno curatore della Guida (indiscussa depositaria di tutta la conoscenza e la saggezza, che costa pure meno dell’Enciclopedia Galattica e sulla copertina porta scritto “Don’t panic”), ed è perfettamente a conoscenza dell’imminente fine del mondo, ben pronto a salvare l’amico e a portarlo con sé presso la prima astronave pronta a raccogliere il loro autostop. Se non ci avete capito niente, significa che ho presentato il film in modo ottimale: ora siete psicologicamente pronti a vederlo. Nel cast sono presenti anche Zooey Deschanel e Sam Rockwell e nella sequenza di apertura c’è un coretto memorabile. (V.R.)

Marie Antoinette (Marie Antoinette – 2006)
Tre sono le case cui la Marie Antoinette di Sofia Coppola è legata. C’è in primo luogo quella natale, in Austria, che nel film non compare mai, dalla quale la protagonista viene strappata ancora quattordicenne. C’è una Versailles al gusto di confetti, resa aspra dalla diffidenza e dal disprezzo della corte. Infine, c’è il castello di Petit Trianon, nel quale la principessa si ritira onde rifuggire le pressioni che il suo ruolo le impone. A ciascuna casa corrisponde una Maria Antonietta diversa. La prima è una bambina “ceduta” ai francesi, la seconda è un’adolescente che sfoga le pressioni della famiglia in feste, abiti e dolciumi, la terza è una donna la cui serenità, mostrata nell’atto di immergersi nella quiete della campagna e nel corpo del suo amante, è tradita da uno sguardo carico di preoccupazioni. (M.F.)

E morì con un felafel in mano (He Died with a Felafel in His Hand – 2001)
Australia. Danny (un sensibile e talvolta alienato Noah Taylor) è un aspirante scrittore che, per una serie di sfortunati eventi, si trova costretto a cambiare continuamente casa. Tratto da un romanzo di John Birmingham, il film è costellato di citazioni memorabili/verità assolute (a titolo di esempio), gag e situazioni al limite del paradossale (nazisti “politicamente emarginati” che irrompono ad una festa in onore del Mense Blu e smontano una parete della casa; approssimazioni circa il numero di scopate che un uomo può fare nella sua vita; coming out estremamente teatrali; e ovviamente una minuscola citazione di Guerre Stellari). A completare il quadro ci pensa una colonna sonora estremamente preciosa. (V.R.)

Carnage (Carnage – 2011)
L’ultimo film di Roman Polanski (di cui abbiamo già parlato qui), tratto dall’opera teatrale Il dio del massacro, della francese Yasmina Reza. La trama è semplicissima: due bambini litigano e uno ferisce l’altro, colpendolo con un bastone; i loro genitori si ritrovano allora per discutere dell’accaduto. Fatta eccezione per la breve sequenza d’apertura (la lite, che avviene in un parco ripreso in campo lungo), il film è nella sua interezza ambientato nell’appartamento dei Longstreet, i genitori del bambino “aggredito” (interpretati da Jodie Foster e John C.Reilly). I personaggi discutono e si muovono in un salotto pieno di libri d’arte, si spostano in cucina, nel disordinato bagno annesso alla camera da letto, tentennano sull’uscio e davanti all’ascensore del palazzo. Una discussione sulle buone maniere che degenera in una… carneficina, appunto. Accanto ai due grandi attori già citati, la sempre più brillante Kate Winslet e Christoph Waltz (che forse avrete già notato in Bastardi senza gloria) interpretano i coniugi Cowan. Un suggerimento: fate attenzione alla torta di frutta di Penelope. (V.R.)

I Tenenbaum (The Royal Tenenbaums – 2001)
La dimora della famiglia Tenenbaum sembra una casa delle bambole, o almeno così mi è parsa dalle illustrazioni del libro che apre il film. Ogni stanza corrisponde a un personaggio. Ogni carta da parati o muro dipinto con colori cangianti si accorda con gli abiti e la personalità di una delle profonde figurine che animano il film. Il mio luogo preferito è il tetto, sul quale Margot Tenenbaum si rifugiava a fumare e a guardare l’orizzonte con i suoi occhioni cerchiati dall’eyeliner. (M.F.)

Travaux –Lavori in casa (Travaux, on sait quand ça commence… – 2005).
Commedia francese davvero molto divertente, Travaux racconta di un avvocato in carriera (Carole Bouquet) che mette in atto un piano per levarsi dai piedi un cliente pedante, innamorato di lei, e finisce per vedersi distruggere la casa da un gruppo di lavoratori piuttosto bizzarri. Leggero, ma non banale, il film tocca da vicino il tema dell’immigrazione (da sempre molto caro ai cugini d’oltralpe): l’architetto cui si rivolge la protagonista per rifare casa è infatti un colombiano che aveva aiutato per l’ottenimento del permesso di soggiorno, e i muratori che le smantellano casa sono clandestini. Grande sorpresa per gli occhi (e i cuori) sul finale.

Fuga dalla scuola media (Welcome to the Dollhouse – 1996)
Ho visto diversi fim “di formazione” che hanno per protagoniste ragazzine sfigate e dalle vite problematiche. Alcuni di questi film erano delle dark comedy, eppure nessuno di essi può competere con la caustica crudezza di Welcome to the Dollhouse, il lungometraggio d’esordio di Todd Solondz. La protagonista, Dawn (interpretata da Heather Matarazzo), subisce più o meno tutte le prese in giro e le molestie che potete immaginarvi, dal compagno che minaccia di violentarla alla madre che la disprezza ai professori che la mettono in punizione per “reati” che non ha commesso. Per Dawn l’unica casa è una piccola capanna che ha costruito in giardino e che i genitori insistono affinché venga demolita. È uno spazio privato che supplisce alla mancanza di sicurezza della sua dimora vera; uno spazio costantemente sotto minaccia. (M.F.)

Arresti familiari (House arrest – 1996)
Invece di consigliarvi i due Mamma ho perso l’aereo (che sicuramente avrete visto e rivisto nel corso degli anni, tanto da imparare le battute a memoria, iniziando a dare ai camerieri dei “luridi bastardi” mentre dite loro che possono tenere il resto), vi suggerisco quest’altro classico per famiglie degli anni Novanta: un gruppo di ragazzi decide di rinchiudere in cantina i genitori per costringerli a parlarsi e ad affrontare tutta la lunga serie di problemi che sta lentamente logorando il loro matrimonio e il loro rapporto con la prole. Con Jamie Lee Curtis e Kevin Pollak nel ruolo dei genitori del protagonista, e Kyle Howard, all’epoca pettinato come Johnny Ramone, nel ruolo del piccolo Grover. (V.R.)

Le pagine della nostra vita (The Notebook – 2004)
In questo film Ryan Gosling è vergognosamente romantico e meravigliosamente barbuto. Dopo aver perso la ragione a causa di una donna di classe sociale più elevata della sua che non lo può sposare, il buon Gosling dedica tutte le sue energie alla ristrutturazione di una vecchia casa colonica. Notevoli sono le scene in cui costruisce mobili dall’aspetto solido e costoso presentandosi alla telecamera mezzo nudo e nonchalant. (M.F.)