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Parlare al muro, deprecare Camillo Langone, ignora...

Parlare al muro, deprecare Camillo Langone, ignorare ciò che ha da dire Selvaggia Lucarelli (o: di tassi di fecondità e giornalismo farlocco)

Se avete un profilo su Facebook è molto probabile che, di recente, vi siate imbattuti in articoli che rimandavano ad un pezzo di Libero firmato da Camillo Langone. Il titolo dalle velleità profetiche dello stesso recita Togliete i libri alle donne: torneranno a far figli.  Come sempre, migliaia di persone si sono dette indignate dalla tesi oscurantista proposta da Langone e hanno chiesto che a Libero vengano tolti i finanziamenti statali. Ma c’è un ma.

Fino a non molte ore fa a circolare online era solo una frammento del pdf del numero del giornale cartaceo sul quale è uscito il pezzo incriminato. L’articolo è dunque stato letto come pezzo a sé stante, mentre sarebbe stato interessante consultare l’intera pagina e leggere il pezzo di commento dell’opinionista Selvaggia Lucarelli, che alcuni di voi ricorderanno come volto televisivo e autrice del libro Mantienimi. Aiutami a preservare la mia moralità.
Ma procediamo con ordine.

La Harvard Kennedy School of Government ha messo nero su bianco che «le donne con più educazione e più competenze sono più facilmente nubili rispetto a donne che non dispongono di quella educazione e di quelle competenze».

Questa è l’argomentazione “scientifica” proposta da Camillo Langone nel suo pezzo. Peccato che Langone, stando a quanto emerge dal suo articolo, non ne sappia granché di statistica e probabilmente non abbia mai visto uno statistico in vita sua, altrimenti quest’ultimo gli avrebbe fatto notare che “correlation does not imply causation”. Ma anche una breve visita su Wikipedia sarebbe stata sufficiente. Il fatto che le donne più istruite (non “educate”, che è una traduzione sbagliata di education) tendano ad essere nubili più spesso delle meno istruite non dice nulla, di per sé, sulla causa del basso tasso di fecondità italiano. Ma lo pseudo-sociologo Langone va oltre:

Il vero fattore fertilizzante è, quindi, la bassa scolarizzazione e se vogliamo riaprire qualche reparto maternità bisognerà risolversi a chiudere qualche facoltà. Così dicono i numeri: non prendetevela con me.

Noi non ce la prendiamo con Langone, nondimeno ci sbalordiamo di fronte a cotanta ostentazione d’incompetenza. La concomitanza dei due fenomeni non equivale a una causa, altrimenti sarebbe vero anche che sono le cicogne a fare venire al mondo i bambini e che i gelati causano l’annegamento. Ma forse lui crede anche questo, chissà.
Il fatto è che le scienze sociali non permettono quasi mai di individuare una causa unica di un fenomeno, di certo nulla come il “fattore fertilizzante” (anche qui, una cattiva traduzione da fertility – che corrisponde in lingua italiana a “fecondità”). A coronamento delle sue sparate, Langone ci lascia con l’appello scientista “Così dicono i numeri”: caro giornalista, i numeri da soli non dicono nulla. Bisogna saperli interpretare.

Passiamo ora alla “risposta” di Selvaggia Lucarelli. La donna-quindi-femminista del caso (categoria deprecabile, ma cara ai maschilisti) si dilunga per molte righe andando dietro agli scenari insensati presentati dal collega. Il titolo dell’articolo, Ma che cultura, sono balle: serve soltanto più welfare, va al punto. Ti aspetteresti che presenti una comparazione con il solito paese scandinavo di riferimento e che smonti Langone con una mossa. Invece no, perché ha «una torta in forno» che le impedisce di concentrarsi sulle argomentazioni. Dopo aver nominato inutilmente Flavia Vento, cita due cifre sulla disuguaglianza nel lavoro domestico in Italia, ma senza alcun termine di paragone. Risultato: la sua tesi non ha alcuna efficacia. Preferisce condire il tutto con un può di buonismo: «i bambini di oggi, magari non crescono con letti a castello e tribù di fratelli, ma hanno la grande opportunità di avere madri realizzate, stimolanti, intraprendenti, appagate e perchè no, esauste ma perfino felici». Che non c’entra nulla. Grazie.

Tutta questa agitazione censoria nei confronti di Langone non l’ho capita: non possiamo semplicemente bollarlo come “povero ignorante”? Merita tutta questa esposizione? Merita che si risponda alla sua provocazione, quando essa è totalmente infondata? Libero è scandaloso, semmai, perché cerca di legittimare le opinioni dei suoi giornalisti accostandole a scritti privi di sostanza, come quello che vi ho appena illustrato della Lucarelli. Perciò non sarebbe meglio lasciare che siano solo i quattro lettori di Libero a spendere male il loro tempo e il loro denaro? Non potremmo investire le nostre energie e la nostra indignazione altrove, dove ci sia spazio per essere costruttivi, anziché parlare al muro (quello di Facebook, in questo caso)?


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  1. Simone B.

    2 dicembre

    *Clap clap*

    Il bello è che gli sforzi “femministi” si perdono dietro a sti tizi invece di fare cose più interessanti.

    Aggiungi il fatto che articoli come questo ripropongono il commento classico (nel senso di liceo) “la statistica non inquadra la realtà”.

  2. Valeria

    2 dicembre

    Su facebook in realtà si trovano risposte a Langone assai migliori di quella della Lucarelli. Direi che, tutto sommato, aver pubblicizzato in giro quell’articolo non è un male-con-la-emme-maiuscola: lo possiamo considerare un modo per tenere in esercizio la/il piccola/o confutatrice/tore che è in noi (almeno, questo è quello che ripetevo a me stessa mentre mi sforzavo di convertire in qualcosa di buono lo schifo e la noia che ho provato leggendo il pezzo). Ad ogni modo tocchi un punto cruciale (e sono d’accordo con te) quando dici che un certo tipo di discussioni andrebbe portato avanti in contesti più spaziosi ed adeguati di un social network. Speriamo che il tuo appello risvegli qualche coscienza sopita.

  3. Giulia B.

    12 dicembre

    Una risata li seppellirà. Non Selvaggia, che ha fatto l’errore di discutere la tesi di Langone come se avesse merito, ma Langone, che da sempre usa lo stesso trucco: dire una bestialità offensiva e retrograda e aspettare che la gente si incazzi. “Togliere i libri alle donne” è talmente una sciocchezza che francamente non vale nemmeno la pena di discuterla.

  4. laswallow

    24 febbraio

    Sociologicamente parlando, ho molto apprezzato anche il rapporto di causa-effetto tra le culle vuote di bambini e i barconi pieni di immigrati, di cui il sottotitolo. Una raffinatezza.

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