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My So-Called Books: Annie on my Mind di Nancy Gard...

My So-Called Books: Annie on my Mind di Nancy Garden

 

Vorrei poter raccogliere il tempo necessario per esplorare la sezione ragazzi di una biblioteca italiana qualsiasi, vedere cosa offre il panorama YA della nostra penisola, cosa c’è e cosa non c’è, quali categorie di personaggi sono adeguatamente rappresentate e quali invece compaiono solo sporadicamente.
Vorrei poter farlo perché non mi fido dell’attendibilità dei miei ricordi. I libri per ragazzi che leggevo dieci, dodici anni fa saranno indubbiamente diversi da ciò che si trova oggi in commercio. Almeno questo è quello che mi ripeto, onde evitare il precipizio del pessimismo cosmico, ogni qual volta noto che splendidi best-sellers e long-sellers stranieri non sono mai stati tradotti e pubblicati in Italia.

Vorrei sapere se qualcosa è cambiato dai primi anni zero.
Scorro una lista compilata da Lisa Jervis per Bitch Magazine. Correva l’anno 1998. Il sottotitolo dell’articolo in cui l’ho trovata recita An Annotated Bibliography of the Lesbian Young Adult Novel. Il pezzo consiste nella presentazione di una manciata di libri che, nel bene e nel male, hanno segnato la letteratura per ragazzi americana. Sono tutti romanzi che hanno per protagoniste ragazze o donne lesbiche. Solo uno di essi è stato tradotto in italiano e l’ultima edizione risale al 1997. L’ultimo della lista è Annie on my Mind di Nancy Garden.

Prima di leggere Annie on my Mind ammetto di aver scorso l’intervista all’autrice che si trova nelle ultime pagine del volume. C’era qualche spoiler che avrei potuto evitarmi, ma anche molte informazioni preziose sull’esplorazione del genere e dei più vari orientamenti sessuali nella letteratura per ragazzi odierna negli Stati Uniti. A colpirmi è stata soprattutto la contrapposizione tra la grande varietà di libri e storie disponibili oggi sul mercato e lo stato in cui riversava lo stesso settore trent’anni fa. Nancy Garden racconta come fino a non molto tempo fa si trovassero in commercio solo libri in cui le protagoniste lesbiche arrivavano alla fine del romanzo “convertite” all’eterosessualità, stuprate da qualcuno, tremendamente infelici, ammazzate o casualmente morte in un incidente stradale. A detta dell’autrice, far terminare le storie in questo modo era l’unica strategia possibile per farle pubblicare, poiché un finale in cui la protagonista veniva “punita per i suoi comportamenti amorali” compensava in qualche modo le storie d’amore più o meno esplicite che occupavano il resto della vicenda. Gli editori non erano disposti a correre il rischio di pubblicare romanzi a lieto fine.

Nancy Garden

Annie on my Mind uscì nel 1982 e fu uno dei primissimi romanzi per ragazzi a presentare una storia d’amore tra due ragazze senza dover ricorrere all’espediente della tragedia finale per essere commercializzato. Si tratta di un long-seller che, a giudicare da quanto ho letto negli ultimi tre mesi, ha avuto un grande peso nel suo settore ed è oggi un piccolo classico.
Il bello di questo libro è che leggendolo si riesce a percepirne la profonda onestà. Le due protagoniste, Liza e Annie, sono vivide quasi fossero amiche dei tempi delle nostre scuole superiori. La loro storia d’amore è palpabile, espressa con un linguaggio semplice ma lirico. Le loro vite potrebbero essere le nostre vite. La vicenda si dipana senza sforzo, senza macchinosità o accenni alla predica, secondo un flusso accattivante e plausibile.
Oserei dire che si tratta solo di una storia. Una storia che però sottende un universo di significati e temi, di scenari fatti di solitudine, euforia, senso di colpa e paura che il mondo così come era noto fino a ieri si stia sgretolando di colpo. Forme del sentire che tutti noi abbiamo provato e che proprio per questo conferiscono limpidità all’incontro tra Liza e Annie, al loro scoprirsi.

Leggendo questo libro ho maturato l’idea che si tratti di una narrazione universale. Proprio per questo mi rattrista il fatto che questa perla non sia mai stata tradotta in italiano. Al contempo mi sono trovata a riflettere sulla mia esperienza passata come lettrice; sulla pressoché totale assenza di personaggi omosessuali nei libri per ragazzi con cui ho avuto a che fare. Certo, a dodici anni leggevo quello che mi capitava tra le mani e non posso dire di aver cercato libri che affrontassero o anche solo sfiorassero la questione. Però di libri per ragazzi ne ho letti a tonnellate e non ricordo di averci mai trovato ragazze lesbiche. Mi domando cosa sia cambiato nel mercato editoriale italiano. Quali e quanti libri per ragazzi che esplorano orientamenti sessuali diversi da quello “standard” si trovano nei negozi e nelle biblioteche? Quanta retorica occupa le pagine di questi romanzi a discapito della questione più importante, che è quella della narrazione di una storia?
Sono domande alle quali al momento non so rispondere, domande che mi perseguitano e accompagnano e che conto di esplorare a breve.
Le sento risuonare nella mia testa come eco delle battute omofobe e sessiste che paiono inevitabili nel corso della nostra quotidianità. Le sento risuonare e mi ripeto che se solo esistessero tanti altri libri come Annie on my Mind – e questi libri venissero consigliati ai ragazzi – probabilmente le battute omofobe e sessiste comincerebbero a scomparire dalle bocche delle persone.


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