Se pensate che il problema principale del mio trasferirmi a Berlino sia stato imparare il tedesco vi sbagliate di grosso: la cosa più difficile a Berlino è trovare una stanza.
La mia esperienza bolognese non mi aveva certo fatto le ossa, in questo senso. Lì avevo trovato sempre dimora dopo massimo due giorni di ricerche. Pensavo che a Berlino sarebbe andata ugualmente.
Appena atterrata in Cruccolandia mi diressi sicura verso casa della mia amica Elisa. Conoscevo la strada perché ero già venuta un paio di volte a trovarla. A casa sua avrei dormito fino a quando non avrei trovato una sistemazione. Anche la storia della mia amica Elisa, in quanto alla ricerca di case, non mi dava una visione veritiera della situazione. Continuo a credere che lei abbia avuto un culo esagerato: non c’è altra spiegazione. Il suo appartamento si trova al confine tra Kreuzberg e Neukolln, due dei quartieri più famosi di Berlino, a pochi passi dalla fermata di ben due linee della metropolitana. L’appartamento è luminoso, la cucina spaziosa, il bagno pregevole, la stanza grande, il pavimento in legno. Costa duecentotrenta euro tutto compreso. Sì, avete capito bene. Ma non è il prezzo ad essere straordinario (a Berlino è una cifra bassa ma nella media) quanto il fatto che lo trovò dopo averne visionati appena tre. Io credo di averne visti una cinquantina. La mia ricerca, cominciata quel giorno, si prolungò per mesi.
Primo problema: avevo risposto agli annunci tramite mail e pochissimi si erano degnati di riscrivermi. Non avevo il coraggio di telefonare. Il mio tedesco si limitava ancora a “Ciao” e poco altro.
Secondo problema: ogni appuntamento per la visione della stanza era in realtà un casting con tipo venti persone. Anche in quel caso la mia capacità linguistica non aiutava. Me ne stavo muta, non capivo niente e apparivo ovviamente come una sfigata. Fu dopo uno di questi stupidi casting che mi concessi il mio primo piantino in terra straniera. Sulle sponde di un fiume, in una bellissima giornata di sole: mi sentivo così sfigata in confronto a tutto il resto.
Due giorni dopo mi trasferii in una stanza che era libera solo per dieci giorni. Era un appartamento enorme, con ben otto coinquilini! Durante quei dieci giorni la mia ricerca procedette senza troppi cambiamenti. Alla fine del subaffitto ero ancora senza stanza. In quei dieci giorni ero però riuscita ad innamorarmi perdutamente di uno dei coinquilini. Fortunatamente lui sembrò ricambiare e potei dormire lì ancora per qualche giorno. Alla fine trovai una stanza a Charlottenburg, uno dei quartieri più ricchi e tremendamente noiosi della città. Per bilanciare gli otto coinquilini di prima, nel nuovo appartamento ne avevo solo una, Theresa, che non vidi quasi mai. Anche questa stanza era in subaffitto. Dopo un mese mi trasferii quindi a Prenzlauer Berg, in casa con Richard e Martin. Tutto era molto grazioso, ma la stanza era veramente piccola. Convinta di aver trovato un’altra soluzione, diedi disdetta al contratto. Una settimana prima di trasferirmi ricevetti disdetta anche dall’altro appartamento: ero nuovamente in mezzo alla strada. Seguirono nuovamente pianti e disperazioni fino a quando non trovai dimora a Kreuzberg, in casa con Florian. Casa di Florian era un appartamento vecchio, buio e con il riscaldamento a stufa. Al piano di sotto c’era un bar che faceva karaoke fino alle cinque del mattino. Inoltre l’appartamento era stato completamente dipinto da un pittore sotto acido. Sul soffitto della cucina era dipinto un drago e, di fianco al frigorifero, dei funghi enormi. Dopo un paio di settimane trovai finalmente una dimora stabile, che è quella dove risiedo tuttora. E’ un appartamento molto grande in pieno centro a Kreuzberg. L’appartamento lo divido con Giulia e Pancho. Quando mi trasferii lì, credo che passai la prima settimana chiusa dentro le mura di casa. Non me ne fregava più niente di tutto il movimento che c’era là fuori: la cosa più eccitante, dopo quasi cinque traslochi, era che finalmente avevo un posto fisso dove stare!