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Je me souviens: I miei momenti di vento

Je me souviens: I miei momenti di vento

Quando leggo i post su siti come Rookie o il blog di Amanda Palmer, mi sento incredibilmente triste e incredibilmente creativa. La creatività dura il tempo che impiego a leggere l’articolo, la tristezza un po’ di più. Non so se sia colpa di questo particolare momento della mia vita o se sia la lettura di persone che considero meravigliose e forti e intelligenti e belle (nel senso migliore di bellezza) a rattristarmi. Forse, mentre guardo il meraviglioso che è in loro, scritto su una pagina web, penso a quanto insignificante e ordinaria sia la mia vita. Penso a quanto mi frega di quello che pensa di me il mio prossimo e quanto io faccia per piacergli (nonostante spesso si tratti di qualcuno che disprezzo o per cui è assurdo ch’io voglia cambiare, adattare i miei gusti e i miei pensieri ai suoi, nella speranza d’essere accettata).
Mi capita sempre più spesso, quando qualcuno mi chiede, dopo aver espresso il proprio parere, cosa ne penso di un certo artista/fatto/libro o persona, di non darmi neanche la pena di contraddirlo. Di dirmi d’accordo con lui. Motivando la risposta pure in maniera convincente. Rido per rendermi accettabile e simpatica. E poi perfino io stessa mi chiedo se ne valga la pena. Vale la pena alterare il mio essere più profondo, i miei pensieri, il mio modo di sentire le cose, vale la pena alterare il mio sorriso, la mia arte, il mio corpo per te? Che cosa puoi darmi in cambio di così prezioso? Mentre io ti dono me stessa, mi stai almeno guardando?
Poi esco dalla stanza o chiudo la mia finestra di Firefox e ricomincio a respirare.

La cosa più difficile quando stai tanto tempo lontana dal tuo paese non è tanto la difficoltà di imparare la lingua o di organizzare il tuo tempo o di trovare qualcuno con cui stare durante le ore di scuola. La difficoltà più grande è essere se stessi, soprattutto se non si ha ben chiaro chi si vuole essere. La difficoltà più grande è passare da essere autonomi a essere dipendenti in tutto e per tutto dagli altri, da sapere esattamente cosa fare in ogni situazione a essere inermi e esposti a qualsiasi problema che sembra insormontabile.

Qualche volta,  stare lontana dall’Italia è la cosa più facile del mondo. Anzi, non riesco a immaginare come avrei fatto a restarci e mi dico che venire in Canada è la cosa più intelligente che abbia mai fatto. Capita quando Olivier, Jonathan, Anne Sophie, Alex, Justine, Jeanne, Andra e tanti altri vengono spontaneamente e mi parlano. Per voi questi nomi non significano nulla, per me sono tutto. Sono l’unica cosa che mi fa alzare la mattina, che mi fa respirare, che mi tiene lontana da quella parte di me che dice che, come il vento, anche tutto questo passerà.


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  1. Margherita Ferrari

    3 novembre

    leggere certi blog e constatare che altrove ci sono scene culturali spumeggianti talvolta può essere alquanto deprimente, per quanto stimolante. penso che questo sia particolarmente vero quando sei alle superiori. poi in parte le cose migliorano, in parte peggiorano. se non altro dopo hai più mezzi e libertà per lavorare alla costruzione di una tua scena o di qualcosa di analogo che abbia una parvenza di significato.

  2. Francesco Mari

    14 novembre

    Canada? Quebec?
    Figo. Un anno e mezzo lì e mi sono abituato malissimo (tipo 4-5 concerti a settimana, qui a Firenze è un miracolo se ne smazzo un paio al mese).
    Che ti devo dire? Se stai a Montreal mandami un saluto a Schwartz.
    Daje Francesco

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